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Gay.tv, 27 set 07
SENSIBILMENTE UOLTER
(I GAY SI FARANNO INGANNARE ANCHE DA VELTRONI?)
Il vero volto (non ritoccato) di Veltroni, strafavorito candidato
alle primarie per la segreteria del PD.
Addavenì Veltrone. Ettepareva che in quota gaya non scattava il
solito, sinistro arruffianamento coatto verso il più figo (si veda
la ritoccatissima foto sull’home page di Gay Tv), il più buono (si
legga il libro Forse Dio è malato, pelosa lacrimazione del
proconsole in visita nella provincia africana) e, ovviamente, il più
sensibile, così almeno dice di lui nell’ultima dichiarazione l’arcigayo
romano Fabrizio Marrazzo.
Siamo alle solite, insomma. La popolazione gay mandata prima in Pacs,
trasportata poi forzosamente a fare il tifo per una catena di
supermercati (gli unici, i discount Dico, ad essersi giovati della
iperesposizione della proposta di legge abortita sulle coppie di
fatto) e mescolata infine in un Cus Cus passato incredibilmente
sotto un silenzio pressoché totale, è di nuovo coinvolta in un
fenomeno di massa: il Partito Democratico che nascerà a sinistra il
14 ottobre. Ehia Ehia! Anche se, va detto, non piace a tutti.
Soprattutto a quelli che, come Grillini, la politica la masticano
con confidenza e intelligenza e hanno subito assaporato il marcio.
Fatto sta, i gazebo per l’elezione del primo segretario nazionale
(alcuni dei quali, pare, siano stati piantati persino senza le
autorizzazioni comunali) affascinano. Ma c’è soprattutto lui: il
Veltrone. Walter l’americano, eterno kennediano. Quello che per gli
amici è Uolter e a Roma riesce a piacere a papa e froci. Quello che
ci infinocchia parlando d’amore, condivisione e poi la politica la
fa tutta per sé. Insomma proprio Lui che frattanto sta compiendo la
marcia trionfale in attesa del 14 ottobre, da tutti ritenuto il V
Day buonista, targato inequivocabilmente Veltroni. Dopo il discorso
per tutte le stagioni pronunciato al Lingotto, del resto, er sindaco
de Roma s’aspetta ora l’incoronazione in stile Carlo Magno,
fondatore non a caso del Sacro Romano Impero.
Esattamente quello che ha in testa da sempre. Per cui, guardate che
mi tocca dire, viva la faccia del cattivista stracciatessere Aurelio
Mancuso, da poco presidente nazionale Arcigay ed ex diessino.
Vale la pena, però, ugualmente mettere ancora una volta in guardia
gli entusiasti frocetti dem dem andando a ricordare qualche episodio
che dovrebbe rendere il sindaco Veltroni un po’ meno simpatico alla
comunità gay.
Era il 2000, tempo di World Pride. Uolter era segretario dei Ds
quasi in campagna elettorale per le Politiche, disastrose per i Ds,
dell’anno successivo che portarono al Governo Silvio Berlusconi. Il
Veltrone, dal capello già brizzolato ma comunque più rimbaldino di
adesso, si presentò al World Pride. A fianco a lui persino il
vecchio comunista Armando Cossutta. Quello che faceva la spola con
l’omofoba Unione Sovietica. Segno che i tempi erano proprio
cambiati. Maddeché? Ci pensava già, Walteruccio nostro, al
Campidoglio. Avrebbero mandato allo sbaraglio a correre per Palazzo
Chigi l’altro sindaco capitolino, Rutelli, passato dalla maryuana
pannelliana alla cicoria centrista, spianando la strada proprio a
Veltroni primo cittadino dell’Urbe. Mancava solo l’ultimo decisivo
miglio: l’accordo con la Santa Sede necessario a tutti per governare
Roma.
Detto fatto. Il trait d’union tra il Campidoglio del rosso tiepido
Walter e il Vaticano ancora scioccato per il sacrilego corteo frocio
c’è ed è persona fidata quanto integerrima. Si chiama Enrico
Gasbarra. Già presidente del Consiglio comunale ai tempi della prima
giunta Rutelli, quindi assessore al Commercio di Cicciobello e
depositario privilegiato dei rapporti con Oltretevere per
l’organizzazione del fastoso Giubileo del 2000. Quello che i gay
avrebbero sporcato e a cui, nota di demerito, il Veltrone segretario
Ds, come detto, partecipò.
Ovviamente fu l’ultima volta. Dopo di che, sotto tutela vaticana,
Veltroni fa ticket, guarda un po’, proprio con Gasbarra mentre il
già segretario diessino e già primo ministro, Massimo D’Alema da
tempo intratteneva impegnativi rapporti epistolari col cardinale
prefetto della Congregazione della Fede, poi eletto papa Joseph
Ratzinger. Carteggi succosissimi di cui aspettiamo la pubblicazione,
per ora tra le sicure mani del bravo e preparatissimo collega
Roberto Schena.
Un nodo più complesso di quanto si immagini che porta di fatto Roma
ad essere sempre di più, giorno dopo giorno, sacro e inviolabile
suolo. Coll’organizzazione del World Pride, potenzialmente
potentissima sotto il profilo politico che si sfalda. Con la zarina
Imma Battaglia relegata in un nutrito e ludico Gay Village
ovviamente, proprio perché non politicizzato, patrocinato dal Comune
veltroniano (buonismo panem et circenses). Mentre la brava Imma per
parlare di politica si è trovata costretta a rivolgersi alla ruvida
quanto infida affabulazione di Francesco Storace, fino al 2005
destrorso governatore della Regione Lazio. Tutto questo con la sede
Arcigay romana pressoché vacante e il Circolo Mario Mieli
schiacciato su posizioni di estrema sinistra tanto oltranziste
quanto innocue. Con un Gay Pride che, compresa l’ultima trionfale e
nazionale edizione capitolina, non ha più visto la partecipazione e
nemmeno il saluto del sindaco Veltroni il quale si è sempre affidato
alla delegata per l’interetnicità (istituzione buonista quanto
impronunciabile e odiosamente veltroniana).
Gasbarra, intanto, nel 2003 veniva eletto presidente della Provincia
abbandonando così Uolter la cui Amministrazione, però, era ormai ben
istradata. Alla Provincia, tuttavia, tipica sinistra ipocrisia,
resiste ancora ad oggi una inutile consulta gay-lesbica i cui
risultati finora sono state forse un paio di campagne tipo
pubblicità progresso. Ma nello stesso tempo il consigliere
provinciale eletto a Palazzo Valentini, Edoardo Delvecchio, già
coordinatore romano della base gay Ds, da un giorno all’altro lascia
la carica gaya per dedicarsi ad altri incarichi istituzionali,
mentre nella Regione Lazio, tornata da due anni pure quella nelle
mani della sinistra, Paola Concia, responsabile della medesima
organizzazione glbt diessina, oggi denominata GayLeft, si occupa di
sport.
E Veltroni? Tace ovviamente. In pace con se stesso e con il
Vaticano. Con i gay organizzati continua ad usare una tecnica sempre
affidabile, quella del bastone e della carota. O meglio: divide et
impera. Non è un caso, infatti, che proprio la ricostituita Arcigay
Roma, presieduta da un omonimo del presidente della Regione Lazio,
Marrazzo, sì, proprio quello del “com’è sensibile Uolter…” di cui si
accennava all’inizio, insomma loro, si siano sottratti dall’ultima
battaglia in favore del registro delle unioni civili per Roma
condotta a suon di banchetti e firme, coram romano populo, dai
RadicaliRoma assieme a tutto il movimento glbt romano.
E’ dell’anno scorso il sostegno che il Comune ha dato alla
benemerita ma, pure questa, politicamente non impegnativa, Gay Help
Line messa in piedi da Arcigay. Tanto valeva, quindi, non inimicarsi
l’imperatore che ora, a firme più che ampiamente raccolte, chissà se
si deciderà a liberare la mano, di fronte alla richiesta popolare,
delle responsabili della segreteria generale del Campidoglio e della
presidenza del Consiglio comunale deputati a portare in discussione
un tema forse simbolico ma così caro alla comunità gay romana.
Chissà.
Frattanto, però, con una certa spudoratezza netta come i ritocchi
alla foto comparsa sui siti gay, Uolter chiede una nuova firma in
bianco agli omosessuali italiani. E loro che fanno? Forse ci credono
nuovamente. Di fronte a tanta sensibilità, però, varrebbe invece la
pena svegliarsi e, democratici per democratici, alle primarie del 14
ottobre interrogare la cattolica adulta, coraggiosa ma sempre chiara
e decisa Rosy Bindi. Almeno lei la firma su una discreta proposta di
legge per cambiare un po’ in meglio le nostre vite se l’è rischiata. |