Dal Secolo
d’Italia – 20 Gennaio 2009
HARVEY MILK, TRA STORIA E LEGGENDA
Nelle sale il 23 gennaio la storia del primo attivista gay,
campione dei diritti civili, patriota, assassinato dopo aver
determinato una riforma pro-omosessuali negli Usa. Come un altro
leader gay l’olandese di destra, Pim Fortuyn ucciso 24 anni dopo
di Daniele Priori
Harvey Milk, politico americano degli Anni ‘70, campione dei
diritti civili dei gay, dai palchi dei comizi che teneva nel
quartiere di Castro, a San Francisco, mirava lontano, tenendo lo
sguardo e il pensiero fissi sulla Statua della Libertà e sulla
Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. “Questo è ciò di
cui l’America è fatta. O la ami o te ne vai!”.
Il battesimo cinematografico della presidenza Obama (almeno
visto con il fuso orario dell’uscita nelle sale italiane) è un
sorprendente richiamo al patriottismo Usa in salsa gay.
Si tratta della storia di Milk, biografia politica
dell’attivista omosessuale nato, vissuto e morto nella più
grande democrazia del mondo, diretta dal maestro Gus Van Sant,
in arrivo in Italia il prossimo 23 gennaio, con uno
straordinario Seann Penn nel ruolo del protagonista.
Un politico, Milk, il primo attivista gay eletto nelle
istituzioni Usa, che, a dispetto di chi vorrebbe i movimenti di
liberazione e la loro genesi del tutto staccati dal resto della
società borghese, è stato nei fatti un patriota. Ed è lo stesso
Van Sant, nella pellicola, a mostrarlo mentre, arringando le sue
colorate folle, si rifà proprio ai valori di libertà,
democrazia, partecipazione popolare, scolpiti nella storia e
nella tradizione della nazione americana. Lo faceva per “il
cambiamento” di cui aveva inteso la necessità. Lo faceva
soprattutto per “destare la speranza” dei tanti gay, lesbiche,
transessuali ma anche anziani, poveri e diseredati di San
Francisco, perché attraverso l’ingresso a testa alta nel cuore
della società e delle istituzioni rappresentanti di tutti, ogni
cittadino potesse ritrovare la fiducia in se stesso e la forza
di continuare a camminare per le strade della città e degli
Stati Uniti nella loro composita interezza.
Ex insegnante, nato nei pressi della Grande Mela nel 1930, dopo
la prima rivolta omosessuale allo Stonewall Inn di New York,
avvenuta il 28 giugno 1969, Milk si trasferisce a San Francisco
dove, con la semplicità di un carisma innato ma anche un modello
di impegno politico pratico e scaltro quanto sorridente e
fascinoso che si traduce in primis nell’attuazione di un
lobbismo forte, inizia la rivoluzione gentile che trasformerà in
meno di un decennio San Francisco nella capitale del movimento
gay americano e internazionale.
Strasignificativa in tal senso è la scena del boicottaggio
riuscito ai danni della birra Coors, colpevole di non voler
assumere camionisti gay e poi redenta dall’iniziativa del
nascente movimento omosessuale che completerà la sua
trasformazione da crisalide a farfalla in tre successivi passi:
l’elezione in Consiglio comunale di Harvey Milk, l’insperata
vittoria al referendum nazionale contro la Proposition 6 che
voleva bandire gli omosessuali dall’insegnamento nelle scuole
pubbliche americane e la tragica fine del beniamino gay ucciso a
colpi di pistola, assieme al sindaco suo sostenitore, da un
compagno di partito imbottito d’odio e invidia.
Una storia, quella di Milk, raccontata mirabilmente dalla
macchina da presa di Van Sant che, per rendere al meglio la
veridicità dei fatti, ha riportato la città californiana a
trent’anni fa, ricostruendo pari pari interi ambienti, come il
“Castro Camera”, la bottega da fotografo che Milk aprì assieme
al suo storico compagno, Scott Smith (interpretato sul set da
James Franco) nella via divenuta poi il quartier generale di
Milk e dell’intera comunità gay americana.
Una scalata idealista e romantica interrotta bruscamente quella
del patriota gay Harvey Milk che somiglia in molti aspetti alla
vicenda di un altro leader gay, Pim Fortuyn, candidato premier
della destra olandese, ucciso da un fanatico nel 2002.
Denominatore comune la libera espressione di se stessi,
manifestata in una politica coraggiosa di spirito e di pensiero,
spregiudicata e mirata all’uomo senza altri aggettivi,.
Una forza dilagante, trasversale, capace di affascinare masse
pensanti di uomini e donne a loro volta inebriati di libertà.
Una libertà feroce che dagli schizzi di sangue dei suoi martiri,
negli Usa come nell’Olanda del 2002, trova la forza per
camminare ancora e costruire un percorso di luce. Come le
candele che si accesero nel lunghissimo corteo che a San
Francisco commemorò Milk pochi giorni dopo la sua morte e che
ogni giorno continuano ad accendersi a Provesano, in Friuli,
dove Pim Fortuyn riposa e i suoi connazionali giungono ancora
affettuosamente a ricordarlo, lasciando sulla tomba un ex voto
gentile anch’esso quanto singolare come può essere un peluche.
Uno dei tanti simboli di quel modo di essere dolcemente
determinati che ha accomunato Fortuyn a Milk e che ha fatto di
questi uomini, divenuti martiri, degli eroi della comunità gay
internazionale e di tutte le persone impegnate a difendere con
tenacia la libertà di pensare, di agire, di vivere come si deve
poter vivere nell’occidente democratico.