pagina web di Daniele Priori

Articoli ed editoriali

 

Daniele Priori al Foglio: "Su don Gelmini e Pasolini non facciamo elucubrazioni"

 

Caro Direttore;

Comprendiamo tutti i moti del suo animo dopo l’elezione de “Il Foglio” a giornale prediletto da parte di Paola Binetti, neuropsichiatra e senatrice dalla dubbia deontologia. Tuttavia il paragone che pone in un unico calderone don Gelmini e i suoi peccati, i reati che gli si addebitano, la letteratura di Nabokov, quella di Pasolini e da ultimo la cultura gay, presenti nell’editoriale “Don Gelmini e Pasolini” pubblicato a pagina 3 del suo quotidiano in data 29 dicembre 2007, è parso davvero spropositato e persino offensivo di una memoria giusta, delle conquiste in materia di cultura e diritti civili maturate negli anni, di una minoranza gay certo imperfetta e fracassona ma comunque meritevole di quel rispetto che Montanelli leggeva come sintomo primo della democrazia di un popolo.
E’ singolare come la sua elucubrazione, ripresa da molti intellettuali solitamente omofobi, ma a quanto pare non dal Vaticano che ha invitato coerentemente Gelmini a fare un passo indietro, vada di fatto – per giustificare le presunte porcate sottobanco di un prete già molto discusso per altre vicende – a mettere sullo stesso piano la cultura laica e quella cattolica, il modo di vivere di una comunità civile e secolare con le regole chiare e nettissime della Chiesa Cattolica e ancora, triste consuetudine dell’ultimo periodo a cavallo tra islamismo e cattolicismo, il peccato mischiato al reato.
Non sappiamo in quale mondo viva l’anonimo editorialista de “Il Foglio”, resta il fatto che il pur bel romanzo di Nabokov così come i pasoliniani ragazzi di vita sono stati concepiti e restano, con tutti i tormenti ad essi acclusi, tra le pagine di due opere letterarie.
La vita e l’intelletto di Pasolini sono stati ben altro. Così il suo tormento e la sua coscienza fin troppo chiara del peccato. In questo senso, non so se concorda, ma proprio gli scritti corsari di Pasolini si avvicinano molto di più agli accigliati concetti espressi dal pensatore Joseph Ratzinger, poi papa Benedetto XVI.
Così la cultura gay, colpevole pure di mille vizi e diecimila tic tra cui spesso – e lo dico a ragion veduta – la scarsa democrazia interna, non può essere certo accusata di chissà quale conformismo quando si unisce alla comunità civile nel chiedere un giusto processo contro un sacerdote che, abusando del suo ruolo carismatico in una comunità di recupero per tossicodipendenti, approfitta in maniera più o meno lecita di quegli stessi ragazzi alcuni dei quali, parrebbe, anche minorenne.
Questi si chiamano reati. Poco c’entrano Nabokov, Pasolini, la maledetta modernità dei costumi e delle coscienze e persino la concezione del peccato cui l’editorialista fa cenno.
Al peccato ci penserà, semmai, la Chiesa. E fa onore a don Gelmini, questo sì, la lettera inviata al Papa nella quale si dice pronto a essere ridotto alla condizione laicale per non invischiare la Chiesa nella sua vicenda giudiziaria.
Quest’ultimo passaggio è parso essere, nel guazzabuglio improprio di concetti emersi finora anche nell’editoriale de “Il Foglio, la risposta più appropriata a una vicenda triste ma fin troppo chiara. Di peccati e reati da accertare e distinguere ma tutti strettamente legati alla realtà e non alla letteratura. Lasciando in pace, se possibile, la memoria di scrittori certamente peccatori che, però, non hanno mai aspirato al ruolo di santi o, forse, di santoni.


Daniele Priori
Vicepresidente GayLib
(Gay Liberali di Centrodestra)

Contatti
Cell.
328/6323820


articoli, editoriali

pagina web di Daniele Priori