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L’EFFETTO 2 DICEMBRE
Ora la politica dovrà sintetizzare l’incoerenza e l’entusiasmo di piazza del “popolo delle Libertà”
di Daniele Priori
L’effetto 2 dicembre peserà e molto sul futuro della Casa delle Libertà. Sì, la Casa delle Libertà che esiste e muta come muta e continua ad esistere quella massa eterogenea fatta di due milioni di manifestanti, anche di gente che non ha mai militato, forse, ma d’un tratto, in nome della libertà di essere cittadini, non solo contribuenti e meno che mai potenziali evasori, si è raccolta a Roma in questo spettacolare 2 dicembre 2006.
Un popolo eterogeneo, vario e variegato. Un popolo che si abbraccia e nel contempo si guarda in cagnesco. Un popolo, come un partito, Forza Italia, che da dodici anni, nel bene e nel male, nel bel continuare a sussistere dell’identificazione montanelliana di “maggioranza silenziosa” e nel brutto infilare a periodi una cazzata politica dietro l’altra, continua a contraddirsi ma ad esistere per non cessare. Non vogliamo né possiamo permettercelo. Certo, la politica dovrà arrivare prima o poi. In questo 2 dicembre è servita la piazza e piazza c’è stata. Una risposta tutt’altro che unilaterale. Incoerente da morire, persino. Nel pieno dello spirito maggioritario tuttifrutti che, bene e male anche questo, aleggia e si perpetua ormai dal 1994. Forza Italia dà spazio a chiunque lo voglia. Berlusconi continua ad essere leader e populista, tribuno elegante, come lo ha definito con gentile oggettività il fondista Sergio Romano sul Corriere della Sera di oggi, a tal punto da riuscire incredibilmente a settant’anni, con ormai oltre un decennio di primeggiare politico e cinque da premier alle spalle, a vendersi come il nuovo che avanza. Fini studia e si muove ormai con l’abilità consumata di uno statista in sonno, pronto a sgusciare fuori quando servirà e a raggruppare il più possibile di queste passioni, emozioni, identità e idee attorno alla destra che ha in mente sempre più delineata. Molto oltre, ci è parso di capire, rispetto agli attuali militanti di An, molto dentro l’incoerenza oggi ancora vivace ma, in un modo o nell’altro, un giorno, da sintetizzare politicamente. E proprio Fini, lo si può dire senza dubbi, è la più bella realtà in questo 2 dicembre, questo straordinario pomeriggio italiano che, come ha detto Berlusconi, è riuscito a mettere da parte persino la malinconia del tramonto. Non ci sarà tramonto, infatti, per questo largo popolo, così largo da far sentire persino i colli fatali di Roma, i fori imperiali, l’Appia regina viarum, il multietnico Esquilino e la rossa San Giovanni stretti stretti. Perché l’Italia delle libertà è grande e grandi ma anche nobili e intelligenti dovranno essere le idee e gli ideatori della prossima stagione cidiellina. Quella che comincia oggi, 3 dicembre: con un Cav sempre più convinto a unire le bandiere, di Forza Italia e An almeno, sotto gli ideali di un Partito dei Popoli Europei (Ppe) all’italiana, una Lega raggrumata confusamente attorno alla dolorante fisicità del Senatùr, un Udc da andare a ripescare nella forzata isolitudine impostale dai suoi leader e le frange più piccole ma che pure esistono e chissà se e come potranno continuare a coesistere, della destra sociale (Fiamma-Mussolini-Forza Nuova) e dei radicali salmonati per le libertà, i Riformatori Liberali, che hanno macchiato di idee nuove questo pomeriggio italiano. Dall’effetto 2 dicembre dovrà cominciare il cammino per la rinascita vera. Uniti e dialoganti, armati di politica e intelletto dopo l’ebbrezza tonitruante della piazza.
03/12/2006
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