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Il Secolo d’Italia, 10 dic 2008

 
ANNI ’70 ADDIO: L’ANTIOMOFOBIA E’ TRASVERSALE


Se il Comune di Roma lancia una campagna contro le discriminazioni chiudono


le due librerie gay della Capitale e di Milano. Segno di una nuova fase sul fronte dei diritti civili



di Daniele Priori

Tutto sta velocissimamente cambiando, anche nel mondo della lotta all’omofobia e dei diritti dei gay. E mentre l’amministrazione comunale di Roma guidata da Gianni Alemanno fa affiggere in tutta la città manifesti per la nuova campagna di comunicazione di Gay Help Line arriva la notizia della chiusura di due storiche librerie omosessuali, espressioni delle mobilitazioni degli anni ’70 e di un certo approccio che ha fatto il suo tempo.


La campagna di comunicazione romana – che fa conoscere il numero verde antiomofobia 800713713 – rientra nel progetto “Contact Center Antiomofobia” del Comune, ed è visibile con l’affissione di migliaia di manifesti in città e la comunicazione (sottotetti e retrobus) negli autobus.
Una campagna che fa conoscere l’esistenza di un servizio ad hoc e che fornisce non solo ascolto telefonico,
ma anche il supporto di esperti legali, medici e psicologi.
Come dicevamo, quasi contemporaneamente veniamo a sapere che la libreria Babele di Milano, dopo oltre vent’anni di presenza, ha abbassato la saracinesca, nel nebbioso anonimato dell’ultimo autunno. E dopo due mesi neanche, un altro annuncio, meno immediato: a breve chiuderà i battenti, dopo quindici anni, anche la più piccola ma centralissima libreria Babele di Roma, al 116 di via dei Banchi Vecchi, due passi da Campo de’ Fiori. È sì colpa della crisi mondiale, spiegano i gestori, e di un’epoca in cui la cultura libertaria e quella dei diritti, compresa quella gay, finisce inevitabilmente in secondo piano ed è evidentemente più facile e coinvolgente veder trionfare una transessuale all’Isola dei Famosi piuttosto che cercare di capire attraverso i libri oppure incontri con autori del calibro di Dario Bellezza,Edmund White o David Leavitt.
Ma c’è anche questo, in fondo, nella parabola di un movimento, quello degli omosessuali italiani, mai come ora a corto di argomenti anche a seguito della politicizzazione e ideologizzazione subita per anni da sinistra.
Vicende di militanti per i diritti civili che, copiando male dall’estero, non sono riusciti a dare vita a una realtà credibile, non hanno saputo creare, come invece è accaduto a Londra e a Madrid, per esempio, un fronte unitario, che prevedesse la nascita di una vera e propria imprenditoria da condensare con intelligenza in una sola strada o in un solo quartiere, proprio come è avvenuto nelle capitali inglese e spagnola.
In Italia, invece, non hanno concentrato le forze, perdendosi per lo più in sterili diatribe politiche, andando a esclusivo rimorchio dei partiti di
sinistra, con l’obiettivo di elemosinare il sempre più scarno obolo di postazioni parlamentari tanto politically correct quanto improduttive,
senza individuare una strategia e, purtroppo, senza propagandare, nemmeno nelle due megalopoli, il senso di avere centri di incontro e
cultura sul fronte dei diritti civili.
Questo e non solo questo, per due decenni, sono state, invece, la Babele di Milano e poi quella di Roma, nata inizialmente come succursale, quindi divenuta autonoma. Spazi più frequentati di un circolo partitico o sindacale, più motivati e partecipati di un bar o di una discoteca.
La prima Babele a nascere, nel 1987, è stata quella milanese. Diretta filiazione della rivista Babilonia con sede in quella che oggi (con molta
fantasia) viene chiamata “gay street”: via Sammartini. A due passi dalla Stazione Centrale, in un degrado sociale che tuttora resiste, c’era questo piccolo tempio in cui molte persone della provincia allungavano il tempo del loro scambio ferroviario per acquistare testi, periodici e riviste allora introvabili altrove, così come raccontano sul web i pionieri Felix Cossolo, tra i fondatori della libreria e Giovanni Dall’Orto, memoria storica della battaglia contro l’omofobia “sotto la Madunina”. Poi il cambio di gestione, con trasferimento a via San Nicolao, zona Cadorna, sotto la gestione di Gianni Delle Foglie, scomparso di recente.
Una sede più grande, su due livelli, con un interessante spazio incontri che però non ha retto la sfida della modernizzazione, quella cioè di non essere più l’unico “angolo d’aria” ma una reliquia preziosa da conservare con cura e astuzia commerciale oltre che sociale, politica e culturale. E proprio una piccola reliquia sembra la Babele di Roma che, a differenza di quella milanese, è ancora aperta, fino a esaurimento scorte.
Potrà restarvi al massimo fino al prossimo ottobre, data di scadenza del contratto di locazione. I gestori, dal fondatore Francesco Ingargiola,
scomparso nel 1998, a Claudio Catalano che parla oggi al Secolo, sono cresciuti tra quelle mura. La prima sede era vicinissima al Vaticano, poi nel cuore di Roma. Quindici anni. Una parabola crescente durata poco più di un decennio. Il boom si è registrato nel 2000, all’epoca del World Pride, poi dal 2005 la clientela è cominciata gradualmente a calare.
Claudio dà la colpa a internet, dove tutti scaricano gratis ogni tipo di audiovisivo, e alla grande distribuzione che usufruisce di sconti impossibili per le piccole librerie. In realtà, lo sanno anche questi eroici librai-attivisti della prima ora, il problema è un altro. È la somma di due fattori: la fine della vecchia idea di militanza, fenomeno che tocca tutte le realtà associative, politiche e culturali, gay compresi, e l’incapacità da parte di tutto ciò che ruota attorno a questi mondi, di comprendere la nuova generazione: gli under 30, quelli che basta un clic per avere tutto.
È la crisi, dunque, (e non solo quella economica) a far calare le serrande ai centri culturali di un movimento gay che, prima di riproporsi come momento di aggregazione sociale, deve tornare a riscriversi, studiando marketing, sociologia, politica.
O, forse la questione, è diversa: le “nicchie” non funzionano più.
Vale per questa realtà come per i soggetti politici o culturali. Oggi è tutto trasversale. E se, come dimostra la campagna antiomofobia del
Comune di Roma, certi temi hanno conquistato terreno, forse ormai quegli stessi libri è possibile trovarli anche nelle librerie “generaliste”.


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