CIAO TATA, VEDETTA DI LIBERTA’
di Daniele Priori
E io che ho preso il posto tuo,
oggi, sono qui, inebetito, a
pensarti viva.
Ti scrivo pubblicamente, cara
Roberta, sul Secolo, l’ultimo
quotidiano che ci ha visto
collaborare insieme per qualcosa di
buono. Una strada tra le tante,
certamente non casuale.
La prima, fantastica, ad unirci, a
donarmi il tuo sorriso, la tua
vitalità estrema, era stata
L’Indipendente con Giordano Bruno
Guerri che ci fece incontrare una
delle tante mattine al Caffè
Argentina, giusto cinque anni fa, e
Luciano Lanna che oggi al Secolo ha
stabilito questa impensabile e
fatale staffetta che, dopo il tuo
passo indietro, mi ha visto
involontario protagonista di una
nuova rubrica che, succedendoti, non
poteva essere altro che libertaria.
Tu scrivevi di Thelma e Louise con
Isabella Rauti. Me l’avevi
annunciato in anteprima, la scorsa
primavera, in una passeggiata romana
dopo un convegno in Campidoglio, Eri
felice di questa ennesima avventura
e in una delle prime uscite mi
chiedesti un parere sullo sfasciato
movimento gay romano che tanto,
credo, ti ricordava il tuo movimento
femminista nelle sue contorsioni
talora schizoidi.
La libertà era un’altra cosa. Ce
l’eravamo detti assieme, tante
volte. La libertà era il coraggio di
parlare, a destra, di diritti, di
mignotte, di femmine e di froci,
senza peli sulla lingua, come tu non
eri capace di averne.
L’ultima telefonata ce la facemmo a
fine febbraio. Mi dicesti che eri in
Svizzera, per un progetto con la tv
di quelle parti. Insieme ad Heidi,
scherzai io, come uno scemo.
L’avessi saputo che era il tuo
ultimo, finto viaggio nel villaggio
della tua splendida anima.
Allora, addio, vedetta di libertà.
Non ti dico di riposare in pace. Non
è da te. Ma di vivere, se puoi
ancora, se è lecito, se è vero, là
dove hai scelto tu, deliberatamente,
di andare in anticipo, lungo questa
tragica settimana a cavallo di
Pasqua.