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- L'Indipendente,
2.2.05 - Cuba, la persecuzione contro i gay continua
- L'Indipendente, 26
gen 05 - Ricordando tutti gli Homocaust
- L'Indipendente, 19
gen 05 - Politica e TV, omosessuali protagonisti
- L'Indipendente, 12
gen 05 - I gay, i partiti e le ipocrisie della sinistra
- L'Indipendente, 22
set 04 - E' iniziata una nuova stagione
- L'Indipendente, 15
set 04 - Nasce in Francia il partito modello
- L'Indipendente, 1 set
04 - Vogliamo un Tridente laico e libertario
- L'Indipendente, 27
lug 04 - Pasolini e la destra, una sorpresa per pochi
- L'Indipendente, 30
giu 04 - Spazio all’area (finora) silenziosa: “Gli omosessuali non
stanno solo a sinistra”
- L'Indipendente, 21
lug 04 - I tanti referendum sulla fecondazione assistita
L'Indipendente, 2 feb 05
.
CUBA, LA PERSECUZIONE
CONTRO I GAY CONTINUA
di Daniele Priori
Nel “regno” di Fidel
Castro esibirsi in atteggiamenti omosessuali è ancora reato
E mente il governo
rivoluzionario invita i vertici Arcigay a un convegno “culturale”
nelle notti de L’Avana insistono i raid violenti, gli arresti e i
“suicidi” nelle carceri
“Io riterrei opportuno
ricordare tutte le vittime, di tutte le dittature senza escludere
nessun morto, in quanto ogni essere umano ucciso sotto un regime è
stato vittima di una follia criminale. Spero
che un giorno si arrivi a celebrare la giornata della memoria anche
per le vittime del
comunismo, che sono tante, sparse in diversi angoli della Terra.
Sarebbe bello che come oggi si va a Auschwitz un giorno si andasse
di fronte a un'ambasciata cubana, russa, coreana o cinese a
depositare un fiore o a accendere una candela, per commemorare tutte
le vittime, ma soprattutto per ricordare che certe persecuzioni sono
ancora presenti, con alcuni grandi persecutori ancora protetti da
certi politici”. Parola di Joel Rodriguez, esiliato politico cubano
in Italia, portavoce dell’associazione “Unione per le libertà a
Cuba”. Le considerazioni che Joel consegna a L’Indipendente
arrivano pochi giorni dopo il 27 gennaio, giornata della memoria in
cui sono stati ricordati anche gli omosessuali morti nei lager
nazisti europei. Grande clamore, tuttavia, hanno suscitato le parole
del presidente di GayLib, Enrico Oliari il quale ha inteso
risollevare la coperta del buonismo andando a ricordare anche gli
altri morti, gli altri homocaust perpetrati sotto i vari
regimi, in particolare a Cuba, l’isola caraibica in cui dal 1959
governa il lìder maximo Fidel Castro, all’origine del mito
di Ernesto Che Guevara, esattamente quel volto ritratto su bandiere
e magliette rosse che si vedono sventolare nelle manifestazioni
della sinistra, comprese le ormai tradizionali parate gay estive.
Una vera contraddizione, quest’ultima, in quanto varie ricostruzioni
storiche (tra le più documentate quelle dello storico Massimo
Consoli e del giornalista Roberto Schena) attribuiscono proprio al
Che la responsabilità di aver allestito a Cuba campi di detenzione e
lavoro forzato per gli oppositori politici, con una particolare
“attenzione” agli omosessuali. Questi campi di lavoro si chimavano
Umap (Unità militari di aiuto alla produzione). Alina Castro, la
figlia controrivoluzionaria di Castro, esiliatasi volontariamente a
Miami, non più tardi dello scorso autunno raccontava proprio come i
gay erano considerati malati e che, anche oggi, la situazione non è
poi tanto migliorata. In specie se si considera che l’articolo 303
del Codice penale cubano punisce l’omosessualità manifestata in
pubblico con la prigione. Un sussulto più unico che raro arrivò dai
vertici Arcigay nell’estate 2003, quando “l’altra sinistra”, proprio
il 28 giugno, giornata mondiale dell’orgoglio gay, pensò bene di
sfilare a Roma in difesa del regime di Fidel Castro. Arcigay uscì
con una nota nella quale si sottolineava, ad esempio,
l’inopportunità di difendere la dittatura cubana nel giorno del gay
pride. La scorsa estate, poi, una delegazione andò a visitare
l’isola e ottenne rassicurazioni dal governo castrista che
invitarono i maricones italici al congresso per la cultura e
per lo sviluppo in programma a L’Avana nel giugno di quest’anno.
Buoni propositi, insomma. Peccato che proprio pochi mesi fa, come ci
ha spiegato Joel Rodruiguez, dopo queste cordialità della “cupola
dittatoriale”, a Cuba si sia scatenata una nuova caccia alle
streghe contro i gay e soprattutto contro i travestiti. Episodi che
portarono alcuni di loro a suicidarsi in carcere con un ragazzo che,
per la disperazione, pare si sia tagliato gli organi genitali. Una
macabra cartolina datata Cuba 2004. Attualità, cronaca. Altro che
memoria.
L'Indipendente, 26 gen
05
.
RICORDANDO TUTTI
GLI HOMOCAUST
.
di Daniele
Priori
.
Nel giorno della
Memoria alla Risiera di San Saba a Trieste sarà scoperta una targa
per le vittime gay della Shoah. Il vicesindaco Lippi (An) favorevole
all’iniziativa:
le giunte di
sinistra non ci avevano pensato. Oliari (GayLib): “Non
dimentichiamo gli omosessuali internati dai comunisti in Russia e a
Cuba”
.
Un triangolo rosa. Era
quello il marchio dell’infamia per chi, sotto il regime nazista,
veniva identificato e successivamente internato a causa della
propria omosessualità.
Visitare uno dei tanti
campi di sterminio nazifascista sparsi per l’Europa, da Auschwitz a
Mauthausen, passando per Dachau, Buchenwald e Bergen Belsen,
significa questo. Trovarsi davanti a una sfilata di simboli, marchi
che rappresentarono la condanne a morte per milioni di persone.
Le stelle gialle
indicavano gli ebrei ma la Shoah, il genocidio perpetrato dalla
follia dei nazisti, portò all’eliminazione di milioni di persone.
Tra queste un numero imprecisato di omosessuali. Dai 16mila agli
80mila dichiara Massimo Consoli, autore del saggio “Homocaust”
(edizioni Kaos), incentrato proprio sullo sterminio di gay, lesbiche
da parte del regime hitleriano.
Domani ricorre il
sessantesimo anniversario dalla liberazione del lager di Auschwitz.
Dagli inizi di questo giovane secolo si è deciso di definire il 27
gennaio “Giornata della Memoria”.
La manifestazione più
significativa quest’anno avverrà a Trieste, alla Risiera di San
Saba, unico campo di concentramento nazista sul territorio italiano.
Il locale circolo dell’Arcigay scoprirà una targa in memoria delle
vittime dell’Homocaust.
L’iniziativa ha avuto
il plauso generale. Tra i pareri favorevoli c’è da registrare quello
del vicesindaco della città, Paris Lippi, esponente di An e
presidente della commissione del museo della Risiera. “La
discriminazione mirata degli omosessuali da parte dei nazifascisti –
dichiara Lippi a L’Indipendente – è un fatto ormai
riconosciuto. Sulla parete dove comparirà la targa in ricordo delle
vittime gay ci sono già alcune lapidi poste dai rappresentanti di
altre minoranze colpite. Era impossibile non essere favorevoli a
commemorare anche le vittime della comunità gay. Semmai – precisa il
vicesindaco di Trieste – il caso politico non è nel fatto che un
esponente di An dia parere positivo a una iniziativa simile ma nel
fatto che le amministrazioni di centrosinistra alla guida di Trieste
prima di noi non ci abbiano pensato.”
Il dibattito sulla
“memoria”, tuttavia, non scorre del tutto liscio neppure quest’anno.
Enrico Oliari, presidente di GayLib che nel dicembre 2003, dopo lo
storico viaggio del vicepremier Gianfranco Fini in Israele, chiese
ufficialmente in diretta tv le scuse anche per i gay morti nei
lager, quest’anno precisa:”Non credo molto alle scuse dei posteri su
un passato che non hanno vissuto personalmente” se quindi quella
poteva essere letta come una provocazione, Oliari è di sicuro serio
quando se la prende per le imprecisioni storiche di chi definisce le
i gay eliminati nell’Homocaust come “vittime del Fascismo”.
“Bisogna distinguere
per non straparlare – dichiara stizzito Oliari - mentre in
Germania il paragrafo 175 condannava l'omosessualità, in Italia non
esistevano leggi contro i gay, neppure all'epoca della Repubblica
sociale. Nel 1930 furono gli stessi fascisti ad opporsi, durante la
stesura del nuovo codice penale Rocco, ad una legge punitiva del
rapporto omosessuale, in quanto si riteneva la problematica di
competenza della morale e quindi non dello Stato. Probabilmente –
conclude il presidente di GayLib - qualche associazione gay di
sinistra è alla ricerca di un vittimismo di dubbio gusto. Pensino
piuttosto a ricordare i 50mila gay scomparsi nei Gulag sovietici o i
molti internati nei campi Umap cubani, inventati da Guevara”.
Particolare che suggerirebbe, senza alcuna inopportunità, proprio
nel giorno della memoria di allargare i confini del ricordo alle
vittime di tutti i totalitarismi. Il che, sinceramente, non sembra
davvero una blasfemia storica
L'Indipendente, 19 gen
05
POLITICA E TV,
OMOSESSUALI PROTAGONISTI
di Daniele Priori
Fiction e politica. La
“questione omosessuale” non conosce più confini. Quella trascorsa è
stata una settimana in cui la gaya consorteria, a destra e manca, ha
avuto più volte modo di far parlare di sé. Sul palcoscenico sono
finite in particolar modo la fiction di Raiuno, protagonista Lando
Buzzanca, intitolata “Mio figlio” e la vittoria alle primarie nella
sinistra pugliese del candidato Prc, Vendola che correrà contro il
liberale Raffaele Fitto per strappargli la poltrona di governatore
barese.
A eccitare, però, più
di altri la gaya destra è stato il virile attacco partito dalle
colonne de Il Secolo d’Italia, quotidiano di An, contro la
fiction gayfriendly del destrorso Buzzanca. Secondo il giornale di
via della Scrofa continuando così l’anormalità si normalizza e si
corre il rischio di convertire alla “gaytudine” tanti bravi ragazzi.
Il “Merlo gay”,
perché no?
Lando Buzzanca è andato
su tutte le furie:”Come è possibile considerare anormali delle
persone che vivono una sessualità diversa?” Si è chiesto l’ex
Merlo maschio del cinema italiano che con “Mio figlio” ha fatto
parlare di sé non solo grazie alla sua splendida interpretazione nel
ruolo di un padre che si trova di fronte all’omosessualità del
figlio ma proprio perché Buzzanca nella sua storia artistica non ha
mai negato di appartenere all’area culturale della destra. Tanto è
bastato a muovere gli animi. Si è passati dalla fine ironia da bar
sport dell’ “intellettuale” Marcello Veneziani che ha parlato di
kulossal cinematografici, alle autorevoli arringhe pro Buzzanca
di noti personaggi del mondo dell’arte vicina alla destra. Dal
grande attore teatrale Giorgio Albertazzi che, anni fa, nella sua
autobiografia raccontò di un amore gay vissuto in gioventù, fino a
Lino Banfi che ha sentenziato duro:”Il centrodestra attaccando Lando
dimostra di non saper difendere i suoi artisti”.
La sinistra gay
“alla pugliese”
Politica che si mischia
all’arte e che pare non possa fare a meno di “frocizzarsi” un po’.
Lo sanno bene gli uomini della strana asse D’Alema-Margherita in
Puglia che, dopo le primarie, si ritrovano candidato Nichi Vendola,
un gay dichiarato che sfiderà Raffaele Fitto, giovane liberale,
figlioccio di Berlusconi, che nel 2003 sfidò i colonnellì della Cdl
e patrocinò il Gay Pride nazionale di Bari cui vanno le simpatie di
molti gay di centrodestra..
Il gay “alla
milanese” di Formigoni
Fa parlare di sé,
tuttavia, pure la Cdl lombarda che, oltre ai mal di pancia leghisti
sulla ricandidatura del governatore uscente Roberto Formigoni, fa
notizia grazie alla “nomination”, anticipata sette giorni fa da
L’Indipendente, del segretario politico di GayLib, Marco Anselmo
Jouvenal che sarà capolista a Monza in un partito, i
Liberaldemocratici, (da non confondere con quelli di Segni) che ha
come portavoce Marco Marsili, marito della cantante icona gay, Viola
Valentino, autrice della canzone divenuta un inno gay, “Comprami”.
Liberali vecchio stampo, insomma, in cui, come spiega Jouvenal, “i
principi ispiratori sono la difesa di tutte le libertà, a partire da
quelle individuali, della proprietà privata e dei diritti civili, lo
Stato aconfessionale e la burocrazia al minimo con una tutela
fondamentale delle fasce deboli. La partita per i diritti gay
partirà dalla creazione di uno sportello antidiscriminazioni sulla
base dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere”. GayLib
sarà il valore aggiunto per portare, con Jouvenal, la bandiera gay
fin lassù, in cima al Pirellone di Milano e regalare un sogno
arcobaleno pure al governatore azzurro cattolico, Formigoni.
L'Indipendente, 12 gen
05
I GAY, I PARTIITI
E LE IPOCRISIE DELLA SINISTRA
Enrico Oliari accusa:"Se ne frega dei nostri diritti. Dopo gli anni
al potere non è cambiato niente"
"Ho voglia di destra". Il 2005 dell'intellighenzia gay di sinistra
si apre così, con una polemica dai toni aspri incentrata sulla
scarsa visibilità degli attivisti omosessuali di centrodestra. A
firmare il pepato affondo è stato il direttore della rivista Pride,
Giovanni Dall'Orto, sul portale
www.gay.it.
"Oggi un gay di destra si definisce tale solo perché è contrario a
ciò che vogliono i gay di sinistra". Questo è l'assunto, cui fa
seguito la sentenza che secondo il Dall'Orto-pensiero vorrebbe "la
destra gay oggi ancora troppo supina alle direttive dei partiti". Il
cui scopo "non sembra portare la questione gay nella destra, bensì
portare il modo di pensare nella destra all'interno del mondo gay. I
gay di destra in Italia sono insomma ancora troppo di destra (al
punto da essere spesso omofobi essi stessi), e troppo poco gay,
molti di loro rifiutano con orrore il nome stesso di gay".
Battute al curaro, una provocazione che, come era inevitabile, ha
animato il dibattito e tirato fuori le voci della destra gay più
viva. Un consenso quasi unanime. Lo si è letto proprio nel forum
telematico di GayLib dove all'iniziale tentativo sussiegoso e molto
destrorso-radical chic di lasciar cadere la provocazione nel
silenzio, si è ben presto sotituita l'indignazione e la reazione.
Commenti pesanti sfociati in una risposta molto dura da parte del
presidente di GayLib, Enrico Oliari che in un articolo intitolato,
paradossalmente, "Ho voglia di sinistra", si è impegnato nel
demolire una a una le fondamenta del provocatorio castello di accuse
di Dall'Orto, costruito - a giudizio di Oliari - su una "destrofobia
che rasenta il risibile".
"Se è vero, infatti, che in Italia esiste una destra contraria ai
nostri diritti, è anche vero - insiste il presidente di GayLib -
che esiste una sinistra che, de facto, se ne frega altamente. Il
centrosinistra è stato al governo sei anni nella passata
legislatura, e cos'hanno ottenuto i gay? Niente. C'è voluto un
sindaco di destra per dare a Arcigay una prestigiosa sede a Bologna
a costo zero. Ci sono volute le amministrazioni di destra per dare i
patrocini ai gay pride. Ci sono proposte di legge per il
riconoscimento delle unioni civili promosse da esponenti di destra e
a Bolzano il registro comunale per le unioni civili è stato
approvato con quattro voti favorevoli di Alleanza Nazionale,
nonostante i voti contrari della Margherita. Magari, se ne stupisca
Dall'Orto, qualche gay di destra si è dato da fare per
sensibilizzare i propri colleghi di partito". Al riguardo va
aggiunto che i Liberaldemocratici candideranno in Lombardia, alle
prossime Regionali, Marco Anselmo Jouvenal, segretario politico di
GayLib
IL CASO VENDOLA. Un dibattito, questo, che oggettivamente potrebbe
essere più interessante se da sinistra si facesse chiarezza, per
esempio, sulle accuse di discriminazione che l'esponente gay del
Prc, Niki Vendola, ha lanciato a Massimo D'Alema durante la corsa
per la designazione di un candidato alternativo al gayfriendly
Raffaele Fitto della Cdl per guidare la Regione Puglia. Un punto
dolente che, come insegna la realpolitik delle Frattocchie e la sua
gaya informazione di parte, è bene non toccare per non mettere in
difficoltà i propri alleati. Forse per questo, come sottolinea
spesso Roberto Schena, il coraggioso direttore dell'unica rivista
gay di area liberale, Lui-Guidemagazine sarebbe opportuno, invece
che continuare a dar voce al batti e ribatti coi compagni, andare a
sostenere la controinformazione gay di destra. Animando il dibattito
dove c'è realmente la possibilità, in piena libertà, di discutere su
tutto, senza preclusioni.
Sulle contraddizioni palesi della destra ma anche sulle ipocrisie,
sempre vive, della sinistra. Compagni gay compresi
L'indipendente, 22 set
04
E’ INIZIATA UNA NUOVA
STAGIONE
Alleanza Nazionale “scopre” i
diritti dei gay. A partire dalle candidature nel Lazio
Una possibilità che
solo un mese fa sembrava più che remota si profila all’orizzonte
della destra italiana: camminare unita verso la nuova stagione,
quella dei diritti gay, che potrebbe essere segnata proprio dalla
candidatura alle prossime elezioni regionali del Lazio di un gay di
destra.
L’uomo della destra
gaya potrebbe essere così la cartina di tornasole per un’operazione
che giocoforza diventerebbe, se possibile, ancor più affascinante e
pregna di possibili risvolti.
I primi passi
Con la “destra
protagonista”, quella più moderata e più vicina ai possibili sbocchi
ideologici nel grande mare delle libertà individuali ha fatto i suoi
passi.
“La Gaya Destra” sul
nostro Indipendente né è la prova tangibile. Questa bella e
colorata tribuna dove, improvvisamente, in un assolato mercoledì di
fine giugno un gay ha preso la parola e con essa la possibilità, in
quell’ormai quasi memorabile 1 settembre, di “provocare” l’anima più
vera e passionale, quella dell’altra destra: sociale, dura e pura
che, attraverso il governatore del Lazio, Francesco Storace ha dato
la sua disponibilità.
Il peso del “voto
gay” nella Cdl
Stiamo imparando pian
pianino come funziona questa “politica politicante” dalla quale fino
a oggi – con un po’ di intellettuale disgusto – ci siamo tenuti
fuori e abbiamo capito che ai nostri “referenti”, a queste anime
della destra, interessa capire quanto pesa la causa gay e cosa
porterà.
Pesa abbastanza, almeno
quanto un masso sullo stomaco dei molti che fino a oggi – nella
destra stessa – non hanno avuto il coraggio di darsi un’anagrafe.
Per le mille paure, anche giustificabili, che certi atteggiamenti al
limite dell’omofobia potevano incutere in un potenziale “gay di
destra” Costa anche, c’è da starne certi, almeno quanto un’apertura
storica come quella che Gianfranco Fini, nello scorso dicembre, ha
fatto nei riguardi degli ebrei, chiedendo loro scusa. In fondo – e
purtroppo – i teoconservatori dal 1994 in poi hanno
seriamente contagiato anche la destra italiana.
Al tempo stesso, però,
fare fronte comune sul tema dei diritti civili per la “comunità
varia” ci avvicinerebbe all’Europa dove ormai – presto anche nei
paesi dell’Est – la “coppia di fatto” (espressione orribile) è un
fatto davanti alla legge con provvedimenti di vario tipo dai PaCS
(Patti civili di solidarietà) alla francese in su.
Una campagna “azzurra” per i PaCS
Proprio parlando di
PaCS non può non saltare agli occhi la campagna sotto forma di
stampa e manifesti avviata dai Ds in questi giorni nelle grandi
città e sui quotidiani.
I laici della Casa
delle Libertà non devono scordare mai che su questo tema esiste una
proposta di legge, firmata dall’onorevole Dario Rivolta (Forza
Italia) e sostenuta da circa cinquanta deputati di centrodestra.
Sarebbe molto
significativo per l’ala liberal del partito di Berlusconi,
promuovere anche lei una campagna di forte impatto sul tema delle
coppie di fatto. Lo “spazio politico” ci sarebbe, il nostro sostegno
pure. Noi che, vivendo di realismo, non smetteremo mai di credere
nei sogni per trasformarli in una realtà migliore.
L'indipendente, 15 set
04
Nasce in Francia il
partito modello
Uno "spettro
arcobaleno" si aggira per l'Europa: lo spettro del "partito gay".
Uno choc che, da un lato, la politica del Vecchio Continente teme ma
che, dall'altro, si prepara a subire. Bene: eccola accontentata: lo
choc è arrivato ieri, da Parigi, da un leader della destra gollista
(cioé l'Ump, il partito del presidente Chirac) che a pochi mesi dal
suo "coming out" ha lanciato la sua sfida: un partito frocio. E di
destra. Non una delle tante associazioni per i diritti civili
(ricordiamo che in Francia esiste già una GayLib che tifa per il
destro Chirac) ma proprio un partito, con il suo nome "Oggi,
diversamente", il suo slogan "100% different" e il suo programma che
prevede - tra gli altri punti - quello di liberalizzare l'eutanasia
e far votare i ragazzini a sedici anni. Così mentre la destra di
Storace in Italia, anzi, nel Lazio "apre" ai gay, la sinistra
polemizza (a tutto vantaggio del popolo glbt- gay lesbo bisex trans)
ampliando il dialogo con la propria componente omosessuale, la
Francia - come è ormai usuale - ci lascia di stucco con iniziative
che in Italia continuano a sembrare ai confini della realtà o
quasi. "La gaya destra", infatti, ancora estasiata dal dialogo
improvviso nato con il governatore del Lazio - e credendo di aver
fatto già molto, quasi di aver varcato i limiti del pensabile - si
ritrova di fronte a un tipetto niente male, un omino d'Oltralpe,
senza dubbio un eccentrico, tale Jean Luc Romero, già dirigente del
partito neogollista, ora a capo del neonato partito "raimbow". Una
forma di sicuro "avventurismo" politico che - ci permettiamo di
obiettare - dubitiamo possa sfondare a tutto campo, come forse
intenderebbero gli ispiratori, contrari ad ogni possibile
ghettizzazione degli omosessuali - ma che tuttavia crediamo possa
essere guardata con simpatia, se le premesse sono quelle lanciate
dalla signora Brigitte Lahale, 48enne vicepresidente di "Oggi,
diversamente", ex pornostar che ha dichiarato:"Bisogna essere un po'
matti per avere il coraggio di smuovere le cose, le mentalità". Su
questo concordiamo. Per il resto siamo alla finestra, strizzando
l'occhio con complicità. Memori di come la nostra "piccola storia"
con Storace è nata, ovvero attraverso una provocazione sul nostro
amato "Indipendente".
IL "NOSTRO" STORACE, PERCHE' NO: I DS HANNO PAURA
Tornando appunto alle cose di casa nostra, nel Lazio, al centro del
dialogo fra "La gaya destra" e la Casa delle Libertà, una
consigliera regionale diessina, Giulia Rodano, solitamente molto
pronta nel ribattere e dire la sua su tutto, a una settimana di
distanza dall'appello de L'Indipendente e dalle prime risposte di
Storace, si è sentita in dovere di ricordarci che il presidente
della Regione è un ragazzaccio tendenzialmente omofobo e in quattro
anni non ha fatto praticamente nulla per la "comunità varia". Vero
ma diamogli un'altra possibilità! Che ne dite? In fondo anche i Ds
erano comunisti come Stalin, Che Guevara e Castro, quelli che nei
loro paesi i gay li hanno internati nei campi di concentramento. Ora
gli ex comunisti italiani sono cambiati, gliene diamo atto, noi ci
siamo solo permessi di sperare che cambi in meglio - seguendo la
tradizione laica della destra storica - anche il governatore
laziale.
Vogliamo un Tridente
laico e libertario
Da L’Indipendente
1 Settembre 2004
Anche i gay – come
tutti gli italiani medi – tornano nelle città dopo le ferie d’agosto
. E di fronte agli occhi, con le abbronzature da pride, Mardì Gras e
Mykonos che andranno via via schiarendo sotto le camicie e i
tailleur da uffici e negozi vari, ritroviamo il solito mondo e le
solite storie. Pare opportuno, a tal proposito, rimettere insieme i
cocci sparsi dalla calura estiva per riprendere con puntualità e
poter ribattere punto su punto. “La gaya destra” ora ha una grande
responsabilità. Abbiamo capito, una volta di più, di non poter più
sbagliare ma soprattutto di avere sulle spalle più di altri l’onore
e l’onere di portare avanti in libertà la rivendicazione dei diritti
civili per le cosiddette “coppie di fatto”. Siamo gli unici,
infatti, a essere davvero liberi, senza dover badare a chi da troppo
tempo per vendere tessere continua a tenere in pugno i voti gay.
Sinistro e ipocrita atteggiamento cui la maggioranza dei gay
impeganati si è ormai (chissà quanto onestamente) assuefatta. Noi,
invece, non ci accontentiamo. Vogliamo tutto e qui, in questa destra
che stiamo creando. I nostri partiti, purtroppo anche quelli del
cosiddetto “Tridente” (Forza Italia, An e Lega), non calcolano la
causa glbt (gay-lesbo-bisex-trans). Ci sono i radicali. Loro sì che
sono nostri amici e, specie grazie all’ottimo Marco Cappato, tengono
ben presente le richieste e i diritti (negati) alla comunità varia.
Bondi ai radicali:
un’apertura… pallida
Tuttavia l’altro
giorno, in un editoriale domenicale su “il Giornale”, Sandro Bondi,
coordinatore di Forza Italia, apriva timidamente ai radicali,
facendo il novero di ciò che unisce e ciò che divide i berlusconiani
dai pannelliani e, guardacaso, ha omesso del tutto la “questione
omosessuale”. A Bondi consigliamo di dare un’occhiata dalle parti
dell’amico George, dove c’è un coraggioso e repubblicano
vicepresidente degli Stati Uniti, Dick Cheney che finalmente si è
detto orgoglioso della sua figlia lesbica e pronto a riconoscere i
sacrosanti diritti dell’amore che questa ragazza vive con la propria
partner. Ma Bondi dimentica uomini del calibro di Alfredo Biondi,
Dario Rivolta e, udite udite, perfino Marcello Pera da sempre
attenti e aperti alla tematica dei diritti civili. In alcuni casi,
si veda la proposta di legge Rivolta per l’istituzione dei PaCS
(Patto Civile di Solidarietà), con atti chiari e realmente liberali,
ignorati tanto dall’intellighenzia “cattoconservatrice” della Cdl
quanto dalla sinistra gay, con l’eccezione dell’operoso e dialogante
Franco Grillini, deputato Ds autore di un’altra proposta a tema. Noi
e spero tutti gli amici de “La Gaya Destra” da qui in avanti saremo
un tamburo in favore della marcia veloce di queste iniziative. Anzi
ci adopereremo affinché nel Kiss2PaCS che probabilmente si terrà a
Roma per la seconda volta il prossimo 14 febbraio, questa volta si
parli anche della proposta di legge “azzurra”. Non è più tempo di
tergiversare e ci muoveremo nel Tridente a tutto campo. Sperando
sempre nell’aiuto, in questo stesso campo, degli amici radicali.
Storace fatti vivo, ti
diremo qualcosa di destra
Una grande occasione –
la si prenda anche come una provocazione ma giusto un po’ – ce l’ha
Francesco Storace nel Lazio. Lui, simbolo di un certo tipo di destra
“dura e pura”, avrà la sua lista oltre Alleanza Nazionale a
sostenerlo nell’appuntamento primaverile delle elezioni regionali.
Lui sta facendo passi avanti e, alla faccia delle “quote” rosa, pare
abbia manifestato l’intenzione di avere dalla sua una intera lista
al femminile. La strada è quella giusta. Una destra femminista ci
piace. Per questo rinnoviamo l’appello: caro Francesco, pensa cosa
sarebbe una lista Storace con una quota “verde” (il colore gay per
eccellenza). Una vera iniezione di libertà che spiazzerebbe tutti,
andrebbe oltre il Polo senza snaturarlo e soprattutto porterebbe il
Lazio, regione della Città Eterna, davvero al passo coi tempi. Più
vicini agli Usa di Dick Cheney, meno alla sottana del cardinale
Ratzinger. E saremmo sempre, orgogliosamente, uomini di destra. La
destra che ci piace.
La Gaya destra
.
L'Indipendente, 287 lug
04 - Pasolini e la destra, una sorpresa per pochi
Pier Paolo Pasolini
e la
destra, due realtà più legate di quanto si possa pensare. Siamo
stati incuriositi e felicemente sorpresi, due settimane orsono,
dalla lettura di un comunicato stampa della Regione Lazio. Già
proprio quella guidata da Francesco Storace, in cui si parlava con
soddisfazione del premio letterario indetto per il trentesimo
anniversario della scomparsa del poeta di Casarsa, il tutto
patrocinato dalla stessa amministrazione regionale.
Un'idea che ci è piaciuta tanto, al punto che "La gaya destra" si è
mossa e è andata alla ricerca di qualche informazione in più
sull'argomento. Alla fine più di qualcosa è effettivamente emerso.
Per esempio dallo storico, e vasto, archivio di Massimo Consoli
(consultabile su internet all'indirizzo
www.sexonline.cybercore.com/consolin.
Per noi è stata una sorpresa- sarà per via dell'età, e ce
ne rammarichiamo – scoprire che a destra, da molto tempo, qualcuno
ama particolarmente Pier Paolo Pasolini. E ama discuterne,
analizzando le varie sfaccettature, anche quelle "scandalose", della
complessa figura.
Quella prima pagina sul
Secolo
Era la fine degli anni
Ottanta, precisamente il dicembre
1988, quando -udite udite - nella storica (e tragica) sezione
del Movimento sociale italiano di Acca Larentia, a Roma, si
organizzava un dibattito su "Pasolini visto da destra. Un incontro
di cui si occupò ampiamente il quotidiano di via della Scrofa, Il
secolo d'Italia, che animò un dibattito lungo quasi un mese.
Al punto da aprire un vero e proprio “caso Pisolini” Prima nelle pagine
interne, poi-tanti furono gli interventi-in prima pagina, dove
l'attuale direttore Gennaro Malgieri firmò un fondo dal titolo
"Pasolini e noi". I molti, nella corrente più reazionaria, alzarono
i cori di protesta. Il più rumoroso fu quello del compianto Marzio
Tremaglia che assieme a altri non lesinò nel definire il poeta di
Casarsa semplicemente un «corruttore di giovani». La stessa accusa
per cui Pasolini fu espulso dal Pci negli anni Cinquanta.
Corruttore o genio?
Al di là di questo c'è
però da sottolineare l'interesse, delle varie componenti di quella
che era ancora la destra "non sdoganata", per uno scrittore
omosessuale. II tutto gradualmente. Dapprima con un approccio quasi
timido, e poi con sempre meno timori. Se, infatti, all'inizio il
personaggio e ancor più il tema dell'omosessualità erano trattati
con lee pinze, alla fine del mese di dibattito sul Secolo d'Italia
si arrivò a leggere articoli assai più coraggiosi: uno a firma di
Silvano Moffa, "Il nostro Pasolini",l'altro di Umberto Croppi che
provocò: "E se fosse reazionario?"
Una vita scandalosa
Moffa, per primo, pur
precisando ancora una volta che nessuno aveva mai sognato di
accreditare Pasolini come uomo di destra, proponeva ai lettori i
primi distinguo sulla sua esistenza di omosessuale. Definendolo
con approccio critico “persona complessa e tormentata che sfugge
alle classificazioni”. Decise di spingersi più avanti ancora Croppi
che, andando a dividere il tema Pasolini in più capitoli, arrivato a
quello riguardante "1'uomo" scrisse: «Questa sua vita "scandalosa",
Pasolini l'ha vissuta con disinvoltura e senza ipocrisia in quanto
subiva sulla sua stessa pelle i problemi dei quali parlava, sui
quali scriveva. E quindi la sua morte assume un valore eroico nel
senso classico del termine. Al punto che l'autore di quanto sopra
afferma testualmente di preferire il tormento della "vita bruciata"
di Pasolini a quella dello scorrere scialbo delle esistenze di loro
tanti animosi amici, rivoluzionari da operetta! ».
Il dibattito, più
interessante che mai, sul genio friulano resta quindi aperto. Il
premio sostenuto da Storace sarà un'occasione in più per tornare a
parlare dì un artista che secondo numerosi esponenti della destra è
davvero un patrimonio comune per tutti gli italiani.
La Gaya destra
.
L'Indipendente, 30 giu
04 - Spazio all’area (finora) silenziosa: “Gli omosessuali non
stanno solo a sinistra”
.
Pochi ma buoni o forse, addirittura, una "area silenziosa".
Componente velata, storicamente contagiata dal "si fa ma non si
dice". Quelli, insomma, snobbati dalla maggioranza della Chiesa per
le Libertà oggi al governo in Italia. Quelli che i gay sinistri
(politicamente corretti) disprezzano con un sorrisino di sufficienza
e dicono più o meno apertamente «no, con te non ci parlo perché sei
di destra».
Ecco la "gaya destra", quella componente prima invisibile e che dal
1997, grazie ad una associazione-rete di persone in rete, una sorta
di laboratorio di idee in movimento, "GavLib" (www.gay-lib.info) si
impegna a far sentire la propria voce ai tanti emuli dei provocatori
che al governatore del Lazio chiedono di dire «qualcosa di destra»
per sentirsi rispondere: «A frociii!!! », e ovviamente ai più
insidiosi - oscurantisti e omofobi - neo-democristiani, purtroppo
vincitori delle recenti elezioni europee.
Una destra gaya e libertaria (anticentro) che si rivolge oggi al
Tridente, che crede nel progetto firmato da Berlusconi nel 1994 e
vuole con tutta la propria forza collaborare a quel progetto
riformista per cui nel 2001 la maggioranza dei gay italiani (secondo
un sondaggio del portale www.gay.it) ha scelto di dare la propria
fiducia al Cavaliere.
Contro i luoghi comuni
Una "gaya destra" nata anche per negare 1'assioma che essere gay
significhi per forza di cose essere di sinistra o addirittura no
global. Una "gaya destra" che vota anche un partito come An: il
quale per dimostrarsi autenticamente riformista e democratico, deve
esprimere una sua politica per i diritti civili, non omofoba, aperta
e in linea con la più autentica tradizione della destra italiana del
dopoguerra (e non solo). L'altra destra, insomma, quella meno
conosciuta, né nera, né azzurra ma arcobabaleno: intenta a chiedere
assieme a tutti gli esponenti di buona volontà della comunità glbt (gay-lesbica-bisex
e trans) di collaborare al raggiungimento dell'unico fine comune: i
diritti civili che, in primo luogo, debbono consistere nella
battaglia contro ogni discriminazione, nell'educazione al rispetto
delle diversità.
A partire dalla scuola, per arrivare a un naturale e pieno
riconoscimento sociale delle realtà glbt presenti nella società
italiana. Perché l'Italia si allinei finalmente al resto d'Europa,
riconoscendo legalmente le coppie di fatto, approvando almeno un
testo unico che scaturisca dalle due proposte di legge
(Rivolta/Grillini) per l'istituzione del Pacs (Patto civile di
solidarietà), un "contratto" non invadente in cui lo Stato riconosce
e tutela ogni tipo di convivenza, addirittura senza entrare sotto le
lenzuola dei contraenti.
Obiettivi possibili
Un vero modello libertario da affiancare, poi - per chi vorrà- alla
possibilità di convolare ufficialmente a nozze dinanzi all'autorità
pubblica.
Perché vengano realmente tutelati i diritti e le libertà individuali
e non si scada - come purtroppo sta accadendo - nel conservatorismo
clericale che riesce a produrre solo "aborti" legislativi corne
l'orrenda legge sulla fecondazione medicalmente assistita, un
provvedirnento apertamente omofobo che nega a una donna lesbica la
gioia della gravidanza. Una legge che vede GayLib al fianco dei
radicali.
Il referendum abrogativo della legge 40 rappresenterebbe il primo
vero segnale di riscossa dell'Italia laica e libertaria. Un
obiettivo possibile.
La Gaya Destra
.
L'indipendente, 21 lug
04 - I tanti referendum sulla fecondazione assistita
.
Dalla proposta per l’abrogazione
a quella diessina che discrimina le lesbiche
Viva ogni mamma.
La battaglia referendaria sulla legge 40/2004 che regolamenta la
fecondazione medicalmente assistita è entrata totalmente nel vivo e
- come era inevitabile - ha coinvolto a tutto tondo anche il mondo
omosessuale italiano. A farsi avanti per prime, perché più dirette
interessate, sono le donne lesbiche. Come è noto, con la legge 40
non potranno più accedere in Italia alla fecondazione artificiale.
Per la prima volta, insomma, nella giungla dell'assenza delle leggi
viene giuridicamente sancita una forma di omofobia: la "lesbofobia".
I radicali e con essi varie associazioni, dalla "Luca Coscioni",
per la ricerca scientifica, alla "No God", atei per la laicità dello
Stato, fino a GayLib e Arcigay, si stanno adoperando nella raccolta
delle firme per un referendum totalmente abrogativo.
Un partito dei diritti parziali
I Democratici di
sinistra, invece, partito dei diritti con tanto di base gay
all'attivo, hanno una volta di più dimenticato il loro ruolo,
proponendo un referendum solo parzialmente abrogativo, nel quale
tra gli articoli da salvare all'interno della "legge crudele", c'è
proprio il numero 5: quello che vieta alle donne lesbiche la
possibilità di diventare mamme, solo perché il loro partner non sarà
mai un uomo. Unito il fronte delle lesbiche sul tema: a partire da
Nadina Sassu, membro del consiglio direttivo di GayLib - vicina
alle posizioni della storica componente sarda del Msi, oggi in An -
che nei giorni scorsi si è resa prima firmataria di un duro
documento con il quale si stigmatizzava l'atteggiamento "lesbofobico"
proprio dei Ds. Per arrivare alla presidentessa di Arcilesbica e
parlamentare di Rifondazione Comunista, Titti De Simone che,
rispondendo a
L'Indipendente, ha chiarito senza mezzi termini come la
legge 40 «debba essere cancellata nella sua complessità, proprio
perché l'intero impianto è un attacco ai diritti fondamentali della
persona oltre che discriminatorio, come si evince dall'articolo 5.
Si tratta quindi di una legge incostituzionale. Per questo, sia
come Rifondazione comunista che come Arcilesbica, stiamo sostenendo
il referendum dei radicali».
In equilibrio i Cods
(Coordinamento omosessuale Ds) che - pare più per disciplina di
partito che per altro - stanno raccogliendo firme per tutte le
proposte.
Edoardo Delvecchio,
responsabile Cods di Roma e Lazio, sostiene infatti che «tentando
la strada del mettere le toppe sui singoli pezzettini si rischia che
alla fine resti tutto invariato. Credo», ha dichiarato l'esponente
gay diessino, «che la legge vada riscritta completamente e, pur
tenendo conto delle varie sensibilità, dovrà offrire opportunità
per tutti quanti».
La Bellucci scende in campo
Intanto Monica Bellucci,
impegnata sul set del film di Spike Lee
She hate me (dove,
con tanto di pancione, interpreterà il ruolo di una lesbica che
vuole a tutti i costi diventare mamma) ha deciso di prendere anche
lei posizione contro la legge 40.
Dure le dichiarazioni:
«Nell'Islam ti mettono direttamente il
chador per farti
stare zitta. In Italia basta che tu non sia sposata con tutti i
crismi perché ti impediscano di ricorrere alla scienza per avere un
figlio».
Complimenti e tanti
auguri a Monica, attrice simbolo di bellezza femminile, con testa e
"pancione" da grande donna. L'Italia laica gliene è grata.
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