Un saggio di Aldo
Onorati riscopre l’uomo libero che “non fu mai servo di partito”
e anticipò la laicità positiva
di Daniele Priori
E’ un profilo di Dante tra il dandy e il pop quello che la
pittrice Teresa Tata ha scelto per illustrare la copertina di
Dante e l’omosessualità – L’amore oltre le fronde (Anemone
Purpurea 2009), versione libertaria del Sommo Poeta che Aldo
Onorati, scrittore illustre e dantista di fama internazionale ha
deciso di portare alla luce in questa primavera di fine-crisi.
Un Dante che, grazie allo spunto intellettuale del professor
Onorati, sarà tra i simboli del Gay Pride nazionale quest’anno
in programma a Genova.
Un lavoro complesso e coraggioso nel quale Onorati, già
collaboratore de L’Osservatore Romano, ha avuto come ideali
complici nomi illustri. In primis Giuseppe Prezzolini, uno dei
punti di riferimento della cultura della destra italiana che,
come annota Onorati, incorniciando la citazione a inizio volume,
già cinquant’anni fa aveva inteso e chiaramente declamato nelle
sue lezioni che la riverenza appassionata dell’Alighieri per i
valori umani fu tale da far crollare l’intero edificio teologico
su cui la Commedia stessa si fondava.
L’Italia finisce, ecco quel che resta si intitolava il volume
edito da Vallecchi nel 1958 presso il quale questo corsaro
elemento di critica dantistica firmato da Prezzolini trovava
spazio. Un raggio di sole, quello estratto dal genio di
Prezzolini, rimasto tuttavia isolato nel porto delle nebbie
rappresentato dal sacrario polveroso del nostro Paese. Un
pantheon bidimensionale, appiattito su tesi e compromessi
ufficiali tra i quali il profilo libertario del più grande
poeta, ovviamente, ha faticato non poco ad emergere, complice
anche il timoroso silenzio di una critica in molti casi priva
dello slancio necessario.
Per tutte queste ragioni l’agile volume firmato da Onorati,
corroborato da una interessante postfazione del professor Walter
Mauro che attribuisce a Dante il ruolo del “cristiano
trasgressivo, profeta della laicità moderna” e apprezzato nei
particolari dal grandissimo critico letteraario, professor
Giorgio Bàrberi Squarotti, a cui peraltro l’opera è dedicata,
ambisce ad occupare una postazione di rilievo, al pari di una
stella polare, in un grande nuovo dibattito che si inserisce a
metà tra le lettere e l’attualità.
Così Onorati, rileggendo il rapporto e la comprensione che Dante
offrì ad alcuni omosessuali a lui coevi, in primo luogo al suo
maestro di morale, Brunetto Latini, trova nella Commedia un
archetipo di poesia civile in cui la passione per la libertà si
esplica in un umanesimo antesignano.
Tanto che viene quasi da sorridere a rileggere il verso della
pur splendida canzone di Antonello Venditti, “Compagno di
scuola”, nella quale il grande cantautore romano, animato forse
da una inappropriata iconoclastia, è ancora lì a chiedersi se
Dante sia stato un uomo libero, un fallito o un servo di
partito.
Il professor Onorati ci ride un po’sopra:”Dante non è stato
certamente un servo di partito. Ha sempre messo in primo piano
l’uomo al di sopra delle sue contingenze, anche quando poteva
risultare difficile. Sul fallito – prosegue – si potrebbe
discutere, considerando che molti filosofi hanno ritenuto Cristo
stesso un fallito proprio perché finì crocifisso. Il passaggio
da comprendere attentamente, però, è che Dante si riteneva il
profeta dell’età dello spirito. Scriveva per i contemporanei ma
di più per coloro che questo tempo chiameranno antico, ci dice
lui stesso.”
“Talmente libero – prosegue Onorati – che, come Foscolo secoli
dopo, scelse l’esilio volontario per tutta la vita piuttosto che
soggiacere a un rientro a Firenze negoziato attraverso un
passaggio sotto le forche caudine.”
Una libertà, dunque, che fa rima con laicità, quella di Dante.
“L’Alighieri – va avanti Onorati – fu il primo a cogliere
l’importanza e la necessità di separare il potere temporale da
quello spirituale. Non a caso nel Canto VI del Paradiso fa dire
a Giustiniano che l’impero universale, fondato da Cesare e la
Chiesa universale fondata da Cristo furono voluti da Dio
affinché uno guardasse al destino terreno dell’uomo, l’altro a
quello celeste. La discesa in Italia di Arrigo VII, poi, mise
Dante frontalmente contro la Chiesa al punto che il Monarchia fu
bruciato. Un’altra figura emblematica fu, appunto, quella del re
cristiano Carlo Martello in cui intravedeva una guida universale
per l’Europa di cui Dante può essere considerato a buona ragione
un precursore. Fu d’altronde anche il professor Hang Hyeong
Kong, primo traduttore della Commedia in coreano, a dire che per
conoscere e capire l’Europa bisogna leggere bene Dante”.
Una laicità positiva ante litteram, quella dantesca. “Dante fu
un credente sincero, quello che oggi chiameremmo un laico
positivo di vedute molto ampie. Ed è in questo grande equilibrio
che va riletta la Divina Commedia”.
Aldo Onorati torna quindi anche su una polemica che lo vide
protagonista, lo scorso anno, in un confronto dialettico col
sette volte premier Giulio Andreotti, il quale nel dibattito sui
diritti civili per le coppie gay intervenne ricordando che Dante
aveva messo all’inferno gli omosessuali: “Al senatore – ribatte
ancora Onorati - sfuggì la distinzione decisiva che Dante fece
in base alle persone e non al peccato a loro ascritto. Ma di
più, non tenne conto del fatto che secondo Dante l’amore
eterosessuale adultero di Paolo e Francesca o quello omosessuale
non sono determinanti nel macchiare una persona, cosa che invece
capita per i peccati di avarizia e tradimento. Dante dal
sodomita Brunetto Latini si fa predire la grandezza del suo
futuro. Un particolare decisivo di fronte al quale non dobbiamo
tuttavia, fermarci, come fanno i critici che non si sbilanciano.
Per capire definitivamente il pensiero del Sommo Poeta bisogna
infatti andare oltre. Al XVI canto Dante dice chiaramente che si
sarebbe gettato nel fuoco per abbracciarli e specifica che per
loro non sente dispitto, cioè dispregio, ma pietà. L’unico
omosessuale tra quelli che viene condannato da Dante è il
vescovo Andrea de’Mozzi. L’ennesima testimonianza di quanto fu
dura La Divina Commedia nei riguardi della Chiesa. Un’opera che
mise dei papi all’inferno e che definì il Vaticano al pari del
luogo in cui ogni giorno si fa mercato di Cristo. In effetti –
precisa Onorati – nel tempo più che la Chiesa ad alimentare il
culto di Dante furono i laici Foscolo e Vico che misero bene in
luce la vera natura di Dante come fondatore della nostra
civiltà. Il resto lo dobbiamo all’estero, ad esempio ai
preromantici tedeschi dello Sturm und Drang”.
Nemmeno Dante, dunque, fu profeta in patria, proprio come Gesù
ma fu, per dirla con Onorati, “un profeta scomodo”, titolo della
prossima opera alla quale il professore sta già lavorando.
“Dante è sempre stato favorevole a tutte le aperture e ha
avversato ogni forma di chiusura alle varie possibilità che
offre la vita agli uomini”. Per questo ora, grazie anche al
coraggio di studiosi come Onorati, la versione libertaria di
Dante è pronta a far tornare il Sommo Poeta in patria finalmente
da vincitore, trascorsi settecento anni. “I profeti, d’altra
parte – conclude Onorati - hanno un’apertura mentale che va
oltre i secoli. Non è un caso che Dante e Shakespeare,
continuano ancora oggi ad essere i più moderni tra tutti i poeti
del mondo.”