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- Nuovi orizzonti della politica gay: dal
caso Fortuyn a GayLib - I gay aprono alla destra
- Il congresso nazionale di Alleanza
Nazionaledi Bologna 2002: tutti per uno, Fini per tutti
Nuovi orizzonti della
politica gay: dal caso Fortuyn a GayLib - I gay aprono alla destra
Franco Grillini,
parlamentare omosessuale dei Ds ha commemorato alla Camera dei
Deputati il leader olandese assassinato. Ma nella CdL il tema resta
un grosso tabù.
Il brutale
omicidio del leader dell’estrema destra olandese, Pym Fortuyn, ha
suscitato in tutta Europa una serie di dibattiti di ampia portata.
Vuoi perché seguito di pochi giorni l’affermazione francese di Le
Pen , vuoi perché il politico, dichiaratamente xenofobo, era nello
stesso tempo dichiaratamente omosessuale. Strano, molto strano. Se
lo sono chiesti in molti, anche gli stessi omosessuali italiani, i
cui movimenti di riferimento sono schierati in larghissima parte con
la sinistra. Abbiamo colto quindi l’occasione propizia per fare un
viaggio tra i gay impegnati nella politica del Belpaese e abbiamo
scoperto come la realtà reale si discosti, nemmeno troppo
leggermente, dalla realtà apparente. Abbiamo visto come essere gay a
destra è possibile, anche se non facile. Non parliamo ovviamente di
una destra estrema. ( siamo in Italia d’altra parte, non in Olanda
come il poveretto impallinato!) Ci siamo spinti, tuttavia, fin
dentro una tana che tutti riterrebbero impraticabile per persone, in
quei lidi, ritenute “diverse” (Culi – come affermava con un surplus
di finezza l’assessore triestino Menia in quel di Bologna, al
congresso, dove i gay hanno però tenuto banco, sia pure
clandestinamente) . Parliamo, l’avrete capito, di Alleanza
Nazionale, il partito di Gianfranco Fini, lo stesso da cui sono
giunte le invettive contro i Pride ( manifestazioni ormai fisse
nelle estati italiane) e, peggio, contro i maestri gay. Sempre in An,
però, abbiamo trovato anche note positive. Tra tutte fa più rumore,
per ironia del destino, forse, la posizione filogay di Alessandra
Mussolini. Rimanendo nel centrodestra italiano troviamo vicini alla
causa omosessuale: Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Vittorio Sgarbi,
il giornalista e senatore di Forza Italia, Paolo Guzzanti.
L’ostacolo più duro viene dal centro, se si considera il fatto che
un uomo come Mario Baccini, attualmente sottosegretario nel governo
Berlusconi, già vice di Casini nel Ccd, dichiarò in una intervista
rilasciata al sottoscritto prima delle ultime elezioni politiche,
che aveva scelto di candidarsi il giorno 8 luglio 2000, data dell’International
World Pride romano che Baccini definì un affronto al Giubileo. Tanto
violento da portarlo a candidarsi, ad essere eletto fino a diventare
viceministro. Che non debba dire forse grazie a chi lo ha indotto al
grande passo? In ogni caso questa è la realtà in Italia. Liberali
sostanzialmente favorevoli, destrorsi, leghisti e cattolici contrari
in maniera virulenta.
Tornando a bomba: Alleanza Nazionale. Abbiamo
viaggiato, fino a Bologna, al congresso di questo importante partito
oggi al governo del Paese e abbiamo conosciuto meglio Enrico Oliari,
presidente di GayLib, l’unica associazione “ a tema” presente nel
centrodestra italiano. Sito internet http://digilander.iol.it/gaylib
(http://www.oliari.com). Pionieri, eroi si potrebbe dire. Come
eroica è stata la loro conferenza stampa (rigorosamente clandestina)
nella sala stampa del medesimo congresso nazionale tenutosi nello
scorso aprile. Avevano chiesto di intervenire ma dalla presidenza
non è stato accordato il permesso. Un nome, quello di Oliari, che,
tuttavia, da sé non fa venire in mente nulla. Forse, se lo si
associa ad una immagine, qualcosa alla mente ci torna. Oliari,
infatti, è spesso ospite del Maurizio Costanzo Show che ormai parla
della questione gay un giorno sì e l’altro pure. Lo abbiamo visto
partecipare, alla fine del 2001, in uno scontro rustico con il
governatore della Regione Lazio, Francesco Storace, il quale ha
promulgato la legge per la famiglia. Lasciando intendere come
l’amore vero vada a senso unico. Il resto sono accidenti, da evitare
se possibile, specie alla vista dei bambini, come un male
incurabile.
E se a queste affermazioni non ci stanno gli
omosessuali di centrosinistra, ancora peggio le prendono quelle
persone che amano allo stesso modo degli etero, ma sono gay e
credono nei valori del centrodestra. Questo è Enrico Oliari, questo
è il manifesto di GayLib. Mostrare come la componente omosessuale
sia presente ovunque, non solo in quei partiti che, a volte
strumentalizzandola, ne hanno fatto una bandiera.
Lui è bolzanino, su di lui sono circolate
voci circa una possibile designazione a sottosegretario alle pari
opportunità, al ministero di quella stessa Prestigiacomo Stefania
che ha continuato nell’esercizio che contagia da sempre in Italia
tutta la classe politica, quel far finta di non vedere. Proprio lei
che, ad inizio legislatura, era sembrata propensa al dialogo, ha poi
chiuso le porte.
Questa è l’Italia. Questa è la situazione che
si pone oggi che al Governo c’è la Casa delle Libertà, il
centrodestra.
Eppure i gay stanno dando fiducia alla nuova
classe dirigente. Alle ultime elezioni un sondaggio del sito
www.gay.it (tra i domini web più cliccati d’Italia) ha mostrato come
la lotta tra i due leader fosse pressoché pari anche tra le persone
omosessuali. Anzi, nella settimana precedente al 13 maggio
Berlusconi superò addirittura il suo rivale. Tanti gay hanno
rimproverato alla sinistra di aver venduto fumo nei cinque anni di
governo. Tra questi addirittura Imma Battaglia, il soldato Jane
italiano, che dopo l’exploit del 2000 al coloratissimo World Pride
di Roma, ha ceduto le redini del Mario Mieli, in polemica con chi,
nonostante le mancate promesse del centrosinistra, per la serie
tante parole e pochi fatti, aveva continuato a garantire, parliamo
delle associazioni, pieno appoggio ai partiti della sinistra. Il
solito pacchetto di voti sui quali, all’interno delle segreterie dei
partiti, si fa conto.
Al Pride romano dello scorso anno, il 7
luglio, Imma c’era, ma sfilava da sola, in una parte.
C’è da dire, a giustificazione dei partiti di
sinistra, che in un frangente hanno risposto, almeno a livello
elettorale, candidando personaggi dichiaratamente gay: vengono in
mente Titti De Simone di Rifondazione e soprattutto Franco Grillini,
presidente emerito di Arcigay eletto nelle file dei Ds alla Camera
dei Deputati. Il neocomunista Nichi Vendola era nell’emiciclo del
Transatlantico già nella scorsa legislatura.
Da Grillini è giunto un segnale
significativo. Ha voluto commemorare in parlamento il sociologo gay
Pym Fortuyn, mettendo in discussione, tra l’altro, anche la politica
sull’immigrazione della sua parte politica, così vicina agli
islamici, quegli stessi islamici capaci di atrocità, nei loro paesi,
contro donne e proprio omosessuali. Ha dichiarato Grillini:<Non si
può accostare Fortuyn a Haider o Le Pen: pur avendo posizioni di
destra in economia, e pur essendo un personaggio dalle tinte forti,
dotato di grande comunicativa come tutti i demagoghi - ha affermato
il presidente onorario Arcigay e deputato Ds - Fortuyn non era
razzista, non era contro tutti gli stranieri. Era contro
l'immigrazione islamica, perché temeva che questa potesse mettere a
repentaglio i livelli di libertà conquistati in Olanda. Non
proponeva un razzismo etnico, come Haider o Bossi, ma una critica di
carattere liberale. Da questo punto di vista è significativa la
lettera pubblicata su NOI in cui un lettore si dice preoccupato dal
fatto che a Rotterdam due gay che si tengono per mano rischiano di
essere picchiati da islamici intolleranti>.
<La vicenda di Fortuyn è - per Grillini -
occasione per la sinistra per rivedere la sua posizione in tema di
immigrazione. Occorre introdurre il concetto di reciprocità: gli
immigrati devono accettare le regole del paese che li ospita, la sua
cultura, le sue posizioni ideologiche. Io non condivido quasi nulla
di quello che diceva Fortuyn, ma sarebbe sbagliato non capire che in
quello che diceva c'è un messaggio importante>.
Terminando il viaggio, tra le difficoltà di
integrazione che, in Italia, rimangono tutte, è bello sperare che da
un fatto di cronaca atroce, come quello olandese, possa germogliare
una nuova capacità di riflessione sulla tematica gay.
Perché si arrivi ad avere, anche nel nostro
Paese, una classe politica consapevole del fatto che dovrà aprire
(presto) maggiormente gli occhi, perché in uno stato
liberaldemocratico ognuno ha diritto di esistere in maniera
dignitosa. E in Italia ciò, a nostro modesto avviso, ancora non
capita.
Il compito di Oliari e di GayLib è grande:
traghettare la cultura in una parte politica, come la Casa delle
Libertà, che ignora o fa finta di ignorare le ragioni della
minoranza numericamente più ampia. Tanti uomini e donne. Non tutti
di sinistra.
Il congresso nazionale
di Alleanza Nazionale di Bologna 2002: tutti per uno, Fini per tutti
Nessun reggente
per Alleanza Nazionale, il vicepremier riconfermato presidente:"Gli
esami per la Destra sono finiti"
Era iniziato con
i toni della kermesse, un’adunata nella quale dare un nuovo volto,
il volto del 2000, al partito che dalla nascita della Repubblica
italiana ha rappresentanto la Destra del Paese. Un congresso, quello
di An, celebratosi dal 4 al 7 aprile al Palafiera di Bologna,
iniziato con la provocazione lanciata sulle colonne de “il Giornale”
da Marcello Veneziani, ripresa anche da Gianfranco Fini nella lunga
relazione iniziale.
"E se Fini dicesse qualcosa di destra?" Si
chiedeva l’intellettuale, parafrasando al contrario il Nanni Moretti
di Aprile. Una frecciata, quella di Veneziani, che è parsa quasi
concordata, dopo aver sentito il discorso finiano del primo giorno.
Due ore e mezza di parole autorevoli, ammirate da tutti, durante le
quali il vicepremier ha parlato da vicepremier.
Una relazione talora pleonastica che ha messo
al centro l’operato del governo Berlusconi, l’Europa e i valori
della Destra. Una Destra per cui gli esami sono finiti. Una Destra
che non vuole più sentire parlare di sdoganamenti. É sdoganata.
Siamo tutti con Berlusconi, faceva capire nella sostanza Gianfranco
Fini, ma non dobbiamo più rendere conto a nessuno.
Eppure, nonostante la relazione
applauditissima da tutti, anche dai contestatori di sempre, e dalle
correnti al gran completo, al congresso è mancato qualcosa. Il
dibattito sicuramente, la democrazia, forse. Quello che
probabilmente serviva di più all’interno di Alleanza Nazionale.
Saggia, ma fino a un certo punto, la mossa di trasformare il
congresso in kermesse. Ha prevalso la visione estetica della
politica. E An ha forse immolato sull’altare dell’immagine,
l’occasione migliore per dibattere delle tante crepe correntizie che
quotidianamente trapassano il partito da parte a parte. É dibattito,
certo e non c’è nulla di male, tuttavia, forse, il congresso sarebbe
stato il momento migliore per portare, al di là della divisione per
“spilline”, (ce n’erano una per corente, da appendere alle giacche)
le varie anime del partito. Invece no, si è deciso, di morire
finiani, senza batter ciglio, almeno nei giorni della full immersion
mediatica. Ampio spazio è stato dato, infatti, al congresso sui
telegiornali, dal primo all’ultimo giorno. Gli interventi e le
“immagini” sono state, infatti, distribuite equamente, per non
distogliere mai l’attenzione. Dal primo palcoscenico, quello del
giovedì, tutto finiano, passando il giorno dopo al premier che ha
usato toni idilliaci e forti per definire l’alleanza con la destra
della Casa delle Libertà. "Il nostro patto è infrangibile" ha
dichiarato Berlusconi. E c’è molta verità in questa affermazione, se
si considera che per dieci anni Fini è stato l’alleato per eccelenza
del signore di Arcore. Poche le voci circolate sul rapporto tra i
due, molta la sobrietà di un’alleanza che non ha mai vacillato,
nemmeno quando Fini, invaghitosi di Segni, aveva un po’ mollato
Forza Italia, dando vita a uno strano “animaletto” come ha ricordato
con ironia Silvio Berlusconi. Era il 1999, nel pieno della
“traversata del deserto”, lessico berluasconiano per definire il
periodo di opposizione 1994-2001. Poi al Governo, sempre mano nella
mano, Silvio e Gianfranco. Un matrimonio duraturo, d’amore vero. E
proprio la passeggiatina da innamorati è stata l’immagine del
secondo giorno. Il sabato spazio a Casini e alla Destra Sociale di
Alemanno e Storace che, tuttavia, rispetto ai toni virulenti delle
settimane precedenti ha usato il fioretto. In fondo Storace ha avuto
il suo, conquistando, una sola settimana prima dell’assise
nazionale, praticamente tutta la Regione Lazio, nella quale ora, per
i finiani, sarà difficile mettere bocca nelle decisioni, se è vero
quello che si sussurra, cioè che Storace sarebbe pronto a sistemare,
invitandoli addirittura a cambiare aria, anche i deputati di An
appartenenti ad altre correnti dalla sua ed eletti nei collegi
laziali nei quali Destra Sociale ha avuto la meglio ai congressi dei
circoli appena tenutisi.
Sempre sabato è stato il giorno di Casini, il
presidente della Camera, l’istituzione sulla quale però ultimamente
circolano voci non confermate ma rumorose su un suo tentativo di
concorrenza proprio con Silvio Berlusconi. Tutti pronti, nel Polo, a
giurare che non è così; per primo Fini che, proprio assieme al
presidente della Camera, in questo congresso si trovava a giocare in
casa.
Domenica 7 la conclusione di Fini che
scendeva nei particolari chiarendo che:"Chi si aspettava litigi è
rimasto deluso". Ha parlato ancora dei programmi del governo, su
tutti la riforma dell’articolo 18. "Dopo lo sciopero del 16 si
riaprirà il dialogo, ma senza nessuna marcia indietro. A Cofferati e
Bertinotti non cederemo nulla. Faremo le riforme".
Non si è discusso di segnali di svolta. La
svolta, a giudicare dalle espressioni, c’è stata nei fatti e non
servono altre mosse, come ad esempio quella proposta dal delegato
Enzo Palmesano di cancellare la fiamma dal simbolo. Nessun retaggio
fascista, a giudizio dell’assemblea dei delegati, solo il ricordo
indelebile di "ciò che siamo stati". Le parole, queste, degli
oratori,.
E poco importa se poi c’era, al congresso (si
legga l’articolo a fianco) chi chiedeva diritti, o almeno pretendeva
di poterne parlare. La strada è tracciata. An fa bene, da un verso,
a percorrerla, di pari passo con Silvio Berlusconi, ma nel contempo
dovrebbe riuscire a guardarsi intorno. Per vedere il mondo che
cambia. Gianfranco Fini, uomo del Governo nella Convenzione Europea,
l’assemblea costituente della nuova realtà politico-economica del
continente, dovrà riuscire, sfrutando le sue doti di leader
carismatico, a portare An, in particolar modo la base, al di là
della Fiamma, aprendosi il più possibile ai diritti e alle realtà
che l’Unione, senza troppe elucubrazioni mentali o morali mette
ormai quotidianamente di fronte agli occhi di tutti. Questioni che
presto finiranno sotto la lente di Gianfranco Fini, che dovrà
rappresentare il Governo degli Italiani. Capiremo allora quanti e
quali esami ha in realtà superato la Destra italiana
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