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Dal Secolo d’Italia – 27 Maggio 2009
Date, numeri, testimonianze sulla persecuzione anti-gay di matrice marxista e comunista in un saggio di Enrico Oliari
di Daniele Priori
Qualcosa del resto sta cambiando nel momento stesso in cui anche il leghista Mario Borghezio, intervistato da Libero ammette:”Nella Metafisica del sesso Evola ci ha insegnato molto bene che esiste una componente omosessuale con cui bisogna convivere”. E anche a Cuba, ci ha raccontato Ettore Mo sul Corriere, dove venti anni fa i gay finivano dritti dritti ai lavori forzati, la figlia di Raoul Castro, Mariela, è stata la madrina di una grande manifestazione in difesa dei diritti degli omosessuali. In Italia, comunque, dopo le contrapposizioni passatiste che hanno caratterizzato l’ultimo periodo del Governo Prodi passi avanti sono stati compiuti quest’anno dal presidente della Camera, Gianfranco Fini che nei giorni scorsi ha incontrato alcune associazioni gay nazionali tra le quali GayLib, l’unica vicina al Popolo della Libertà. La buona stella di questo 2009 un po’ più luminoso per la comunità gay italiana ha fatto sì che proprio Gianfranco Fini sia stato il primo a ricevere dalle mani del presidente di GayLib Enrico Oliari, una copia di Omosessuali? compagni che sbagliano (Prospettiva Editrice, pp 210, euro 12 con interviste, tra gli altri, ad Angelo Pezzana e Franco Grillini ) il saggio di freschissima pubblicazione di cui proprio Oliari, storico del movimento gay e già esponente di An, si è reso autore. Si tratta di un puntuale e documentatissimo compendio di carattere storico imperniato sull’omofobia connaturata alla sinistra su scala mondiale. Una raccolta di date, numeri, circostanze e testimonianze su quello che si può definire, senza patemi, l’omocausto rosso. Non è un caso, infatti, che Oliari assieme al coraggioso editore Andrea Giannasi abbiano scelto come sottotitolo proprio “Omosessualità e comunismo – ciò che non bisogna sapere”. Una prospettiva a 360 gradi, dunque, dalla quale emerge in primis il perbenismo e il moralismo dell’intelligentija della sinistra italiana che, come annota acutamente Oliari, ha subito lo scossone più violento solo dopo la morte di Pasolini, prima di allora ostracizzato dallo stesso Partito Comunista. Era il novembre del 1975 e un manipolo di donne e uomini gay ben vestiti, armati di una onesta indignazione raggiunsero via delle Botteghe Oscure, sede del Pci. Sui loro cartelloni c’era scritto:”Sono omosessuale e non voglio morire”. Rarissime sono le documentazioni disponibili, una di queste, un filmato amatoriale, è a disposizione della Fondazione Luciano Massimo Consoli. Una cosa del genere non sarebbe mai potuta avvenire a Cuba, l’isola caraibica della rivoluzione castrista che ha consacrato il mito di Che Guevara, il lido dove proprio il Che fu tra i primi ideatori e attuatori dei tragici campi di rivirilizzazione, i famigerati Umap, nei quali si veniva accolti dalla scritta:”Il lavoro vi farà uomini”, così simile ad altre epigrafi totalitarie. Ma anche in Russia c’erano i gulag, dove finirono oltre 50mila omosessuali, in Cina i laogai dove le persone omosessuali venivano condotte con l’accusa di essere teppisti, disturbatori dell’ordine pubblico quindi, evidentemente, anche lì, controrivoluzionari. Le testimonianze dall’inferno cinese sono raggelanti. Si parla di esecuzioni a freddo, con un colpo di pistola in testa, a pochi metri dagli altri prigionieri, tenuti così vicini perché capissero la lezione. Come agghiacciante è l’intervista che una donna rumena Aurica ha rilasciato ad Oliari. Incarcerata ventidue anni fa, pochi giorni prima di Natale, a causa della delazione di una vicina di casa, stuprata ripetutamente durante gli interrogatori, umiliata con secchiate d’acqua gelida, tenuta fino al processo in una gabbia di un metro per un metro e mezzo, dove non poteva neppure sdraiarsi, con mani e piedi legati, e per pavimento una grata dalla quale poteva vedere e sentire il fetore delle acque sporche di Bucarest. Aurica è rimasta in cella fino al 1994, quando il regime di Ceaucescu era finito da un pezzo. Assolta da tutte le accuse, oggi è malata di cancro. Anche per questo Fausto Bertinotti ( intervistato nel libro di Oliari per valutare la questione vista da sinistra mentre nel contempo il giornalista Luciano Lanna, viene interpellato per sapere le opinioni della destra libertaria e dei diritti) ai tempi della sua leadership in Rifondazione Comunista sentì il bisogno di chiedere scusa alla comunità gay-lesbica e trans. “Il dialogo e l’integrazione – ha dichiarato Bertinotti – hanno avuto una presa incomparabile nel mondo. Culture che si sono diffuse anche grazie alle nuove generazioni come stili di vita, comportamenti, capacità di interrelazioni. malgrado la compresenza di istanze omofobiche alimentate da fondamentalismi, compresi quelli religiosi che lo stesso conservano una capacità di contrasto assai forte. Dall’altra parte, invece, la politica profondamente in crisi non sa leggere il linguaggio universale di liberazione che si poggia su queste istanze. Così ho considerato la mancata approvazione, nella scorsa legislatura, dei Pacs (Patti Civili di Solidarietà), un punto drammatico di arretramento”. Dall’altra parte, nella nuova destra, Luciano Lanna spiega: “La lotta all’omofobia va proposta come la richiesta di una società in cui vengono garantiti i diritti di tutti gli individui in quanto tali, al di là e oltre le differenze sociali, etniche, culturali o sessuali. E’ però arrivato il momento di superare logiche settoriali, compreso un movimento solo gay. Il rischio è infatti quello di trasformare un’esigenza, una richiesta di libertà e di diritti, in una sorta di nuova ideologia. E’ anche su questo fronte che una destra dei diritti si differenzia da una sinistra delle regole e delle rappresentanze frammentate”. Quello che tuttavia fa più paura, in ambito internazionale, è leggere la cronaca quotidiana, notizia di due giorni fa, da Mosca dove, ancora una volta, più di ottanta militanti gay sono stati arrestati colpevoli di essere scesi in piazza. Così come turba non poco, alla fine della lettura del saggio di Oliari, essere coscienti del fatto che nessuno saprà mai, fino alla caduta del regime, cosa avviene ancora oggi in Cina. E provoca non poca indignazione ricordare che appena tre anni fa, nel settembre 2006, il Parlamento Europeo ha emesso una direttiva contro i laogai cinesi di fronte alla quale il gruppo socialista ha pensato inspiegabilmente di astenersi Segno che l’ideologismo non ha ancora smesso del tutto di compiere i suoi danni. |