Noi Libertari – Dal Secolo d’Italia 18
Novembre 2009
Libera musica fra dialetto e
community
A Faenza il Mei, meeting delle etichette
indipendenti con uno spazio dedicato
alla lotta contro l'omofobia
di Daniele Priori
Né perditempo né cortigiani. Gli
artisti, autori, interpreti, suonatori,
produttori e manager della musica
indipendente sono persone che ci
credono. Che investono sulle parole e
sulle note libere.
Libere dagli schemi e dai pregiudizi
anzitutto. Impegnati a difendere e
diffondere arte. Oltre le major, più
forti del piattume omologante imposto
dalle radio. Un mondo di suoni belli
perché vari. Da amare e cercare. Perché
trovarli è possibile nel solco
indelebile fra la tradizione e
l’innovazione per esempio. Fra un
dialetto che resiste e continua a
emozionare e un myspace, la community
web musicale, capace di far conoscere un
artista oltreoceano prima che nel
quartiere dove vive tutti i giorni. Per
definirlo al meglio, forse, occorre
andare a cercare ancora una volta nel
vocabolario composito della modernità.
Tra gli ibridi. Sottolineando un termine
caro agli antropologi. Questa nuova
musica indipendente, infatti, è
decisamente glocal. Viaggia come
l’informazione britannica e
statunitense, dai grandi network
satellitari ai fogli della sera,
distribuiti nei crocicchi degli isolati
londinesi da moderni strilloni. Si
diffonde con le cornamuse, i
clavicembali e i computer. Si ritrova,
da ormai tredici anni, in tre piccole
grandi lettere Mei (Meeting delle
etichette indipendenti) tutti i mesi di
novembre, quest’anno andrà in scena dal
27 al 29, a Faenza, confine tra la
ridente Romagna e l’Emilia operosa. Un
po’ come Giordano Sangiorgi, storico
patron e inventore del Mei “cresciuto in
questi tredici anni oltre ogni possibile
aspettativa” dichiara al Secolo
d’Italia, Conosciuto da tutto il mondo
della musica italiana, indipendente e
non, il patron del Mei ha trovato una
posizione non semplice ma certamente
utile nel far risuonare la voce di chi,
fino a tredici anni fa, ne aveva
decisamente meno. Tanto che oggi il Mei,
da esperienza di frontiera, è divenuto
per molti un vero e proprio obiettivo.
Di sicuro un appuntamento fisso e
imperdibile per la musica nostrana.
Basta leggere qualche numero: dai trenta
espositori del 1997 ai trecento di oggi,
con gli ingressi passati dai 1500 di
tredici anni fa agli attuali 30mila.
Per non dire degli artisti. Nella prima
esibizione ne sfilarono dodici,
quest’anno se ne prevedono oltre
quattrocento. Tra di essi vale la pena
ricordare:gli Zero Assoluto, Manuel
Agnelli, leader degli Afterhours,
Niccolò Fabi, divenuto famoso proprio
nel 1997 con la presentazione del brano
“Capelli” al Festival di San Remo
giovani, passando per Paolo Belli e
Cristiano De André fino ai Bastard Sons
of Dioniso e, a proposito di glocal,
Davide Van de Sfroos, molto caro al
ministro della Gioventù, Giorgia Meloni
che ha dato il patrocinio del Governo e
sabato mattina aprirà l’edizione di
quest’anno.
Pezzi del cantautore italo-olandese
saranno presenti nella raccolta Aie
d'Italia, la compilation ufficiale del
Mei 2009 con una quarantina circa di
brani cantati nei più differenti
vernacoli.
Sangiorgi nella sua bonaria e sincera
umiltà sorride proseguendo nel certosino
lavoro. Il patron del Mei è, infatti,
autore di una recente e intelligente
rilettura della Romagna musicale, in un
libro intitolato ironicamente “Romagna
nostra – Autobiografia semiseria di un
promoter predestinato” (Zona 2009),
primo atlante aggiornato della musica
indipendente romagnola.
Le territorialità resteranno dunque
anche quest’anno al centro del Mei.
Sempre cantando, di dialetto in
dialetto, infatti, si annunciano davvero
suggestivi i Canti Randagi,particolare
tributo a Fabrizio De André. La serata
andrà in scena sabato 28 novembre al
teatro Masini a partire dalle 21, quando
in tutta la città sarà già iniziata la
Notte bianca della musica che avrà come
altro evento cardine, presso il tendone
D dello spazio fieristico, dalle ore
21,30, Musica contro l’omofobia show di
sensibilizzazione che la discografia
indipendente ha affidato alla direzione
artistica del cantautore Ciri Ceccarini,
riminese, già autore di “Sono ciò che
sono” divenuta inno dell’ultimo Gay
Pride nazionale tenutosi a Genova e
purtroppo anch’egli vittima di una
aggressione omofoba durante la scorsa
estate.
Tra i nomi che si alterneranno sul palco
segnaliamo Vittorio Nocenzi, leader del
Banco del Mutuo Soccorso, storica band
rock progressive, coraggiosa nel
lanciare agli inizi degli Anni ’80 la
canzone Paolo, Pa’ e ancora,
direttamente dal “branco Chiambretti”,
il geniale Gennaro Cosmo Parlato e la
rapper Posi, il trasformista romano
Emilio Rez e la cantante pugliese
Valeria Vaglio, autrice nella scorsa
edizione di San Remo Giovani, di un
delicato brano sull’amore saffico. Fino
a un probabile e graditissimo ritorno,
quello del napoletano Federico Salvatore
che commosse l’Italia a metà degli Anni
’90 con il brano Sulla porta, ruvida
confessione di un figlio omosessuale ad
una madre incapace di ascoltare e
capire.
I suoni si propagano così da Faenza,
pronta a diventare per un fine settimana
la vera capitale italiana della musica.
Note capaci di abbracciare e dare voce a
chi soffre, come i terremotati de
L’Aquila ai quali il Mei rivolgerà il
proprio pensiero da Un palco per
l’Abruzzo con Alessandro Benvenuti.
Tutto il Mei, infine, si troverà unito
dal brano-manifesto contro l’omofobia,
una vera e propria colonna sonora, ci
spiega ancora il patron Sangiorgi, che
gli indipendenti hanno voluto affidare a
Ciri Ceccarini.
Non scappo più si intitola la canzone
che si compone di un testo musicalmente
agile, animato da frasi ironiche e dal
ritmo battente della corsa che, tuttavia
da fuga si trasforma in una rincorsa dei
diritti civili che mancano. Tutto ciò
avviene attraverso un rap in cui
Ceccarini tratteggia i contorni del
dibattito: “Siamo quelli che vanno
contro la famiglia cattolica/afferma chi
cerca lo scontro/questione politica/La
lotta è dura e non mollo/Nel matrimonio
credo/Padre da qui non mi scollo/Un
patto laico chiedo”.
E proprio Ceccarini, in vista dello show
di sabato sera che condurrà assieme
all’ex deputato gay Franco Grillini
rivolge un appello e un saluto a Renato
Zero:”Il re dei sorcini – dice Ciri al
Secolo – è il vero protagonista di
quest’anno. Il suo disco è la produzione
indipendente che ha venduto di più nel
2009. La sua musica e i suoi gesti
continuano a trasmettere speranza e
forza ai giovani, così come ai tanti
che, già dagli Anni ’70, grazie a lui
hanno trovato un’anagrafe. Mai come
questa volta sarebbe bello e doppiamente
significativo averlo tra di noi al Mei,
pure solo per un saluto”.
Era proprio Zero, d’altra parte, che
nella splendida Si sta facendo notte
cantava: “Non fosse stata musica a
guarire i silenzi miei, non starei qui a
difenderla, non ti chiederei di credere
in lei…”
La tregiorni romagnola sarà un’occasione
in più, per gli artisti liberi, di darci
dentro affinché davvero non si faccia
notte sulla musica italiano. Dimostrando
a chicchessia che i perditempo e i
cortigiani vivono decisamente altrove.