PASOLINI C’E’
A trentadue anni dalla morte, nel centenario
della nascita di Moravia, il pellegrinaggio
della memoria e dell’affetto del popolo di PPP
non si ferma.
Mancano solo (tanto) la cravatta verde e il
carisma di Massimo Consoli che tutti sperano di
rivedere presto
di Daniele Priori
Pier
Paolo Pasolini è il maggior poeta italiano della
seconda metà del secolo. Un poeta non vale più
di un altro. Ma Pasolini ha scritto più cose e
più importanti degli altri.
Correva l’anno 1990 quando Alberto Moravia, del
quale, proprio questo mese, si celebrerà il
centenario della nascita, tornava ad affermare
la grandezza del genio di Casarsa.
Un genio che è stato, però, profondamente uomo
e, come egli stesso ha sempre fortemente voluto,
legato a doppio filo al mondo e alla società
tutta. Capace di calarsi, in una sola giornata,
dai salotti vellutati della borghese società
letteraria romana e moraviana fino alle borgate
e ai ragazzi di vita a lui tanto cari quanto
fatali.
E così funziona anche la logica delle
commemorazioni. Due anni orsono, al teatro
Argentina di Roma, la società letteraria s’era
data appuntamento il pomeriggio del 1 novembre
per il ricordo colto. Lo stesso che andrà in
scena per Moravia, lunedì 5 novembre al Palazzo
delle Esposizioni di via Nazionale a Roma. Con
una differenza: Moravia è stato l’interprete
della borghesia capitolina, Pier Paolo la voce,
il dialetto, le malefatte dei tanti Accattone,
Riccetto, Mocciolo. I ragazzi suoi. I figli di
Mamma Roma.
Lontani, dunque, i fasti ufficiali del
trentennale, ognuno tra gli innamorati di
Pasolini, ieri, 2 novembre 2007, ha spedito da
ogni dove un pensiero lassù dove Pier Paolo si
trova.
Quello stesso popolo, cresciuto d’età, che ha
generato figli fortunatamente non più
sottoproletari. La gente che all’Idroscalo,
ormai popolarissimo, vive che ogni 2 novembre
torna a riunirsi grazie al collante d’affetto
rappresentato dalla comunità glbt italiana.
Quella gente che c’era due anni fa, come ieri,
come lo scorso anno, come da trentadue anni a
questa parte a Ostia, per portare un fiore alla
memoria di Pasolini. Un pellegrinaggio luterano,
semplice, senza ampollosità. Un ritrovarsi
rispettoso e persino sereno che, forse, a PPP
sarebbe piaciuto perché ogni anno va in qualche
modo a riaccendere la luce sul verbo del
complicato comunicatore che Pasolini è stato, il
quale non aveva tanto paura di morire quanto di
non essere più compreso. Una luce che
fortunatamente continua ad accendersi dal 1976,
puntualmente. Da quando il padre del movimento
gay italiano, Massimo Consoli organizza il
ricordo ogni anno sulla sabbia di Ostia,
esattamente laddove il corpo straziato del
povero Pasolini giacque cadavere per una notte
intera.
Con Massimo Consoli, trentuno anni fa, su quelle
rive c’erano l’amico di sempre, un po’ figlio,
un po’ erede di Pier Paolo, il poeta Dario
Bellezza, scomparso da quasi dodici anni, che
proprio nell’anno della sua stessa dipartita, il
1996, ripubblicava per Marsilio il suo “Poeta
assassinato”, inchiesta a metà tra letteratura e
sociologia sulla fine del genio di Casarsa.
Sempre assieme a Massimo e Dario, in quel
novembre 1976, al lido di Ostia c’erano i
Radicali: gli eroici amici del Fuori! così come
i semplici militanti del movimento pannelliano
che, più di tutti, mai hanno dimenticato il
saggista corsaro e libertario che Pasolini è
stato.
Quest’anno all’Idroscalo, Massimo Consoli non
c’era. Sta lottando in una stanza d’ospedale il
papa gay, contro l’ennesimo capitolo della
malattia che da sette anni maledettamente non lo
abbandona.
Ad organizzarla, ad Ostia, in sua vece c’è stata
però l’artista Alba Montori che attraverso il
tam tam delle mail, lo stesso che proprio
Massimo ci ha insegnato ad utilizzare, ha
raggranellato una trentina di partecipanti anche
in questo 2007 tutto per Moravia.
E così, mentre la società letteraria si affanna
a rincorrere anniversari, gli amici di sempre,
ancora loro. Quelli di Massimo Consoli, di Dario
Bellezza e soprattutto di Pasolini hanno sciolto
i loro pensieri sulle tracce di Pier Paolo e del
suo ultimo itinerario da vivo, terreno dal
quale, però, come in una novella tragedia greca,
germoglieranno i fiori di una nuova gioventù,
popolare, coraggiosa e fiera come a Pier Paolo
piaceva. E come piace anche a Massimo Consoli.
Più di tutte, quest’anno, a Ostia sono mancate
la sua cravatta verde e la bandiera rainbow
originale di San Francisco che tutti, pensando
al ricordo di Pier Paolo, hanno sperato di
rivedere presto, anche lei, coraggiosa, fiera,
carismatica e romantica come Consoli più di
tutti in questi trent’anni è riuscito ad essere.
Forza Massimo. Ti aspettiamo!