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Corno d’Africa. Per una comunità di 50mila famiglie le notizie da Mogadiscio sono un incubo

 

AL QAEDA FA PAURA AI SOMALI D’ITALIA

 

Da L’INDIPENDENTE -  10 Giugno 2006

 

L’avevano chiamata Restore Hope. Dovevano riportare la speranza nel Corno d’Africa e invece, dopo tredici anni, ci troviamo a raccontare la cronaca di una disfatta. Come tale è percepita, senza repliche possibili, dalle decine di migliaia di somali in Italia che, raggruppati in numerosissime sigle associative, moltissimo hanno confidato, negli anni, in una reale buona volontà del nostro Paese, così come dell’Unione Europea e degli Stati Uniti ma che ora, di fronte all’ennesimo capitolo del caos generalizzato nella loro patria, si sentono più che mai abbandonati a loro stessi. Non sanno a chi credere: ai giornali o alle flebilissime voci della diplomazia somala? A chi parla di governo vicino ai terroristi di Bin Laden, quelli antioccidentali, autori delle stragi epocali dell’ultimo quinquennio, o a chi rassicura per quanto possibile? L’unica loro certezza è che lì, nella terra natìa, molti di loro hanno ancora i genitori, i fratelli dai quali ricevono solo ulteriori paure, nulla di più.

Se in occidente, infatti, riaccesisi da qualche giorno i riflettori, si fanno analisi e ipotesi, i somali in Italia sentono risuonare dalle voci dei loro cari racconti, sensazioni, caos ordinari. Fatti di morti, tanti, più di 400 solo nelle ultime settimane, prima dell’ennesimo “sacco di Mogadiscio”, prima che le luci e le parole riprendessero a farci sentire la Somalia più vicina a noi, come in realtà è sempre stata.

Adesso, dunque, pare sia arrivato il turno dei fondamentalisti islamici.

Sono loro i nuovi conquistatori..

In azione da tempo, ben noti alle associazioni italo-somale che sui loro numerosissimi siti web li additavano da anni con nomi e cognomi, sono saltati agli onori della cronaca e delle analisi affidate alle grandi firme da un paio di giorni, dopo l’ingresso nella capitale del martoriato stato africano.

Si tratta delle Corti islamiche, riuscite a fare il colpaccio – pare – grazie ai contatti con la rete terroristica del ricchissimo sceicco Osama Bin Laden, sempre in cerca di nuovi punti d’appoggio.

In poche ore lo stato fantasma, uno dei tanti nell’Africa ancora post-coloniale, senza una propria identità rinnovata, si è chiuso su se stesso. Poche le informazioni, molta l’angoscia, altrettante le parole dei cronisti della grande stampa che inviano corrispondenze dalle nazioni confinanti.

E’ sconsigliato, infatti, oltre che quasi impossibile arrivare al centro di quello che, secondo gli analisti, potrebbe diventare il nuovo “posto al sole” ufficiale per i “qaedisti”. Né più né meno di quanto lo era stato l’Afghanistan fino al 2001. Non a caso la sharia, il famigerato codice islamico, è tornato in vigore in quarantotto ore.

Nel BelPaese sono oltre 50mila le famiglie nate dall’unione tra donne somale e uomini italiani  o viceversa. Molti di loro sono arrivati in Italia nell’ultima imponente ondata di flussi avvenuta nel 1991, dopo la caduta del regime di Siad Barre. A metà anni ‘90 sono arrivati gli americani e la “speranza duratura” che avrebbero dovuto riportare nel Paese. In realtà la conseguenza dell’operazione umanitaria internazionale alla quale prese parte anche l’Italia è stato l’insediamento di un governo provvisorio, tenuto a battesimo da quelli che sono stati definiti i “signori della guerra”.

Nel 1999 ancora una volta l’Italia era protagonista in quella che pareva potesse essere la svolta vera: l’insediamento di un governo provvisorio somalo. Dopo soli cinque anni, nel 2004, quando al quattordicesimo cambio di guida, l’esecutivo perde di nuovo il controllo del Paese, il Corno d’Africa torna a incerndiarsi nell’ennesimo capitolo di una guerra civile di fatto mai conclusa.

Oggi, alla luce dei nuovi avvenimenti, e di una battaglia senza regole che va consumandosi sanguinosissima, da parte dei gruppi italo-somali, oltre alla poca voglia di parlare, c’è molta rabbia.

Non tutti credono ai legami tra i fondamentalisti locali e Al Qaeda, mentre è comune la richiesta d’aiuto internazionale. L’unico modo per uscire nuovamente dal guado in cui la loro nazione s’è cacciata perché, lasciano trapelare, abbandonata al proprio destino, soprattutto da Stati Uniti e Italia. Quell’Italia che, secondo gli italo-somali, non foss’altro per il rapporto molto particolare e intenso (anche di natura economica) rimasto tra le due comunità, avrebbe dovuto impegnarsi di più.

Fare ora il pianto del coccodrillo o i maestri di geopolitica non serve a loro che sono qui, anzi, li irrita e tantomeno occorre ai loro parenti, ancora una volta caduti in un conflitto sanguinoso.

Fonti ufficiali, per quanto possano esserlo quelle delle Corti islamiche, da Mogadiscio fanno sapere che gli stessi leader fondamentalisti avrebbero preso le distanze dalle organizzazioni terroristiche internazionali.

In Somalia i terroristi non sono i benvenuti” avrebbe dichiarato il capo delle Corti islamiche cerca di tranquillizzare la comunità internazionale e gli Stati Uniti in particolare.

In una lettera aperta, Sharif Sheikh Ahmed ha quindi scritto che “gli islamici vogliono solo stabilità e pace in Somalia. Quella del sostegno ad Al Qaida, continua, è una falsa informazione che è stata alimentata dai signori della guerra per ottenere l'appoggio di Washington”

Parole che, comunque, non mutano la prospettiva. I somali in Italia non si lasciano consolare né dalle frasi dell’ultimo satrapo né dai frammentarissimi lanci d’agenzia di questo pomeriggio che vorrebbero qualche fazione vicina ai Signori della Guerra quasi sconfitti, apprestarsi a entrare di nuovo nella capitale.

L’aria è mesta, l’unica certezza è che i paesi vicini alla Somalia hanno schierato le truppe al confine. Se la comunità internazionale non si attiverà al più presto – questa è la sintesi degli stati d’animo italo-somali -  per il Corno d’Africa sarà l’inizio del capitolo più buio di sempre.

 

DANIELE PRIORI 


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