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Scuola. I dirigenti stanchi di autonomie violate e riforme virtuali, smontate a ogni cambio di governo
QUEL TUTOR OFFERTO IN SACRIFICIO AI PROF
Le associazioni dei presidi: «Fioroni ha abolito la figura su richiesta dei sindacati»
Da L’INDIPENDENTE - 8 Settembre 2006
I presidi non hanno paura. Non temono nel farsi chiamare con il loro nome, sostituito invece, da qualche tempo, dal più burocratico dirigenti scolastici, così come non temono le riforme. Soprattutto quelle che, come poteva essere ma non sarà più, andrebbe a inserire nel corpo docente la figura del tutor, così da favorire col tempo una salvifica diversificazione delle funzioni all’interno della carriera docente. Spettro temutissimo, invece, dalle congreghe sindacali proprio degli insegnanti. Ma soprattutto le principali associazioni che rappresentano i capi di istituto (dall’Associazione nazionale presidi all’Associazione nazionale dirigenti scolastici) non ne possono più, unanimemente, di riforme scritte solo sulla carta. La Moratti, in questo senso, è stata solo l’ennesima. Tanto vale dare la parola a loro. Partiamo proprio dall’Anp, presieduta dal professor Giorgio Rembado che, un po’ in sfida alla tendenza lessicale politically correct, ha lasciato invariato anzitutto il nome della sua associazione, la principale per la categoria dei dirigenti scolastici, quindi ovviamente ammessa al tavolo di contrattazione nazionale. Rembado è sereno ma deciso:”Bisogna cominciare col dire – spiega a L’Indipendente – che viviamo nel Paese in cui le riforme sono solo sulla carta e mai nella realtà. In Italia si portano avanti dibattiti estenuanti che portano via non poche energie intellettuali culminanti in leggi che poi non vedono luce”. Preso atto della constatazione amara quanto realistica, il presidente dell’Anp si inerpica nel problema dei problemi:”Posto che la scuola ha bisogno di essere aggiornata, la classe politica dovrebbe entrare nella forma mentis che si tratta in ogni caso di un bene che è generale e nell’interesse di tutti. Insomma – celia ma non troppo – dovrebbe essere, come si dice, bipartisan. Ogni Governo, invece – va avanti Rembado – punta a fare le sue riforme. Il Governo Prodi, nello specifico, con la Riforma Moratti ha usato la tecnica del cacciavite”. Una serie di cambiamenti rimasti solo sulla carta che, ci fa capire il capo dei presidi italiani, hanno provocato tutte le tensioni e le turbolenze che fisiologicamente ogni cambiamento porta con sé, salvo poi non approdare di fatto ad alcuna effettiva innovazione. Entrando ancor più nello specifico, ovvero il problema dell’eliminazione del cosiddetto tutor, quello cioè che doveva essere di fatto il coordinatore del collegio docenti all’interno della classe, Rembado ci fa capire che il Governo ha di fatto assecondato una mancanza di coraggio proprio della classe docente. “Alle funzioni che avrebbe dovuto avere il tutor – ha spiegato ancora il presidente dell’Anp – i docenti hanno avuto un approccio di tipo ideologico. Avevano infatti paura delle diversificazioni mentre la nostra associazione – precisa con slancio – è stata da sempre favorevole alle diversificazioni all’interno delle funzioni”. Anche se – fa notare invece Gregorio Iannaccone presidente dell’Andis, un’altra associazione di categoria - la figura del tutor di fatto non ha mai visto luce. O meglio: le scuole hanno rispettato la legge, andando a reinterpretare dei ruoli già presenti, coi fondi destinati ai tutor utilizzati invece per pagare i compensi ai professori per le ultime due annate degli esami di Stato”. Entrambi i rappresentanti delle associazioni sembrano concordare poi sulle vere e proprie invasioni di campo messe in atto da parte del Ministero della Pubblica Istruzione rispetto alla cosiddetta autonomia scolastica. Un elemento che emerge soprattutto quando si va a discutere dell’altra innovazione inserita con la Riforma Moratti e tagliata con la controriforma Fioroni: il cosiddetto portfolio o “passaporto dello studente”. “Si trattava probabilmente di un mezzo troppo rigido – esordisce Iannaccone – che è poi di fatto sempre esistito. Serve in questo senso una soluzione alternativa che si metta in atto attraverso una fase di sperimentazione seria e non con il metodo dell’imposizione dall’alto”. Pressoché concorde l’Anp che fa capire come proprio lo strumento del portfolio “dovrebbe essere lasciato alla determinazione delle singole scuole, attraverso le professionalità di cui ciascuna dispone ma purtroppo – chiude polemico Rembado – l’autonomia è un altro degli elementi rimasti sulla carta a favore di una scuola nei fatti ancora eterodeterminata”. DANIELE PRIORI |