DA TRENT'ANNI SI SOGNA ANCORA A
ZEROLANDIA...
di Daniele Priori
«In
pista dal Settanta, tra Dylan, Lennon e
Sting e ancora qui, oggi più che mai,
Presente. Così, sul confine esatto di un
anno, il 2010, che lo vedrà spegnere
sessanta candeline, Renato Zero torna ad
osare. Continua il suo viaggio
all'inseguimento di se stesso,
affiancato dai "sorcini", una marea
umana di amici veri cresciuta con lui,
generata da un'onda di adolescenti
motorini della periferia romana e
divenuta oggi una grande famiglia
italiana, dalla Sicilia fino in
Piemonte, un ritratto che ormai si
libera orgogliosamente negli stadi di
tutta la penisola e un tendone da circo,
certo, non basterebbe più.
«Dal vinile all'Mp3 ne abbiamo viste di
rivoluzioni io e te.» canta al suo
pubblico brindando all'ennesimo
Incontro, salvo poi chiedersi: «Come
rispondere adesso al silenzio che c'è?».
Sarà per tutte queste ragioni, per
ritrovare quell'ossigeno da donare alla
musica e a questa sua grande famiglia
allargata di fedeli e al tempo stesso
intelligentemente critici che il nostro
Renato Zero ha deciso di farsi e fare il
regalo più atteso: riproporre a Roma una
sorta di Natale a Zerolandia, in un bis
di date (lunedì 21 e martedì 22
dicembre), nonostante la recente
quaterna di pienoni registrati appena un
mese fa sempre nella capitale, sua amata
città natìa. Tutto questo, a
conclusione, o in appendice, dipende dai
punti di vista, dello "ZeroNove Tour",
oltre due mesi di successi e
soddisfazioni, l'ennesima dichiarazione
d'intenti che i sorcini hanno fatto loro
con l'entusiasmo che li caratterizza.
Proprio come quella volta, tempo fa,
quando Renato decise di affittare un
tendone di proprietà del Circo Togni,
dando vita all'ennesima novità,
consacrando sull'altare del pop
post-sessantottino e dei sentimenti
mediati tra palco e realtà, persino
quelle festività che fino ad allora
erano state sempre e solo vissute
attorno al focolare domestico.
Sarà, dunque, ancora una volta Natale a
Zerolandia. Senza tendone, certo, senza
trucchi e costumi né prete in blue jeans
a dire messa, chissà, ma certamente in
una atmosfera che sta già destando
oltremodo gli animi. Il Palalottomatica,
infatti, si gonfierà nuovamente di
cuori, quelli che Renato conosce
benissimo, incapaci di saziarsi di
shopping. «Gente che non ha prezzo e non
si venderà», come cantava un tempo,
richiamata oggi, più e più volte, a
celebrare Un'altra gioventù, la seconda,
almeno, se non la terza di Zero che
finalmente incontra coscientemente
Renato, pronto a vivergli accanto, anche
nei momenti della composizione e
dell'esposizione teatrale.
Natale a Zerolandia torna così a tre
decenni esatti dal primo esperimento di
successo, andato avanti tra il 1979 e il
1983. Allora Zero aveva trent'anni e si
trovava di fronte alla prima svolta
della sua carriera. Un passaggio
profondo, segnato da album rimasti nella
storia come Tregua e Icaro che hanno
però preceduto il ruggito di un leone
ferito, a metà Anni '80, che cantava il
timore di essere divenuto «un desiderio
a metà, un'altra volta realtà, quando lo
smalto va via.». Era Per non essere
così. Una transizione anche dolorosa che
Renato ama assimilare a un dubbio,
giunto a invadere persino la sua stessa
città. Un dubbio epocale di cui, però,
oggi Renato è grato alla sua Roma. Che
tuttavia il Re dei Sorcini, passata la
nottata, non esitò a strigliare, ne
L'Imperfetto, album di profonda
riflessione sulla crisi economica,
sociale, morale e politica che aveva
avvolto l'Italia agli inizi degli anni
'90, definendola capitale malata di un
nuovo cinismo, che ormai non mi canti
più. Un fuori di scena divenuto poi
parte, prova e formazione dell'artista
che adesso, a quasi sessant'anni, si
ricompone con l'uomo. Due volti della
stessa splendida medaglia, partita dalla
periferia e giunta a conquistare le
vette più nobili e le note più alte
dello stivale. «I travagliati giorni,
fantastiche tournée, io contro il mondo
e tu a fianco a me.» cantava ancora
nella splendida Si sta facendo notte.
Erano i giorni di un altro ritorno,
quello di Amore dopo Amore, nel 1998.
Chissà cosa succederà, adesso, in queste
note di Natale. Sono tre mesi, infatti,
che ogni sera vengono evocate. Con un
brindisi agli Unici, ai romantici, a
quelli che non si sono mai arresi nel
lungo viaggio del "carrozzone" targato
Renato Zero. O ancora con la suggestiva
nevicata sulle teste del parterre come a
ricordare a tutti, che «Arriverà Natale,
anche quest'anno arriverà», sognando tra
le varie sonorità rivisitate dell'album
Tregua: «.io vorrei che almeno un giorno
quella cometa facesse ritorno», con la
stupefacente versione riarrangiata in
uno sconvolgente mix tra ambientazioni
sonore e visive, dell'immortale Qualcuno
mi renda l'anima, per arrivare, in un
altro dei momenti del concerto, con
Potrebbe essere Dio, a riflettere sul
Cristo offeso dalle bestemmie, dalla
droga, dall'ideologia e difeso solo da
un poeta-profeta laico e libertario,
allora trentenne lì a ricordare a tutti,
come oggi, che «Dio non è un manifesto,
semmai sarà ricostruire.».
Per poi tornare all'attualità dell'oggi,
nella sua nuova gioventù, dopo un salto
pluridecennale costellato di incontri,
note, fantasia, e sogni sempre e tutti
animati da una fede incrollabile che
accompagna, rende vivi e addirittura
immuni al girone dei delusi. Tutto
questo (e altro) è Renato Zero, il
giovane guerriero di sessant'anni che,
giunto al traguardo di un altro
entusiasmante viaggio, ha deciso di
augurare a tutti, pronti a vivere
l'ennesima favola, un natale e un futuro
di speranza «finché c'è chi ascolterà,
finché si farà l'amore, finché un uomo
pregherà».