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Dal Secolo d’Italia - 6 Maggio 2009

Il dantista già collaboratore de L’Osservatore Romano in libreria con “Dante e l’omosessualità” un saggio coraggioso e documentatissimo che sarà presentato al Pride nazionale a Genova

ECCO IL DANTE TRASGRESSIVO: SFILA COI GAY

Un saggio di Aldo Onorati riscopre l’uomo libero che “non fu mai servo di partito” e anticipò la laicità positiva

di Daniele Priori

E’ un profilo di Dante tra il dandy e il pop quello che la pittrice Teresa Tata ha scelto per illustrare la copertina di Dante e l’omosessualità – L’amore oltre le fronde (Anemone Purpurea 2009), versione libertaria del Sommo Poeta che Aldo Onorati, scrittore illustre e dantista di fama internazionale ha deciso di portare alla luce in questa primavera di fine-crisi.
Un Dante che, grazie allo spunto intellettuale del professor Onorati, sarà tra i simboli del Gay Pride nazionale quest’anno in programma a Genova.
Un lavoro complesso e coraggioso nel quale Onorati, già collaboratore de L’Osservatore Romano, ha avuto come ideali complici nomi illustri. In primis Giuseppe Prezzolini, uno dei punti di riferimento della cultura della destra italiana che, come annota Onorati, incorniciando la citazione a inizio volume, già cinquant’anni fa aveva inteso e chiaramente declamato nelle sue lezioni che la riverenza appassionata dell’Alighieri per i valori umani fu tale da far crollare l’intero edificio teologico su cui la Commedia stessa si fondava.
L’Italia finisce, ecco quel che resta si intitolava il volume edito da Vallecchi nel 1958 presso il quale questo corsaro elemento di critica dantistica firmato da Prezzolini trovava spazio. Un raggio di sole, quello estratto dal genio di Prezzolini, rimasto tuttavia isolato nel porto delle nebbie rappresentato dal sacrario polveroso del nostro Paese. Un pantheon bidimensionale, appiattito su tesi e compromessi ufficiali tra i quali il profilo libertario del più grande poeta, ovviamente, ha faticato non poco ad emergere, complice anche il timoroso silenzio di una critica in molti casi priva dello slancio necessario.
Per tutte queste ragioni l’agile volume firmato da Onorati, corroborato da una interessante postfazione del professor Walter Mauro che attribuisce a Dante il ruolo del “cristiano trasgressivo, profeta della laicità moderna” e apprezzato nei particolari dal grandissimo critico letteraario, professor Giorgio Bàrberi Squarotti, a cui peraltro l’opera è dedicata, ambisce ad occupare una postazione di rilievo, al pari di una stella polare, in un grande nuovo dibattito che si inserisce a metà tra le lettere e l’attualità.
Così Onorati, rileggendo il rapporto e la comprensione che Dante offrì ad alcuni omosessuali a lui coevi, in primo luogo al suo maestro di morale, Brunetto Latini, trova nella Commedia un archetipo di poesia civile in cui la passione per la libertà si esplica in un umanesimo antesignano.
Tanto che viene quasi da sorridere a rileggere il verso della pur splendida canzone di Antonello Venditti, “Compagno di scuola”, nella quale il grande cantautore romano, animato forse da una inappropriata iconoclastia, è ancora lì a chiedersi se Dante sia stato un uomo libero, un fallito o un servo di partito.
Il professor Onorati ci ride un po’sopra:”Dante non è stato certamente un servo di partito. Ha sempre messo in primo piano l’uomo al di sopra delle sue contingenze, anche quando poteva risultare difficile. Sul fallito – prosegue – si potrebbe discutere, considerando che molti filosofi hanno ritenuto Cristo stesso un fallito proprio perché finì crocifisso. Il passaggio da comprendere attentamente, però, è che Dante si riteneva il profeta dell’età dello spirito. Scriveva per i contemporanei ma di più per coloro che questo tempo chiameranno antico, ci dice lui stesso.”
“Talmente libero – prosegue Onorati – che, come Foscolo secoli dopo, scelse l’esilio volontario per tutta la vita piuttosto che soggiacere a un rientro a Firenze negoziato attraverso un passaggio sotto le forche caudine.”
Una libertà, dunque, che fa rima con laicità, quella di Dante. “L’Alighieri – va avanti Onorati – fu il primo a cogliere l’importanza e la necessità di separare il potere temporale da quello spirituale. Non a caso nel Canto VI del Paradiso fa dire a Giustiniano che l’impero universale, fondato da Cesare e la Chiesa universale fondata da Cristo furono voluti da Dio affinché uno guardasse al destino terreno dell’uomo, l’altro a quello celeste. La discesa in Italia di Arrigo VII, poi, mise Dante frontalmente contro la Chiesa al punto che il Monarchia fu bruciato. Un’altra figura emblematica fu, appunto, quella del re cristiano Carlo Martello in cui intravedeva una guida universale per l’Europa di cui Dante può essere considerato a buona ragione un precursore. Fu d’altronde anche il professor Hang Hyeong Kong, primo traduttore della Commedia in coreano, a dire che per conoscere e capire l’Europa bisogna leggere bene Dante”.
Una laicità positiva ante litteram, quella dantesca. “Dante fu un credente sincero, quello che oggi chiameremmo un laico positivo di vedute molto ampie. Ed è in questo grande equilibrio che va riletta la Divina Commedia”.
Aldo Onorati torna quindi anche su una polemica che lo vide protagonista, lo scorso anno, in un confronto dialettico col sette volte premier Giulio Andreotti, il quale nel dibattito sui diritti civili per le coppie gay intervenne ricordando che Dante aveva messo all’inferno gli omosessuali: “Al senatore – ribatte ancora Onorati - sfuggì la distinzione decisiva che Dante fece in base alle persone e non al peccato a loro ascritto. Ma di più, non tenne conto del fatto che secondo Dante l’amore eterosessuale adultero di Paolo e Francesca o quello omosessuale non sono determinanti nel macchiare una persona, cosa che invece capita per i peccati di avarizia e tradimento. Dante dal sodomita Brunetto Latini si fa predire la grandezza del suo futuro. Un particolare decisivo di fronte al quale non dobbiamo tuttavia, fermarci, come fanno i critici che non si sbilanciano. Per capire definitivamente il pensiero del Sommo Poeta bisogna infatti andare oltre. Al XVI canto Dante dice chiaramente che si sarebbe gettato nel fuoco per abbracciarli e specifica che per loro non sente dispitto, cioè dispregio, ma pietà. L’unico omosessuale tra quelli che viene condannato da Dante è il vescovo Andrea de’Mozzi. L’ennesima testimonianza di quanto fu dura La Divina Commedia nei riguardi della Chiesa. Un’opera che mise dei papi all’inferno e che definì il Vaticano al pari del luogo in cui ogni giorno si fa mercato di Cristo. In effetti – precisa Onorati – nel tempo più che la Chiesa ad alimentare il culto di Dante furono i laici Foscolo e Vico che misero bene in luce la vera natura di Dante come fondatore della nostra civiltà. Il resto lo dobbiamo all’estero, ad esempio ai preromantici tedeschi dello Sturm und Drang”.
Nemmeno Dante, dunque, fu profeta in patria, proprio come Gesù ma fu, per dirla con Onorati, “un profeta scomodo”, titolo della prossima opera alla quale il professore sta già lavorando.
“Dante è sempre stato favorevole a tutte le aperture e ha avversato ogni forma di chiusura alle varie possibilità che offre la vita agli uomini”. Per questo ora, grazie anche al coraggio di studiosi come Onorati, la versione libertaria di Dante è pronta a far tornare il Sommo Poeta in patria finalmente da vincitore, trascorsi settecento anni. “I profeti, d’altra parte – conclude Onorati - hanno un’apertura mentale che va oltre i secoli. Non è un caso che Dante e Shakespeare, continuano ancora oggi ad essere i più moderni tra tutti i poeti del mondo.”


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