|
dal Secolo d'Italia - Edizione
Domenicale 20 Dicembre 2009
DA TRENT'ANNI SI SOGNA ANCORA A
ZEROLANDIA...
di Daniele Priori
«In
pista dal Settanta, tra Dylan,
Lennon e Sting e ancora qui, oggi
più che mai, Presente. Così, sul
confine esatto di un anno, il 2010,
che lo vedrà spegnere sessanta
candeline, Renato Zero torna ad
osare. Continua il suo viaggio
all'inseguimento di se stesso,
affiancato dai "sorcini", una marea
umana di amici veri cresciuta con
lui, generata da un'onda di
adolescenti motorini della periferia
romana e divenuta oggi una grande
famiglia italiana, dalla Sicilia
fino in Piemonte, un ritratto che
ormai si libera orgogliosamente
negli stadi di tutta la penisola e
un tendone da circo, certo, non
basterebbe più.
«Dal vinile all'Mp3 ne abbiamo viste
di rivoluzioni io e te.» canta al
suo pubblico brindando all'ennesimo
Incontro, salvo poi chiedersi: «Come
rispondere adesso al silenzio che
c'è?». Sarà per tutte queste
ragioni, per ritrovare
quell'ossigeno da donare alla musica
e a questa sua grande famiglia
allargata di fedeli e al tempo
stesso intelligentemente critici che
il nostro Renato Zero ha deciso di
farsi e fare il regalo più atteso:
riproporre a Roma una sorta di
Natale a Zerolandia, in un bis di
date (lunedì 21 e martedì 22
dicembre), nonostante la recente
quaterna di pienoni registrati
appena un mese fa sempre nella
capitale, sua amata città natìa.
Tutto questo, a conclusione, o in
appendice, dipende dai punti di
vista, dello "ZeroNove Tour", oltre
due mesi di successi e
soddisfazioni, l'ennesima
dichiarazione d'intenti che i
sorcini hanno fatto loro con
l'entusiasmo che li caratterizza.
Proprio come quella volta, tempo fa,
quando Renato decise di affittare un
tendone di proprietà del Circo
Togni, dando vita all'ennesima
novità, consacrando sull'altare del
pop post-sessantottino e dei
sentimenti mediati tra palco e
realtà, persino quelle festività che
fino ad allora erano state sempre e
solo vissute attorno al focolare
domestico.
Sarà, dunque, ancora una volta
Natale a Zerolandia. Senza tendone,
certo, senza trucchi e costumi né
prete in blue jeans a dire messa,
chissà, ma certamente in una
atmosfera che sta già destando
oltremodo gli animi. Il
Palalottomatica, infatti, si
gonfierà nuovamente di cuori, quelli
che Renato conosce benissimo,
incapaci di saziarsi di shopping.
«Gente che non ha prezzo e non si
venderà», come cantava un tempo,
richiamata oggi, più e più volte, a
celebrare Un'altra gioventù, la
seconda, almeno, se non la terza di
Zero che finalmente incontra
coscientemente Renato, pronto a
vivergli accanto, anche nei momenti
della composizione e
dell'esposizione teatrale.
Natale a Zerolandia torna così a tre
decenni esatti dal primo esperimento
di successo, andato avanti tra il
1979 e il 1983. Allora Zero aveva
trent'anni e si trovava di fronte
alla prima svolta della sua
carriera. Un passaggio profondo,
segnato da album rimasti nella
storia come Tregua e Icaro che hanno
però preceduto il ruggito di un
leone ferito, a metà Anni '80, che
cantava il timore di essere divenuto
«un desiderio a metà, un'altra volta
realtà, quando lo smalto va via.».
Era Per non essere così. Una
transizione anche dolorosa che
Renato ama assimilare a un dubbio,
giunto a invadere persino la sua
stessa città. Un dubbio epocale di
cui, però, oggi Renato è grato alla
sua Roma. Che tuttavia il Re dei
Sorcini, passata la nottata, non
esitò a strigliare, ne L'Imperfetto,
album di profonda riflessione sulla
crisi economica, sociale, morale e
politica che aveva avvolto l'Italia
agli inizi degli anni '90,
definendola capitale malata di un
nuovo cinismo, che ormai non mi
canti più. Un fuori di scena
divenuto poi parte, prova e
formazione dell'artista che adesso,
a quasi sessant'anni, si ricompone
con l'uomo. Due volti della stessa
splendida medaglia, partita dalla
periferia e giunta a conquistare le
vette più nobili e le note più alte
dello stivale. «I travagliati
giorni, fantastiche tournée, io
contro il mondo e tu a fianco a me.»
cantava ancora nella splendida Si
sta facendo notte. Erano i giorni di
un altro ritorno, quello di Amore
dopo Amore, nel 1998. Chissà cosa
succederà, adesso, in queste note di
Natale. Sono tre mesi, infatti, che
ogni sera vengono evocate. Con un
brindisi agli Unici, ai romantici, a
quelli che non si sono mai arresi
nel lungo viaggio del "carrozzone"
targato Renato Zero. O ancora con la
suggestiva nevicata sulle teste del
parterre come a ricordare a tutti,
che «Arriverà Natale, anche
quest'anno arriverà», sognando tra
le varie sonorità rivisitate
dell'album Tregua: «.io vorrei che
almeno un giorno quella cometa
facesse ritorno», con la
stupefacente versione riarrangiata
in uno sconvolgente mix tra
ambientazioni sonore e visive,
dell'immortale Qualcuno mi renda
l'anima, per arrivare, in un altro
dei momenti del concerto, con
Potrebbe essere Dio, a riflettere
sul Cristo offeso dalle bestemmie,
dalla droga, dall'ideologia e difeso
solo da un poeta-profeta laico e
libertario, allora trentenne lì a
ricordare a tutti, come oggi, che
«Dio non è un manifesto, semmai sarà
ricostruire.».
Per poi tornare all'attualità
dell'oggi, nella sua nuova gioventù,
dopo un salto pluridecennale
costellato di incontri, note,
fantasia, e sogni sempre e tutti
animati da una fede incrollabile che
accompagna, rende vivi e addirittura
immuni al girone dei delusi. Tutto
questo (e altro) è Renato Zero, il
giovane guerriero di sessant'anni
che, giunto al traguardo di un altro
entusiasmante viaggio, ha deciso di
augurare a tutti, pronti a vivere
l'ennesima favola, un natale e un
futuro di speranza «finché c'è chi
ascolterà, finché si farà l'amore,
finché un uomo pregherà». |