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Gentile Signora


LELLA FAGNO BERTINOTTI;

Ho letto con interesse l’intervista che ha rilasciato al Corriere della Sera dello scorso giovedì 31 Agosto 2006 da cui emerge un profilo di donna simpatica, autonoma e intelligente.
Scrivo questa lettera aperta a Lei in qualità di rappresentante di GayLib (www.gaylib.it) una associazione gay italiana che da anni si batte anche perché vengano ripristinate alcune verità storiche negate.
In particolare, una che ci è particolarmente cara, è la difesa delle persone omosessuali dalle menzogne su questo o quel regime. Va detto, in tal senso, che se sotto il profilo storico molto si è giustamente e doverosamente detto e scritto in merito alle persecuzioni nazifasciste conto gli omosessuali, molto meno si sa e si scrive (crediamo anche un po’ in malafede) sulle persecuzioni che i gay hanno subito da parte dei regimi comunisti.
La doverosa premessa nasce nel momento in cui, prima il presidente della Camera, suo marito Fausto Bertinotti, quindi Lei nell’intervista di cui sopra al Corriere, continuate a parlare di Cuba e del dittatore Fidel Castro come di un benefattore dell’umanità.
Ora, posto che lei nella sua risposta mette tra ingiustificabili parentesi il fatto che a Cuba vi sia la pena di morte e manchi il diritto di voto, quello che afferma poche righe prima, nella medesima risposta, pare se possibile ancor più grave in quanto si tratta di una purtroppo triste bugia.
Mi riferisco nello specifico al fatto che, a quanto Lei stessa dichiara, a Cuba dall’avvento del regime castrista non vi sarebbe più la prostituzione minorile.
Un falso storico, signora Bertinotti. Quello che ci risulta, infatti, per conoscenza di fatti e persone abbastanza diretta, è di un vero e proprio mercimonio di ragazzi e ragazze minorenni.
Al modico prezzo di una decina di dollari o poco più.
Con Cuba che, purtroppo, anche su riviste gay italiane, e con nostro grande sconcerto, continua ad essere senza alcun pudore per la storia e per la cronaca, descritta come “paradiso dei gay”.
Un paradiso mai esistito che, infatti, ad oggi, come detto, purtroppo, glielo ripeto ancora, vive anche sullo sfruttamento dei ragazzini poveri che si svendono a poche decine di dollari spesso per sfamare i fratelli più piccoli e anche i genitori.
Un inferno che, ai tempi del falso mito Ernesto Che Guevara, vedeva gli omosessuali confinati nei campi di concentramento UMAP e vedeva gli antirivoluzionari fucilati barbaramente.
Proprio appena prima di iniziare a scriverle questa mia, infatti, mi è capitato tra le mani un testo della scrittrice Zoe Valdes, cubana esiliata a Parigi, in cui si parla, fatti del 1959, di una serie di fucilazioni riservate ad anticastristi di varia natura.
Episodi diretti proprio dal “grande” Che Guevara che, come complimento a un ragazzino di dodici anni valoroso, che chiedeva di essere fucilato almeno in piedi e non inginocchio, pensò bene, il Che, di sparare direttamente, lui in persona, un colpo alla nuca. Senza dargli ovviamente neppure il diritto di alzarsi in piedi.
Questo è stato il rispetto, questi sono stati i metodi che il regime castrista ha usato dall’inizio contro gli omosessuali e contro i bambini. Fatti storici da rendere manifesti che non possono ammettere alcuna giustificazione. Meno che mai dal presidente del Parlamento italiano, suo marito, che, lo si voglia o meno, rappresenta tutta la nostra Nazione.
                                                                                                                Saluti Cordiali


                                                                                                                Daniele Priori
                                                                                                          Vicepresidente GayLib
Roma, 2 set 06


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