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I principi restano e le idee invece cambiano con gli uomini cui vengono date in appalto. L'impegno della coerenza ho imparato a riservarlo soltanto ai valori fondamentali cui un uomo deve ispirare la propria condotta: il dovere dell'onestà, della sincerità, del coraggio, della responsabilità. Ma sul piano delle idee, sono state proprio l'onestà, la sincerità e il coraggio che mi hanno costretto a cambiarle ogni volta che mi sono trovato di fronte all'evidenza del loro o del mio inganno.

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Dal Secolo d’Italia – 27 Maggio 2009


L’OMOFOBIA? L’IMBARAZZO STA A SINISTRA

 

Date, numeri, testimonianze sulla persecuzione anti-gay di matrice marxista e comunista in un saggio di Enrico Oliari

 

di Daniele Priori

 

Dal 17 maggio del 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha bandito definitivamente l’omosessualità dai registri delle patologie mentali. Il Parlamento Europeo si è pronunciato in favore delle tesi antiomofobiche per la prima volta il 18 gennaio del 2006, con una condanna mirata ad ogni discriminazione fondata sull’orientamento sessuale. Quindi il 26 aprile del 2007 con il riconoscimento ufficiale del 17 maggio come Giornata Internazionale contro l’Omofobia.

Qualcosa del resto sta cambiando nel momento stesso in cui anche il leghista Mario Borghezio, intervistato da Libero ammette:”Nella Metafisica del sesso Evola ci ha insegnato molto bene che esiste una componente omosessuale con cui bisogna convivere”. E anche a Cuba, ci ha raccontato Ettore Mo sul Corriere, dove venti anni fa i gay finivano dritti dritti ai lavori forzati, la figlia di Raoul Castro, Mariela, è stata la madrina di una grande manifestazione in difesa dei diritti degli omosessuali.

In Italia, comunque, dopo le contrapposizioni passatiste che hanno caratterizzato l’ultimo periodo del Governo Prodi passi avanti sono stati compiuti quest’anno dal presidente della Camera, Gianfranco Fini che nei giorni scorsi ha incontrato alcune associazioni gay nazionali tra le quali GayLib, l’unica vicina al Popolo della Libertà.

La buona stella di questo 2009 un po’ più luminoso per la comunità gay italiana ha fatto sì che proprio Gianfranco Fini sia stato il primo a ricevere dalle mani del presidente di GayLib Enrico Oliari, una copia di Omosessuali? compagni che sbagliano (Prospettiva Editrice, pp 210, euro 12 con interviste, tra gli altri, ad Angelo Pezzana e Franco Grillini ) il saggio di freschissima pubblicazione di cui proprio Oliari, storico del movimento gay e già esponente di An, si è reso autore.

Si tratta di un puntuale e documentatissimo compendio di carattere storico imperniato sull’omofobia connaturata alla sinistra su scala mondiale. Una raccolta di date, numeri, circostanze e testimonianze su quello che si può definire, senza patemi, l’omocausto rosso. Non è un caso, infatti, che Oliari assieme al coraggioso editore Andrea Giannasi abbiano scelto come sottotitolo proprio “Omosessualità e comunismo – ciò che non bisogna sapere”.

Una prospettiva a 360 gradi, dunque, dalla quale emerge in primis il perbenismo e il moralismo dell’intelligentija della sinistra italiana che, come annota acutamente Oliari, ha subito lo scossone più violento solo dopo la morte di Pasolini, prima di allora ostracizzato dallo stesso Partito Comunista. Era il novembre del 1975 e un manipolo di donne e uomini gay ben vestiti, armati di una onesta indignazione raggiunsero via delle Botteghe Oscure, sede del Pci. Sui loro cartelloni c’era scritto:”Sono omosessuale e non voglio morire”.  Rarissime sono le documentazioni disponibili, una di queste, un filmato amatoriale, è a disposizione della Fondazione Luciano Massimo Consoli.  Una cosa del genere non sarebbe mai potuta avvenire a Cuba, l’isola caraibica della rivoluzione castrista che ha consacrato il mito di Che Guevara, il lido dove proprio il Che fu tra i primi ideatori e attuatori dei tragici campi di rivirilizzazione, i famigerati Umap, nei quali si veniva accolti dalla scritta:”Il lavoro vi farà uomini”, così simile ad altre epigrafi totalitarie. Ma anche in Russia c’erano i gulag, dove finirono oltre 50mila omosessuali, in Cina i laogai dove le persone omosessuali venivano condotte con l’accusa di essere teppisti, disturbatori dell’ordine pubblico quindi, evidentemente, anche lì, controrivoluzionari.

Le testimonianze dall’inferno cinese sono raggelanti. Si parla di esecuzioni a freddo, con un colpo di pistola in testa, a pochi metri dagli altri prigionieri, tenuti così vicini perché capissero la lezione.

Come agghiacciante è l’intervista che una donna rumena Aurica ha rilasciato ad Oliari. Incarcerata ventidue anni fa, pochi giorni prima di Natale, a causa della delazione di una vicina di casa, stuprata ripetutamente durante gli interrogatori, umiliata con secchiate d’acqua gelida, tenuta fino al processo in una gabbia di un metro per un metro e mezzo, dove non poteva neppure sdraiarsi, con mani e piedi legati, e per pavimento una grata dalla quale poteva vedere e sentire il fetore delle acque sporche di Bucarest. Aurica è rimasta in cella fino al 1994, quando il regime di Ceaucescu era finito da un pezzo. Assolta da tutte le accuse, oggi è malata di cancro.

Anche per questo Fausto Bertinotti ( intervistato nel libro di Oliari per valutare la questione vista da sinistra mentre nel contempo il giornalista Luciano Lanna, viene interpellato per sapere le opinioni della destra libertaria e dei diritti) ai tempi della sua leadership in Rifondazione Comunista sentì il bisogno di chiedere scusa alla comunità gay-lesbica e trans.

“Il dialogo e l’integrazione – ha dichiarato Bertinotti – hanno avuto una presa incomparabile nel mondo. Culture che si sono diffuse anche grazie alle nuove generazioni come stili di vita, comportamenti, capacità di interrelazioni. malgrado la compresenza di istanze omofobiche alimentate da fondamentalismi, compresi quelli  religiosi che lo stesso conservano una capacità di contrasto assai forte. Dall’altra parte, invece, la politica profondamente in crisi non sa leggere il linguaggio universale di liberazione che si poggia su queste istanze. Così ho considerato la mancata approvazione, nella scorsa legislatura, dei Pacs (Patti Civili di Solidarietà), un punto drammatico di arretramento”.

Dall’altra parte, nella nuova destra, Luciano Lanna spiega: “La lotta all’omofobia va proposta come la richiesta di una società in cui vengono garantiti i diritti di tutti gli individui in quanto tali, al di là e oltre le differenze sociali, etniche, culturali o sessuali. E’ però arrivato il momento di superare logiche settoriali, compreso un movimento solo gay. Il rischio è infatti quello di trasformare un’esigenza, una richiesta di libertà e di diritti, in una sorta di nuova ideologia. E’ anche su questo fronte che una destra dei diritti si differenzia da una sinistra delle regole e delle rappresentanze frammentate”.

Quello che tuttavia fa più paura, in ambito internazionale, è leggere la cronaca quotidiana, notizia di due giorni fa, da Mosca dove, ancora una volta, più di ottanta militanti gay sono stati arrestati colpevoli di essere scesi in piazza. Così come turba non poco, alla fine della lettura del saggio di Oliari, essere coscienti del fatto che nessuno saprà mai, fino alla caduta del regime, cosa avviene ancora oggi in Cina. E provoca non poca indignazione ricordare che appena tre anni fa, nel settembre 2006, il Parlamento Europeo ha emesso una direttiva contro i laogai cinesi di fronte alla quale il gruppo socialista ha pensato inspiegabilmente di astenersi Segno che l’ideologismo non ha ancora smesso del tutto di compiere i suoi danni.


Dal Secolo d’Italia - 6 Maggio 2009

Il dantista già collaboratore de L’Osservatore Romano in libreria con “Dante e l’omosessualità”, un saggio coraggioso e documentatissimo che sarà presentato al Pride nazionale a Genova


ECCO IL DANTE TRASGRESSIVO: SFILA COI GAY


Un saggio di Aldo Onorati riscopre l’uomo libero che “non fu mai servo di partito” e anticipò la laicità positiva

di Daniele Priori

E’ un profilo di Dante tra il dandy e il pop quello che la pittrice Teresa Tata ha scelto per illustrare la copertina di Dante e l’omosessualità – L’amore oltre le fronde (Anemone Purpurea 2009), versione libertaria del Sommo Poeta che Aldo Onorati, scrittore illustre e dantista di fama internazionale ha deciso di portare alla luce in questa primavera di fine-crisi.
Un Dante che, grazie allo spunto intellettuale del professor Onorati, sarà tra i simboli del Gay Pride nazionale quest’anno in programma a Genova.
Un lavoro complesso e coraggioso nel quale Onorati, già collaboratore de L’Osservatore Romano, ha avuto come ideali complici nomi illustri. In primis Giuseppe Prezzolini, uno dei punti di riferimento della cultura della destra italiana che, come annota Onorati, incorniciando la citazione a inizio volume, già cinquant’anni fa aveva inteso e chiaramente declamato nelle sue lezioni che la riverenza appassionata dell’Alighieri per i valori umani fu tale da far crollare l’intero edificio teologico su cui la Commedia stessa si fondava.
L’Italia finisce, ecco quel che resta si intitolava il volume edito da Vallecchi nel 1958 presso il quale questo corsaro elemento di critica dantistica firmato da Prezzolini trovava spazio. Un raggio di sole, quello estratto dal genio di Prezzolini, rimasto tuttavia isolato nel porto delle nebbie rappresentato dal sacrario polveroso del nostro Paese. Un pantheon bidimensionale, appiattito su tesi e compromessi ufficiali tra i quali il profilo libertario del più grande poeta, ovviamente, ha faticato non poco ad emergere, complice anche il timoroso silenzio di una critica in molti casi priva dello slancio necessario.
Per tutte queste ragioni l’agile volume firmato da Onorati, corroborato da una interessante postfazione del professor Walter Mauro che attribuisce a Dante il ruolo del “cristiano trasgressivo, profeta della laicità moderna” e apprezzato nei particolari dal grandissimo critico letteraario, professor Giorgio Bàrberi Squarotti, a cui peraltro l’opera è dedicata, ambisce ad occupare una postazione di rilievo, al pari di una stella polare, in un grande nuovo dibattito che si inserisce a metà tra le lettere e l’attualità.
Così Onorati, rileggendo il rapporto e la comprensione che Dante offrì ad alcuni omosessuali a lui coevi, in primo luogo al suo maestro di morale, Brunetto Latini, trova nella Commedia un archetipo di poesia civile in cui la passione per la libertà si esplica in un umanesimo antesignano.
Tanto che viene quasi da sorridere a rileggere il verso della pur splendida canzone di Antonello Venditti, “Compagno di scuola”, nella quale il grande cantautore romano, animato forse da una inappropriata iconoclastia, è ancora lì a chiedersi se Dante sia stato un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Il professor Onorati ci ride un po’sopra:”Dante non è stato certamente un servo di partito. Ha sempre messo in primo piano l’uomo al di sopra delle sue contingenze, anche quando poteva risultare difficile. Sul fallito – prosegue – si potrebbe discutere, considerando che molti filosofi hanno ritenuto Cristo stesso un fallito proprio perché finì crocifisso. Il passaggio da comprendere attentamente, però, è che Dante si riteneva il profeta dell’età dello spirito. Scriveva per i contemporanei ma di più per coloro che questo tempo chiameranno antico, ci dice lui stesso.”
“Talmente libero – prosegue Onorati – che, come Foscolo secoli dopo, scelse l’esilio volontario per tutta la vita piuttosto che soggiacere a un rientro a Firenze negoziato attraverso un passaggio sotto le forche caudine.”
Una libertà, dunque, che fa rima con laicità, quella di Dante. “L’Alighieri – va avanti Onorati – fu il primo a cogliere l’importanza e la necessità di separare il potere temporale da quello spirituale. Non a caso nel Canto VI del Paradiso fa dire a Giustiniano che l’impero universale, fondato da Cesare e la Chiesa universale fondata da Cristo furono voluti da Dio affinché uno guardasse al destino terreno dell’uomo, l’altro a quello celeste. La discesa in Italia di Arrigo VII, poi, mise Dante frontalmente contro la Chiesa al punto che il Monarchia fu bruciato. Un’altra figura emblematica fu, appunto, quella del re cristiano Carlo Martello in cui intravedeva una guida universale per l’Europa di cui Dante può essere considerato a buona ragione un precursore. Fu d’altronde anche il professor Hang Hyeong Kong, primo traduttore della Commedia in coreano, a dire che per conoscere e capire l’Europa bisogna leggere bene Dante”.
Una laicità positiva ante litteram, quella dantesca. “Dante fu un credente sincero, quello che oggi chiameremmo un laico positivo di vedute molto ampie. Ed è in questo grande equilibrio che va riletta la Divina Commedia”.
Aldo Onorati torna quindi anche su una polemica che lo vide protagonista, lo scorso anno, in un confronto dialettico col sette volte premier Giulio Andreotti, il quale nel dibattito sui diritti civili per le coppie gay intervenne ricordando che Dante aveva messo all’inferno gli omosessuali: “Al senatore – ribatte ancora Onorati - sfuggì la distinzione decisiva che Dante fece in base alle persone e non al peccato a loro ascritto. Ma di più, non tenne conto del fatto che secondo Dante l’amore eterosessuale adultero di Paolo e Francesca o quello omosessuale non sono determinanti nel macchiare una persona, cosa che invece capita per i peccati di avarizia e tradimento. Dante dal sodomita Brunetto Latini si fa predire la grandezza del suo futuro. Un particolare decisivo di fronte al quale non dobbiamo tuttavia, fermarci, come fanno i critici che non si sbilanciano. Per capire definitivamente il pensiero del Sommo Poeta bisogna infatti andare oltre. Al XVI canto Dante dice chiaramente che si sarebbe gettato nel fuoco per abbracciarli e specifica che per loro non sente dispitto, cioè dispregio, ma pietà. L’unico omosessuale tra quelli che viene condannato da Dante è il vescovo Andrea de’Mozzi. L’ennesima testimonianza di quanto fu dura La Divina Commedia nei riguardi della Chiesa. Un’opera che mise dei papi all’inferno e che definì il Vaticano al pari del luogo in cui ogni giorno si fa mercato di Cristo. In effetti – precisa Onorati – nel tempo più che la Chiesa ad alimentare il culto di Dante furono i laici Foscolo e Vico che misero bene in luce la vera natura di Dante come fondatore della nostra civiltà. Il resto lo dobbiamo all’estero, ad esempio ai preromantici tedeschi dello Sturm und Drang”.
Nemmeno Dante, dunque, fu profeta in patria, proprio come Gesù ma fu, per dirla con Onorati, “un profeta scomodo”, titolo della prossima opera alla quale il professore sta già lavorando.
“Dante è sempre stato favorevole a tutte le aperture e ha avversato ogni forma di chiusura alle varie possibilità che offre la vita agli uomini”. Per questo ora, grazie anche al coraggio di studiosi come Onorati, la versione libertaria di Dante è pronta a far tornare il Sommo Poeta in patria finalmente da vincitore, trascorsi settecento anni. “I profeti, d’altra parte – conclude Onorati - hanno un’apertura mentale che va oltre i secoli. Non è un caso che Dante e Shakespeare, continuano ancora oggi ad essere i più moderni tra tutti i poeti del mondo.”


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