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Da Cinque Giorni – 20 Marzo 2007 www.collineromane.com Tra Cuori Neri e contestatori sessantottardi rossi Marino ripiomba negli Anni ’70: ma davvero tanti morti non sono serviti a nulla? Solo maturità e concordia possono abbattere i pregiudizi ancora vivi. Per questo noi tendiamo la mano a chi ci ha insultati
Fatto sta che dopo il pomeriggio d’altri tempi cui abbiamo assistito un po’ esterrefatti lo scorso anno ad Albano in occasione della (ugualmente anacronistica) manifestazione della Fiamma Tricolore che sfilò in un clima surreale per le vie di una città blindata, quest’anno ad animare i bollenti spiriti per la parata antifascista tardoinvernale è stata una bella iniziativa tenutasi a Marino: il ricordo de “I tragici Anni ‘70” dei quali è venuto a parlare il giornalista Luca Telese, autore del libro “Cuori Neri”(Sperling & Kupfer 2006). La colpa, dunque, è stata nostra: di un gruppo di giovani riuniti in una associazione culturale, la NuMus (www.numus.it) che dallo scorso autunno, a cadenza mensile, organizza un incontro, inserito in una rassegna intitolata “Pagine di vite”, nata con l’obiettivo di unire cultura, attualità e tradizioni del territorio, da cui l’accordo con Strada dei Vini dei Castelli Romani che ogni mese fornisce, coadiuvata da Ampia Bottiglia di Massimo Lauri, un quantitativo di vini sufficiente per un brindisi tra i cittadini che gentilmente hanno assistito all’evento. Ma tant’è. Nel tritacarne della protesta è finito tutto. Anzitutto, ovviamente, il libro di Luca Telese, “Cuori Neri”, colpevole di ricordare ventuno morti ammazzati brutalmente e dimenticati da tutti, anche dagli esponenti della cultura ufficiale, solo perché di destra. Tutto questo come se la pacificazione e l’accordo su, stavolta vale la pena dirlo, valori non negoziabili come la vita umana senza altri aggettivi non sia mai stato preso in considerazione. I nostri eroi, infatti, scandivano ancora, a trent’anni di distanza, ritmando, uno slogan nel quale gridavano che per qualcuno il posto adatto è il ci-mi-te-ro. Tutti ragazzi che probabilmente all’epoca non erano neppure nati e che quindi dovrebbero essere accomunati con noi dalla volontà, anzitutto, di capire il perché si sia potuta verificare una tale immotivata mattanza, dando fiato, quindi, alla speranza che tutto ciò non accada mai più. Non sono forse gli stessi, sessantottardi e giovani dei centri sociali, che con metodi più o meno condivisibili manifestano spessissimo per la pace in Iraq e in Afghanistan? Ci pare di sì. Sabato pomeriggio, però, non era la pace il loro interesse ma la lotta di classe. Contro chi non l’abbiamo capito bene, se infatti tutti: dall’autore del libro, Luca Telese (che con loro ha persino cercato il confronto diretto) a noi organizzatori della rassegna ci siamo sgolati, sin dal mese scorso quando abbiamo parlato, in occasione dell’anniversario del bombardamento di Marino, di Resistenza e Antifascismo, a spiegare il fine culturale e non politico di questo come dell’altro evento. Coltivare la memoria, infatti, crediamo serva per mille e uno motivi. Non ultimo quello, fondamentale, di sedare gli animi e riuscire ad allontanarci dalle posizioni iniziali di ciascuno, andando a tendere la mano o quanto meno a guardare negli occhi chi, un tempo, è stato avversario o forse addirittura nemico. Per questo motivo e proprio perché, tanto chi scrive quanto tutti gli amici dell’associazione NuMus, crediamo tutti nel valore della concordia che nasce dall’abbattimento delle barriere d’odio, tendiamo la mano a chi ha contestato la nostra iniziativa, sperando vogliano seguirci in futuro sul sentiero dell’ascolto e del confronto maturi, animati da una curiosità intellettuale giovane e profondamente intelligente.
Daniele Priori |