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Dal Secolo d’Italia – Pagina 10 – Martedì 6 Gennaio 2009

 

IL GAY PRIDE DEGLI ULTRA’ DIVIDE GLI OMOSESSUALI

 

Le associazioni di destra contestano l’appuntamento di Genova: è una pagliacciata

 

di Daniele Priori

 

Una annunciata quanto antidemocratica incursione al Festival di San Remo per impedire al cantante Povia di dire la sua in musica sulla storia di un gay diventato etero (uno non l’intera popolosa minoranza, attenzione!), poi il promesso “contatto” con la processione del Corpus Domini, sabato 13 giugno, data in cui, a Genova, dovrebbero sfilare in contemporanea il sacro corteo e il colorato carrozzone del Gay Pride. Si badi bene, tutto ciò due settimane in anticipo sulla ricorrenza vera e propria della giornata internazionale dell’orgoglio gay (il 28 giugno) così, tanto per creare un incidente in più.

Comincia molto male l’anno del movimento gay italiano, o meglio della sua componente di estrema sinistra che, priva di rappresentanti in Parlamento, già dallo scorso anno ha deciso di puntare sulla marcatura a tinte forti di quella che dovrebbe essere (ma ha ormai evidentemente smesso ogni residua ambizione) l’occasione per eccellenza di unità di tutta la comunità gay. La rivendicazione comune dell’appartenenza ad una minoranza coerente, rispettosa, bipartisan, moderna, decisa che invece si trasforma in una baracconata ricca soltanto della retorica faziosa di una sola parte ultraminoritaria.

Con questi metodi è stato scelto il capoluogo ligure per la parata nazionale del 2009. Così è stato costituito un comitato senza interpellare, solita prassi pure questa, tutte le componenti nazionali, specie quelle di centrodestra, di un movimento mai come oggi in crisi di identità. Così si apprestano a celebrare l’ennesima provocazione che farà male alla comunità gay e a cui una buona parte della comunità gay si troverà costretta ancora a sottrarsi.

Come si può pensare, infatti, di sottoscrivere un manifesto che parla di “incursioni”, neanche ci trovassimo ancora negli ingloriosi Anni Settanta?

Un’incursione, come ha detto Riccardo Gottardi, segretario nazionale Arcigay “per ricordare che proprio nella cittadina ligure, il 4 aprile 1972, uscì allo scoperto il movimento omosessuale italiano contestando un convegno di sessuologi che dissertavano sulle cure per l’omosessualità”.

Ma si va anche oltre le commemorazioni. Parlano anche di un’ okkupazione, peraltro, quella minacciata in vista del prossimo Festival di San Remo, che è stata decisa preventivamente, sulla scorta del titolo di una canzone “Luca era gay”, uscito alla vigilia di Natale, senza che ancora si conoscesse una sola riga del testo. Pensate cosa avrebbe urlato Arcigay se qualcuno avesse minacciato pretestuosamente un arrembaggio contro una canzone intitolata “Luca era etero”…

Questo è niente, tuttavia, di fronte al marchiano e violento errore di valutazione rappresentato dall’idea di far sfilare il Gay Pride in ridicola concorrenza con una delle processioni più significative per i cristiani (anche gay): il corteo del Corpus Domini, il cammino solenne in cui il pane eucaristico viene offerto simbolicamente e con intenti del tutto benefici all’intera comunità.

Una profonda dimostrazione di grazia che riguarda tutti i credenti in Cristo, non solo i cattolici e non solo la gerarchia ecclesiastica e vaticana con la quale si contrappone l’opinione discorde del movimento gay su un tema che vede la Chiesa in campo con forza.

La fede, tuttavia, si distingue ulteriormente da ciò, tocca il profondo degli animi, per questo il Corpus Domini non potrà mai essere sovrastato dal Gay Pride.

E’ politicamente sbagliato oltre che antistorico e profondamente irriguardoso anche nei confronti di quei gay ( e sono molti) che alla loro serena condizione di omosessuali uniscono una sensibilità religiosa che, forse, il Pride dell’ultrasinistra gay non riesce ad accettare.

Tutto questo mentre a Londra il ministro ombra della Giustizia, il conservatore Nick Herbert ha ufficializzato la sua unione con il fidanzato Jason Eades. La cerimonia per l’unione civile tra i due si è celebrata nel municipio di Lamberth in presenza solo dei parenti più stretti. Herbert, 45 anni, fidanzato con Eades dal 1999, è il secondo esponente del governo ombra conservatore a scegliere l’unione civile: lo scorso anno Alan Duncan, il primo deputato omosessuale dichiarato del partito si era “unito” con l’addetto stampa dell’Internazional Futures Exchange di Londra. Tra gli esponenti del governo di Gordon Brown solo la sottosegretaria al Tesoro, Angela Eagle ha approfittato del Civil Partnership Act: nel settembre scorso ha ufficializzato il rapporto che aveva da diciotto anni con la fidanzata Maria Exall.

L’Inghilterra così diventa simbolo in Europa dove in Europa i diritti civili sono ormai una causa condivisa a destra come a sinistra a differenza dell’Italia dove è il movimento gay, incapace di darsi persino una agenda comune, il primo colpevole, nei fatti, dell’immobilismo di una classe politica, di destra e di sinistra, ferma ad attendere anche il ritorno alla lucidità e alla serietà del movimento gay ad oggi totalmente privo di proposte capaci di andare oltre la provocazione più stupida e sterile.

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