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Articoli ed editoriali

Da L’Indipendente – 14 settembre 2006

 

Società. La violenza degli immigrati sui gay

 

L’OMOFOBIA CHE ARRIVA DALL’ESTERO

 

Donne vestite all’occidentale e omosessuali visibili da colpire nei loro luoghi simbolo: i circoli o le discoteche apertamente gay. Esattamente i modi di essere e gli spazi che mancano nei paesi di provenienza dei tanti, troppi immigrati (nordafricani, cingalesi, rumeni o albanesi che siano) tutt’altro che integrati eppure ai quali il Governo Prodi ha deciso che in cinque anni si debba dare la cittadinanza italiana. Un diritto purchessia. Diversità, minoranze, così le chiamano con un ecumenicissimo plurale. Minoranze numeriche, certamente, i gay e gli immigrati ad esempio, che però restano in conflitto tra loro. Uno scontro identitario forte di cui la sinistra italiana non ha capito la portata. Diversità troppo diverse quelle di una donna in minigonna, di una vistosa e androgina ragazza lesbica o di un gay fluorescente in tenuta da discoteca. Troppo lontane, sebbene da noi ormai usuali, dal modo di vivere e di pensare imparato da piccoli dagli altri diversi, gli immigrati non integrati, che d’un tratto prendono le sembianze di orchi, aggressori, massacratori.

.Un odio che si fa più violento quando a diventare vittime sono gli omosessuali. Colpevoli di un qualcosa che grida vendetta al cospetto di Dio quanto di Allah. Gay spavaldi, poi, i figli delle ultime generazioni, in cerca di diritti e di visibilità. Soprattutto in una città come Bologna che del mondo gay italiano può essere a ragione definita una delle capitali. E proprio al Cassero, primo e storico circolo Arcigay nostrano, sono stati aggrediti due giovani omosessuali la scorsa settimana.

A malmenare i due ragazzi bolognesi sono stati degli immigrati dell’Est, albanesi o rumeni. Come albanesi e rumeni sono gli immigrati che ripetutamente, l’ultima volta l’altra sera, persino dopo essere stati scoperti, hanno insistito nel prendere d’assalto e hanno nuovamente occupato la sede di Arcigay Firenze. Il giorno dopo essere stati cacciati per la prima volta. Con la civilissima giunta gigliata, guidata dal sindaco Leonardo Dominici che non ha avuto il tempo di ascoltare neppure le lamentele dei vertici del locale circolo assediato.

Una situazione ormai paradossale, quella dell’immigrazione spesso omofoba che si vive in Italia. A denunciarlo con forza nei giorni scorsi è stato il presidente di GayLib, l’unica associazione gay italiana di centrodestra Enrico Oliari che ha tuonato: “Mentre in Olanda i richiedenti la cittadinanza vengono persino sottoposti al test di assistere ad un filmato con un bacio gay, in Italia il governo catto-comunista pensa di ridurre a cinque gli anni necessari per ottenere la cittadinanza, aprendo, de facto, le porte anche ad intolleranti omofobi”.

Proprio così. Ai dati degli ultimissimi giorni, infatti, va aggiunta la striscia impressionante di omicidi a sfondo omosessuale, consumati in larga maggioranza a Roma negli ultimi dieci anni. Gli assassini quasi sempre rumeni o albanesi. Le vittime: gay anziani, benestanti, in cerca d’amore che in molti casi prima di finire male convivono addirittura per mesi con i loro carnefici. Prostituti, niente di più, con dentro un disprezzo talmente forte da spingere ad omicidi spesso efferatissimi che precedono una razzia domestica e una fuga per chissà dove.

Eppure, dicevamo, la sinistra italiana movimentista quanto politically correct  si ostina a non capire le differenze e insiste buonisticamente ad omologare. I diversi con i diversi. Come in un megaghetto multiculturale. E poco importa se nell’ultimo lustro vi sono stati nelle sinistre europee più di un mea culpa: clamoroso quello di Blair che, dopo gli attentati del 7 luglio 2005, ha addirittura ammesso il fallimento del multiculturalismo in Inghilterra. Tutta da studiare la linea presa dall’icona della sinistra radicale, il premier spagnolo, Bambi Zapatero che prima ha mandato i militari a presidiare il confine di terra con il Marocco, a Ceuta, poi ha militarizzato le isole Canarie e, ultimissima, di ieri, ha annunciato il “Tutti a casa!” per 800mila irregolari. Esempi luminosi di una sinistra intelligente.

In Italia, intanto, il movimento gay tenta in ogni caso una reazione. Così sabato, a Viareggio, vicino Torre del Lago, meta gay estiva per eccellenza, avrà luogo una manifestazione contro le tre aggressioni avvenute in estate ai danni di due ragazze lesbiche e del cuoco di uno dei locali gay della costa. Ad aggredire in questo caso, però, sono stati probabilmente delinquenti viareggini e pisani. “E purtroppo – ci ha spiegato Alessio De Giorgi organizzatore dell’estate gay versiliana – la polizia non è pronta a tamponare come si deve questa emergenza”. Un dramma sociale, insomma, l’omofobia che varca pesantemente anche la frontiera italiana e si annida nella provincia spesso persino evoluta, come quella toscana. Dato di fatto di una ferita ancora aperta pesantemente pure in casa nostra.                                                                DANIELE PRIORI              


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