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Da L’Indipendente delle idee – 24 settembre 2006 HANS WERNER HENZE
Ottant’anni di immagini sonore
di DANIELE PRIORI
Ottant’anni festeggiati lo scorso primo luglio tra gli ulivi della magnifica tenuta della Leprara a Marino nei pressi della capitale. Ottant’anni in cui, nell’ultimo periodo, ha vinto anche la battaglia con l’inspiegabile buco nero tra la vita e la morte: il coma. Un tunnel superato grazie all’amore. Sentimento multiforme sintetizzabile, secondo lui, in immagini sonore. E in una figura, quella di Fausto, il compagno di vita, adottato come un figlio che lo ha accompagnato e tuttora lo sostiene, donandogli quell’affetto un po’ da figlio, un po’ da tenero complice di cui ha bisogno persino un maestro come Hans Werner Henze, accreditato tra i più grandi compositori al mondo. I suoi ottant’anni sono stati celebrati in molti luoghi. Gli hanno reso omaggio, questa estate, orchestre di tutta Europa: da quella di Santa Cecilia a Roma, passando per Torino, fino ad arrivare alla mozartiana Salisburgo che nell’anno dedicato per intero al suo genio indigeno ha fatto uno strappo alla regola solo per onorare il compleanno e l’opera di Henze. Dall’età di dodici anni alle prese con il pentagramma, ha scritto pezzi per pianoforte, sinfonie, musica da camera, cantate, un oratorio e vari concerti. In Italia, sua patria d’adozione da oltre quarant’anni, ha soggiornato prima a Ischia, dove aveva come illustre vicino di casa un altro grandissimo musicista, il compositore sir William Walton col quale - racconta Henze – facevamo insieme quasi tutti i pomeriggi una passeggiata, parlando sempre di musica. Del resto i coniugi Walton sono stati per me come dei genitori”. Quindi il trasferimento alla Leprara di Marino, “un posto dove vivere tranquillamente in campagna, lontano dalla città, dove vi sono troppi disturbi alla quiete di cui ho bisogno per il mio lavoro” ci spiega iniziando il colloquio con L’Indipendente. “Una scelta – ha aggiunto – che non ho mai rimpianto”. Gli ottantatre alberi di ulivo che circondano la tenuta, “testimoni di gloria ma anche di momenti difficili”, dei quali si dice che siano stati una delle principali scenografie per il sodalizio artistico e umano vissuto da Michelangelo Bonarroti e la poetessa marinese Vittoria Colonna, sono ora motivo di ispirazione per il maestro Henze. “Mi siedo qui tutti i pomeriggi – ci ha raccontato – ed è come se loro mi parlassero. Io guardo la loro crescita, lo svilupparsi delle loro forme e a tutto questo mi sono affezionato”. Al di là della natura, a favorire il trasferimento in Italia del maestro Henze sono stati: la cultura, la letteratura, la musica e le arti visive italiane “che mi hanno sempre attratto molto. Mi sono spostato in Italia per imparare dall’eleganza e dalla leggerezza tipicamente italiane”. Un altro motivo, drammaticamente più pratico, per cui Henze ha scelto l’Italia è stata la presenza di città intatte. Ce lo spiega, il maestro, partendo da lontano, tornando con la mente ai giorni terribili della seconda guerra mondiale, nella sua Germania. “Durante la guerra sono cresciuto e negli ultimi anni del conflitto ho fatto anche il soldato. Ho visto tanta gente morta, deformata…Tutto il mondo attorno a me era diventato molto brutto. In Germania, poi, tutte le città furono distrutte dai bombardamenti. Le città che vedevo attorno a me mostravano ormai solo panorami di rovine. In Italia, invece, città come Venezia, Roma, Catania, Napoli furono risparmiate dal nemico tedesco. Ne furono rispettate le bellezze architettoniche”. Da giovanissimo, ancora in Germania, il maestro ci racconta che per ascoltare musica era costretto ad andare nelle case degli amici più ricchi. “Ascoltavamo i più grandi: Beethoven, Mozart, Haydn e altri minori…Ma anche la musica da camera che, come dice l’espressione stessa, si faceva appunto in privato, senza pubblico, per comunicare tra poche persone senza parole. Al mio arrivo in Italia non trovai più la musica da camera. Qui non c’era l’abitudine di suonare musica classica in casa”. Anni, quelli dell’infanzia del maestro, in cui non c’erano dischi o nastri. Un esempio basterà per far capire quanto fosse difficile avvicinarsi alla musica. Hans Werner Henze, infatti, ci confessa che conobbe uno strumento come la chitarra attraverso un quadro di Picasso. “L’ho sentita per la prima volta in Italia, a Napoli, come accompagnamento al canto...” In Italia il maestro Henze ha inoltre stretto i più importanti rapporti di amicizia con personaggi di rilievo assoluto. Un sentimento, l’amicizia, cui Henze tributa il 99% della sua ispirazione artistica. “Purtroppo di questi amici – sussurra con malinconica ironia – pochi sono rimasti in vita. Walton è morto da oltre venti anni, pochi anni fa avrebbe festeggiato il suo centesimo compleanno”. Gli altri nomi basta elencarli. La loro fama, come si dice, li precede: Elsa Morante, Luchino Visconti, Ingeborg Bachman, Luciano Berio, Giuseppe Sinopoli… Non c’è più nessuno!” Assenze dolorose. La composizione, la musica, infatti, secondo il maestro “ha molto a che fare con la vita sociale. In Inghilterra ancora oggi è usanza dei musicisti incontrarsi nelle case di sera e suonare quartetti di Brahams o di Beethoven anziché guardare la tv. La musica ha in sé una caratteristica comunicativa. Scrivere e suonare musica è come parlare dei propri problemi o dei propri sentimenti tramite il suono della viola, del clarinetto o della chitarra. E’ un passatempo meraviglioso…” Ma anche impegno, come nel periodo cubano del maestro in cui subì anche lui il fascino della Revoluciòn castrista e soprattutto del condottiero che fu Ernesto Che Guevara, al quale, dopo la morte, dedicò un oratorio- requiem. “Andai per la prima volta a Cuba in occasione di un congresso di intellettuali e scrittori al quale fui invitato anche io. Poi a L’Avana ho presentato la mia Sesta sinfonia”. Quindi il ritorno in Italia, nei favolosi Anni ’70, un’epoca ricca di nomi e di fervore di idee: da Pasolini a Moravia, dai fratelli Maselli a Renzo Vespignani che al maestro donò una collezione. Personaggi che nella mente e nel cuore di Henze hanno lasciato il ricordo ancora vivo di “un’Italia pulita, coraggiosa, intelligente, onesta…” Uomini e donne dai quali i giovani dovranno continuare a trarre esempio. Le speranze del maestro Henze, in questo senso, si fondano a Montepulciano, nei pressi di Siena, dove ha fondato un cantiere d’arte “che ancora oggi resiste e dove i giovani sono incoraggiati a esprimersi artisticamente. Lì ho avuto grandi soddisfazioni umani e artistiche. Non pochi si sono dimostrati anche validi e tutto ciò mi ha reso molto contento. Ora studiano lì, nell’istituto di musica che è nato successivamente, ben cinquecento ragazzi. A parte tutto infatti – conclude con gli occhi pieni della appassionata meraviglia, come di un ottantenne ancora bambino – la musica è davvero bella…”.
DANIELE PRIORI |