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Congresso
Forza Italia Marino 2007, relazione
Signore
Delegate;
Signori
Delegati;
Amiche e
Amici simpatizzanti;
“Vi sono momenti, nella Vita, in
cui tacere diventa una colpa e parlare
diventa un obbligo. Un dovere civile, una
sfida morale, un imperativo categorico al
quale non ci si può sottrarre”.
Così Oriana
Fallaci, a pochi giorni dall’attentato alle
Torri Gemelle di New York di quel maledetto
quanto epocale 11 settembre del 2001,
motivava il manifesto-grido con il quale
dava l’avvio a una nuova stagione di impegno
politico-culturale-sociale a livello
planetario che vedeva come protagonista di
primo piano l’Occidente.
Improvvisamente e come nessun altro discorso
teorico era riuscito a fare sino ad allora,
quei grattacieli tagliati come burro e in
pochi minuti sbriciolatisi come pasta frolla
hanno scosso il mondo intero. Tutto assieme.
Da quei
tremendi quanto fatidici giorni di un
settembre ormai lontano sei anni, la
finestra di casa Fallaci a New York e i
monitor delle tv e dei computer accesi in
tutto il mondo su una stessa immagine ci
hanno spiegato che la Pòlis non è più
soltanto Atene o l’Urbe Roma. La
città di ciascuno di noi è il mondo e
parallelamente il mondo è in casa nostra.
E’ a partire
da queste immagini, dunque, solo
logisticamente distanti che dobbiamo tornare
a cogliere il senso di un agire politico
che, proprio dal 2001, si è totalmente
modificato.
Il mondo
cambia, cari Amici, e noi non possiamo
tirarci indietro. Il mondo corre e noi non
possiamo rallentare. Dobbiamo continuare a
pensare e riflettere, necessità suprema,
correndo al passo di chi ci sta vicino e,
rispettandone gli spazi di libertà,
coinvolgerlo con le nostre idee ancor più
veloci delle sue gambe. Solo così avremo
messo in pratica quel grido e avremmo
dimostrato di esserci destati di fronte alle
mille nuove forme di modernità, ai mille
nuovi segnali di emergenza, alle mille nuove
necessità che la società e ogni individuo al
proprio interno ci pongono di fronte allo
sguardo.
Apro questa
relazione guardando lontano, cari amici,
perché le nuove tecnologie affascinanti e
realmente democratiche, fortunatamente,
hanno ammaliato anche Marino, molti marinesi
e tra questi certamente gli elettori di
centrodestra più attenti a quello che è il
vero progresso, l’apertura delle menti verso
nuovi orizzonti di dialogo e politica.
Forza Italia
di Marino nello specifico e, di più, tutte
quelle realtà che assieme a noi vorranno
aderire al nuovo soggetto politico in fase
di costituzione, il Popolo della Libertà,
restano, dunque, affacciate sul mondo. Ne
sono prova l’attiva partecipazione alle
discussioni sul forum del sito del sindaco
di MarIno, Adriano Palozzi, lealmente
sostenuto da tutti noi, così come
l’informatissimo blog del nostro partito
aperto da alcuni amici che per questo vanno
lodati e ringraziati.
E’ tempo,
dunque, amici cari, di ripartire da dove
c’eravamo lasciati.
Per Forza
Italia Marino lo è, permettetemi, una volta
di più: necessario quanto urgente.
Forza Italia,
infatti, ha avuto da sempre e nello stesso
tempo una virtù e un limite palesemente
riconosciuti. Da un lato la gioia e la
vitalità di un presidente, fondatore e
leader carismatico quale è Silvio
Berlusconi, dall’altro la mancanza purtroppo
cronica di un personale politico autorevole
nei propri quadri.
Il nostro
gruppo locale in tutti questi anni non si è
discostato da questo paradigma.
Attraverso il
simbolo che onoriamo e continueremo a
portare lontano nella formula europea e
allargata di Popolo della Libertà al passo
con le modulazioni che i tempi e la politica
ci imporranno, portiamo infatti avanti il
nome, il volto, la firma e il carisma del
presidente Silvio Berlusconi con il
pacchetto di consensi legati al fenomeno
dalla medesima figura originato.
Quello,
insomma, che i giornali per i partiti di
sinistra chiamano il voto di bandiera e per
noi declinano al pari di una baracconata
come “berlusconismo”. Parole a parte, ci
sono però i numeri che Forza Italia,
oggettivamente, continua a tenere in larga e
quasi esclusiva parte grazie a Berlusconi.
Conferme a tale teoria sono giunte da più
parti, anche da realtà locali prossime alla
nostra, che hanno vissuto passaggi
decisamente critici ma che, nello stesso
tempo, hanno registrato una tenuta
dell’elettorato pienamente autonoma rispetto
alle varie beghe di potentati paesani o
pseudocorrenti di emanazione provinciale o
regionale.
Dall’altro
lato ritengo pertanto, e credo conveniate
con me, sia proprio giunto il momento di
dare una classe dirigente vera al partito,
di più nella nuova formula che vedrà una
maggiore apertura alle associazioni e ai
rappresentanti della società civile. Questa
occasione di confronto congressuale può
essere, in questo senso, la chiave di volta.
E’ tempo, dunque, di iniziare a fare
politica davvero. A viverla confortati dalla
passione, moderati e spinti
dall’intelligenza che occorre per trattare
la nobile arte ateniese anche a Marino.
C’è bisogno
di ripartire da dove c’eravamo lasciati,
dicevo. Già. Perché assieme ai tanti petali
di rosa, magari di rosa azzurra, non possono
non essere messe sul piatto le spine. Quelle
spine che, prima di questo congresso, hanno
portato il partito a una lunga fase di
commissariamento e purtroppo mai a una fase
di reale unità politica interna.
Non sarò io,
cari delegati, sia chiaro, a lanciare
anatemi contro un dibattito franco e deciso
tra le numerose componenti culturali che
dentro Forza Italia e ancor di più nel
Popolo della Libertà hanno trovato e
troveranno ospitalità. Ne sarò, anzi,
assieme a tutti gli amici del direttivo, il
massimo garante e, se le condizioni lo
permetteranno, lo stimolatore di ogni
fiammella di impegno che possa giungere da
ogni dove ad accrescere il confronto e il
livello di libertà intellettuale, politica,
amministrativa per mezzo di Forza Italia e
del Popolo della Libertà.
Il fatto, del
resto, che sia qui a relazionarvi su idee e
strategie che auspico possano divenire
patrimonio comune, non nasconde e io per
primo pretendo non nasconda, le origini
profonde di chi vi parla.
Chiedendo
scusa a tutti voi per il passaggio
autoreferenziale, non posso non tributare in
questa illustre sede tutto il mio affetto e
la mia riconoscenza al virtuoso e vivace
sottobosco dal quale provengo e dove ho
frequentato la mia palestra politica: il
mondo variegato e raro nel centrodestra ma
pure esistente dell’associazionismo in
difesa dei diritti civili di tutti i
cittadini, lo spassoso e colorato mondo dei
blog e della cosiddetta “politica on line”
cui poc’anzi facevo cenno, il piccolo grande
pianeta radicale, liberale, liberista,
libertario che ha visto me e altri amici
portare negli ultimi due anni, il pensiero e
l’agire riformatori organicamente nella Casa
delle Libertà in ambito nazionale così come
a Marino.
E’ per tutti
questi motivi, dunque, per l’affascinante
bagaglio di idee e potenzialità che Forza
Italia ha nella propria essenza profonda che
dobbiamo ripartire.
Ripartiamo
dal 1994, da quel nuovo miracolo italiano.
Da quel flash di modernità che è stata
l’esperienza del primo Governo Berlusconi,
ripercorsa e compiuta poi in Spagna dalla
doppia legislatura del popolare Aznar.
Ripensiamo al
fervore del risveglio di una politica e di
un arco liberaldemocratico, socialista,
cattolico, repubblicano che era stato
violentato dalla rivoluzione giudiziaria
fino a rimanere senza espressione alcuna.
Ripensiamo al
cielo azzurro spuntato dal nulla alla fine
del 1993 sui teleschermi delle nostre tv, a
quell’idea di partito liberale di massa che
potesse essere di tutte le donne e gli
uomini liberi che vogliono restare liberi,
di tutti i laici non intolleranti e
laicisti, di tutti i cattolici popolari,
eredi della più bella tradizione passata da
Sturzo a De Gasperi che, senza cadere nel
confessionalismo clericale, è riuscita a
trasmettere alla quotidianità della politica
i valori del cristianesimo misti a quelli di
una democrazia al passo con i tempi. Forza
Italia è e ancor di più il Popolo della
Libertà dovrà essere la casa di tutti quei
riformisti che hanno creduto nel tempo in
formazioni storicamente vicine alla sinistra
per il progresso e l’unità nazionale,
rimaste però poi schiacciate
dall’internazionalismo marchiato a tinte
forti dall’ideologia comunista, quindi
distrutte a loro volta, come dicevo
poc’anzi, dalle inchieste giudiziarie e
rimaste di fatto senza rappresentanza.
In questo
clima di ritrovato spirito e rinnovato
entusiasmo politico maturò l’avvenieristica
stagione dei club e delle convention
all’americana.
Un’esperienza, quella dei club, che potrebbe
essere ripetuta, in barba ai correntismi e
ai gruppi di potere messi in piedi da
moderni nani e ballerine, la cui credibilità
lascia il tempo che trova oltre a non
intercettare minimamente l’interesse degli
elettori. A mutuarla dopo anni potrebbe
essere proprio la nostra città, nei più vari
ambiti: dal quartiere alla circoscrizione
fino al nuovo mezzo telematico. Il
coordinamento e il direttivo cittadino del
partito si impegneranno ad incontrare
periodicamente tutti i rappresentanti dei
club territoriali. Quelli che sarebbero una
vera spinta all’entusiasmo e alla rinnovata
partecipazione della città alla vita
politica del nostro partito e
dell’Amministrazione, capitolo al quale
accennerò a breve.
Questa, del
resto, è l’Italia che Silvio Berlusconi è
andato ad intercettare allora ed è tornato
con più successo a convincere nel 2001 e ora
nella già storica domenica novembrina al
gazebo di Piazza San Babila a Milano.
I cinque anni
di governo nazionale, che a Marino per il
centrodestra d’inizio millennio sono stati
soltanto due, hanno poi fatto la loro parte.
Sufficiente o
poco più a livello nazionale, del tutto
disastrosa in ambito locale.
Per
ripartire, dopo anni di lacerante
autocritica, gettiamo l’ultimo sguardo a
quel periodo marinese per capire come il
Popolo della Libertà non dovrà mai più
ridursi. Non dovremo mai più abbassarci al
ruolo di analfabeti e balbuzienti
sottoscrittori di una politica non nostra.
No. E’ giusto
dire no. Ed è giusto che a dirlo sia una
persona e una classe dirigente nuova.
E’ giusto più
che mai ora, in questa fase storico-politica
convulsa e confusa. In questo trionfare
dell’antipolitica e, per la prima volta, dei
movimenti anche nel centrodestra. Movimenti
virtuosi, di popolo, gente vera, che
segnano, quelli sì, la prima reale
maturazione dell’area liberaldemocratica.
Dovremo fare
la nostra parte, senza dubbi e senza animi
cupi. Anzi. Dovremo farla con tutta la
passione e la buona volontà necessarie.
A livello
nazionale, come è già, e come
indubitabilmente dovrà essere sempre più
anche a Marino, dovremo confermare la
leadership di centrodestra nell’area
liberale trasversale. Le elezioni
provinciali della prossima primavera sono il
primo appello, nella speranza che pure le
Politiche non siano troppo lontane.
Da parte
nostra, noi venticinquenni con la nostra
aria pulita, nuova, preparata e a tutti i
livelli presentabile dovremo riuscire a
coinvolgere attivamente sotto la bandiera
del Popolo della Libertà anzitutto quei
cattolici che hanno detto no al Partito
Democratico, così come quei laici, radicali
e socialisti scontenti delle prospettive
politiche offerte loro dalla confusa
politica pannelliana o dalla costituente
socialista di Boselli, De Michelis & Co. che
si dice unitaria ma è in realtà ugualmente
parziale e contigua all’operazione Partito
Democratico.
Ci serviranno
preparazione e studio, settori di interesse.
Il nostro
consiglio direttivo, in questo senso, con le
proposte che maturerà dovrà essere la linfa
vitale del gruppo consiliare e degli
amministratori azzurri presenti in giunta.
Tutte le
componenti e auspicabilmente i nuovi club
del territorio dovranno a loro volta fornire
idee che il direttivo farà sue e porterà
avanti.
Il confronto
tra il direttivo e i club del territorio ma
anche con tutte le realtà associative,
anzitutto, dell’area moderata,
liberaldemocratica, cattolico popolare,
laico-riformatrice e riformista così come
con gli altri partiti del centrodestra dovrà
essere costante.
Le lezioni
che possono giungere da donne come Stefania
Craxi e Michela Vittoria Brambilla ma anche
da uomini come Antonio Martino e Giancarlo
Pagliarini, dal giovane genio di Alberto
Mingardi, Ferdinando Adornato, Carlo Pelanda,
Daniele Capezzone, Benedetto Della Vedova,
Marco Taradash, Paolo Guzzanti, Leonardo
Facco, Andrea Mancia e altri sono talmente
impagabili e raggiungibili da divenire per
tutti noi irrinunciabile ispirazione.
Dovremo,
pertanto, dar vita a contatti utilissimi con
i gruppi e le associazioni rappresentate da
queste donne e questi uomini: la Fondazione
Craxi e il movimento Giovane Italia che
hanno già aderito al Popolo della Libertà,
il Circolo della Libertà, il Circolo
Giovani, la Fondazione Liberal, già attivi
sul nostro territorio, il pregevole Istituto
Bruno Leoni e i Circoli del Buon Governo, i
Riformatori Liberali, con i quali mi onoro
di condividere programmi e battaglie,
Decidere.net, il Movimento Libertario fino
alla città virtuale di Tocqueville con la
sua rete di blog liberali.
Questa spinta
decisa nella direzione dell’attesa e mai
realizzata “Rivoluzione Liberale” non
implicherà, anzi, farà in modo di accrescere
la consapevolezza e la maturità nel rapporto
franco e sereno che già lega Forza Italia ai
numerosi gruppi cattolici e alle parrocchie
presenti sul territorio. Il direttivo e il
coordinatore di Forza Italia, nel pieno
delle loro facoltà e della loro totale
autonomia e responsabilità intellettuale,
conforme allo Statuto, dovrà discutere con
tutti i rappresentanti di queste
associazioni, a ogni livello, traendone idee
e mettendole a disposizione
dell’Amministrazione della quale siamo parte
così come della cittadinanza tutta. Sarà
nostra cura, infatti, una volta intavolati i
rapporti con tutti loro, individuare i
personaggi di maggiori interesse e
organizzare forum azzurri con la loro
presenza in città.
Non ci
dimenticheremo, poi, anzi, dovremo
decisamente incrementare la presenza di
donne in politica. Ho appena citato, non a
caso, Stefania Craxi e Michela Vittoria
Brambilla. La sfida di Forza Italia Marino
sarà quella di trovare la sua piccola grande
Margaret Tatcher. Si preparino, dunque, le
audaci rappresentanti di Azzurro Donna.
Contatteremo anche loro e troveremo le donne
azzurre marinesi capaci di stupirci e volare
alto.
Per volare
alto, però, serve cultura. Anche una buona
cultura politica. Per questo ci faremo
aiutare. I nostri club, di tanto in tanto,
si trasformeranno in aule universitarie con
professori di storia e scienza della
politica che ci faranno scoprire le idee dei
grandi pensatori, economisti, politici della
migliore tradizione liberale italiana e
internazionale alla quale Forza Italia si
ispira.
Tutto questo,
cari Amici, ed arrivo alla conclusione
parlando, come annunciato, della nostra
Amministrazione marinese, proprio per
evitare cattive figure in un contesto nel
quale, invece, gli elettori e le idee di
Forza Italia e del Popolo della Libertà
assieme alla figura di Silvio Berlusconi
richiedono la massima tutela e cura a tutti
i livelli.
Parlando di
Amministrazione, quindi, va detto anzitutto
che il verbo liberale è assolutamente
rivoluzionario. Lo è e deve esserlo
giocoforza di più laddove l’imput liberale è
mancato pressoché del tutto come a Marino.
In tal caso la soluzione che il Popolo della
Libertà deve proporre può divenire persino
uno shock d’impatto ma necessario.
Tutto ciò
sino ad oggi a Marino non è accaduto. Forza
Italia, in ambito amministrativo, ha preso
posizioni di rilievo alle quali, però, è
mancata la spinta delle idee e dei
programmi.
Siamo stati
troppo accondiscendenti con le vecchie
logiche e con i vecchi gruppi di potere
ahimé vivacissimi nella nostra città.
Abbiamo
accusato troppi colpi, assecondando troppe
mediazioni rispetto a quello che deve essere
l’imprinting politico liberale che Forza
Italia deve e dovrà dare con più decisione
alla coalizione.
Ripeto il
concetto cardine di questa modesta ma onesta
relazione. D’ora in avanti Forza Italia nel
Popolo della Libertà dovrà fare realmente la
differenza.
Dovremo
essere i primi in politica, spendendo sul
campo tutte le forze e le possibilità
poc’anzi elencate.
Dovremo
essere i primi in ambito amministrativo.
Dovremo
fugare definitivamente l’idea sbagliata ma
diffusa che Forza Italia rappresenti di
fatto a Marino gli interessi di qualche
casta di affaristi legati a doppio filo alla
politica e al palazzo.
Forza Italia
rappresenta il ceto medio. Il nostro
elettorato sul quale dovremo puntare e che
non dovremo deludere ma anzi del quale
dovremo intercettare sempre più le esigenze,
è quel ceto medio produttivo, quella
“maggioranza silenziosa” di montanelliana
memoria che, grazie a noi, dovrà trovare
voce.
Occorrerà
coraggio. Anche, se del caso, creando
qualche piccolo strappo che poi, con la
forza e il carisma di una leadership
politica di coalizione, dovremo saper
ricucire.
I temi sono
molti. Faccio un elenco veloce perché non è
questa la sede eppur tuttavia mi pare
necessario, prima di finire, esemplificare i
concetti scendendo un minimo nello
specifico.
L’economia.
Non è pensabile ricondurre tutto alla cara
vecchia logica statalista di una società
multiservizi di fatto municipalizzata. Dov’è
l’indotto economico? Dov’è la sussidiarietà
tra pubblico e privato per la quale Forza
Italia, grazie a lezioni come quella del
professor Antonio Martino, si è sempre
battuta con decisione? Quale circolo
virtuoso di risorse produttive e capacità
professionali c’è se si continua a
foraggiare una società per azioni finta che
è di fatto un blocco stantìo? Ce lo siamo
chiesti? Siamo pronti a lottare anche, se
servirà, con una campagna aperta e se sarà
il caso pubblica che metta in luce questo
dislivello gestionale tra il programma che
dovrebbe essere liberale della nostra
Amministrazione e la triste quotidianità
appena messa in luce?
E il rapporto
con chi il motore dell’economia può
agevolarlo? Parlo ovviamente dei numerosi
istituti di credito presenti sul nostro
territorio.
Una forza
liberale quale è Forza Italia e quale sarà
ancor di più il Popolo della Libertà non
dovrebbe, nell’organizzazione degli eventi
culturali per esempio così come in molte
altre attività, anziché chiedere
sponsorizzazioni che significano soldi
regalati alle casse comunali, favorire
partnership organizzative, coinvolgendo,
quindi, proprio le banche o i grandi gruppi
nella discussione sui vari cartelloni di
eventi così come nella programmazione
amministrativa del calendario culturale
annuale? Non avremo mica paura di far
perdere prestigio al Comune. Anzi, se
permettete, diverremmo un piccolo portento
italiano.
Laddove,
infatti, in piena legalità, questo
pluralismo di energie, che è poi una forma
bella ed esemplare di democrazia applicata,
ha preso piede, più all’estero che in Italia
in verità, i risultati sono stati
semplicemente ottimi.
Dovremo fare
in modo che tale processo inizi anche a
Marino. Pure se è difficile.
Il metodo
ottimale, va detto anche questo, l’ha
individuato un amministratore di Forza
Italia, l’amico Massimo Prinzi.
Il suo
assessorato alla Cultura ci ha dato una
bella lezione, partendo dai piani più
nobili, quelli delle arti visive. Ha
convocato gli stati generali. Dal nulla,
grazie alla collaborazione pulita e senza
chissà quali pretese dei nostri bravi
artisti marinesi, è stata data vita alla
“Vetrina Castrimeniense”, indubbiamente la
novità più bella di tutta la Sagra dell’Uva
2007.
Apriamo,
dunque, le porte: a tutti gli sportivi, a
tutti gli operai, ai piccoli e medi
imprenditori pronti a investire sul
territorio, ai negozianti, a tutti i
ristoratori e ai gestori di bar e
discoteche, ai pochi albergatori che
speriamo crescano di numero. Apriamo senza
paura, mostriamo la massima volontà di
collaborazione così da poter essere più
liberi di amministrare e di dire la nostra.
Ho notizie in
merito al fatto che, ancora il pluridelegato
assessore Prinzi, ha messo mano a un piano
di programmazione per lo sviluppo del
turismo.
E’ su questo
settore, senza retorica, che passa il
riscatto del centro storico cittadino.
Lo stesso
marchio di qualità “Marino” al quale si sta
lavorando non dovrà diventare il mezzuccio
per guadagnare cinquanta centesimi in più
oggi ma dovrà essere lo stimolo decisivo a
guardare all’Europa di domani.
Marino, una
volta raggiunti determinati standard
soprattutto in materia di commercio e
turismo, dovrà, infatti, poter guardare come
reali possibilità di sviluppo e di vetrina
ad un appuntamento come la Borsa
Internazionale del Turismo o a realtà come
BicLazio (business innovation centre) che
sta collaborando con Comuni addirittura più
piccoli del nostro e con cui è partita da
pochissimo una interessante collaborazione a
beneficio, finalmente, anche delle imprese
del nostro territorio.
Chi non avrà
risposto o si sarà tirato indietro
assestandosi su posizioni di rottura o, al
solito, di egoista e disarticolato
pseudolobbysmo, se ne prenderà tutta la
responsabilità di fronte ai cittadini e, c’è
da giurarci, se saremo in tanti a remare
dalla stessa parte, potrà fare ben poco.
Questa è la
democrazia. Questo è il liberalismo.
Ascoltare tutti e prendere la decisione più
saggia e rappresentativa della volontà
comune.
Lasciarsi
condizionare, invece, dai singoli egoismi
non è altro che il seme della cattiva
amministrazione, della confusione, della
politica da bar e da gioco delle tre carte
che fino ad oggi ha generato soltanto le ben
note e continue crisi nelle quali i
fannulloni da sempre, specie a Marino, si
beano.
Proseguendo
nell’excursus, va detto che in materia di
piccoli lavori pubblici è molto buona la
strategia delle soluzioni minimali e
costanti, vicine ai cittadini e alle loro
esigenze del giorno, vedi marciapiedi rotti
o strada non asfaltata.
Molto buono è
il lavoro certosino che sta portando avanti
il presidente della I Circoscrizione,
l’azzurro Giorgio Moretti, a contatto
diretto con le persone residenti nel centro
storico.
La nostra
forza, del resto, lo ripeto, sarà anche
quella di essere un gruppo popolare nel
senso più alto del termine ma anche in
quello più semplice e pratico. La gente
vuole parlare con il politico tutto l’anno e
non una volta ogni due-tre anni quando le
elezioni si avvicinano. Ed è questo l’unico
modo per non perdere i contatti e i consensi
acquisiti.
Altresì, e
Forza Italia ha il dovere e la delega per
essere anche lì, dovremo mettere il cappello
e comunicarlo al meglio delle possibilità,
sui grandi lavori pubblici di cui il Comune
abbisogna.
E’ passato un
anno e mezzo, è ora che si comincino a dare
risposte visibili anche in quest’ambito. La
conclusione in anticipo dei lavori sul
tratto marinese della rete fognaria
circumlacuale può essere un buon esempio
iniziale. Continuiamo così.
Quello che,
però, ad oggi preme di più al partito sono i
prossimi impegni elettorali. Dovremo
impegnarci, cari Amici, allo spasimo delle
possibilità affinché anche in Provincia e il
prima possibile al Governo del Paese torni a
brillare l’azzurro di Forza Italia assieme
ai valori e alle idee del Popolo della
Libertà.
Dovremo farlo
anche per dare un seguito al nostro
programma marinese.
Per poter
presentare progetti seri e ascoltati anche
nelle grandi opere. Per avere una strada
politica continua che, come era già capitato
senza che in realtà si sia riusciti a
valorizzarlo, ricolleghi Palazzo Colonna a
Palazzo Valentini e a Palazzo Chigi, il
Comune di Marino alla Provincia di Roma e
all’Esecutivo nazionale.
Così sarà
tutto molto più facile e possibile. Così
potremo davvero sperare di dare un seguito a
uno dei punti per i quali, permettetemelo,
personalmente mi sono impegnato nella
campagna elettorale per l’elezione di
Adriano Palozzi sindaco di Marino: portare
una sede liceale a Marino. Un distaccamento,
magari, di un liceo classico o di uno
scientifico che cominci a risollevare il
livello qualitativo delle presenze in città.
Anche questa,
cari Amici, è urbanistica. Non è altro. Il
Popolo della Libertà dovrà farsi carico
dell’impresa, ancora non riuscita, di
riconsegnare un volto umano all’argomento
che a Marino è diventato il diabolus in
politica e che, in tal modo, o viene
tenuto lontano per paura oppure viene
ammansito solo da chi intende continuare a
gestire la belva a proprio piacimento per
continuare ad edificare in maniera
scriteriata.
A Marino non
serve più la politica del mattone grezzo ma
quella del mattone di qualità.
Urbanistica
significa, appunto, anche scuola, servizi,
lavoro per le famiglie, sviluppo
sostenibile, coesione sociale.
Urbanistica è
anche dignità. E’ anche favorire un ritorno
delle famiglie marinesi fuggite dal centro
storico rimasto in mano ad albanesi e rumeni
che spesso pur di abitare scendono sotto il
livello di dignità consentita oltre a
delinquere sino a livelli non più
sopportabili checché ne dicano le sinistre
sirene e le fiaccole del buonismo locale e
nazionale.
Uno sviluppo
urbanistico di qualità, in tal senso, lo si
ottiene attuando una capillare politica per
la sicurezza sul territorio. Ci si arriva
mettendo i vigili alle calcagna dei piccoli
delinquenti che si ubriacano e violentano
ogni notte il centro storico con urla e
sporcizie ma anche tenendo il piglio deciso
contro quei delinquenti italiani e
pienamente lucidi che affittano cantine e
grottini a cinquecento euro al mese talora a
famiglie di disgraziati, a volte neppure
soltanto stranieri.
Nella mia
giovane carriera di redattore, infatti, mi è
capitato di raccontare storie di famiglie
italiane che, anche a Marino, vivevano (e
non so se ancora vivano) in cantine prive di
abitabilità affittate da note agenzie
immobiliari di fama e diffusione nazionali.
Questa è la
città che non vogliamo più vedere. Questa è
la privazione violenta della libertà, della
dignità, del decoro umano e civile che
deriva dall’avere o dal non avere una casa,
contro la quale il Popolo della Libertà,
partito liberale di massa, dovrà lottare.
Altrimenti mi chiedo cosa sia e a cosa serva
la politica.
Poche battute
fa, ricordavo la campagna elettorale per le
Amministrative dello scorso anno e il vigore
giovanile che in quell’avventura siamo
riusciti a sprigionare fino a portare dalla
nostra tutti, altri giovani, mamme e persino
nonne e vecchie zie.
La società,
cari Amici, guarda al futuro. Vi ho detto
all’inizio e non smetterò mai di ringraziare
e tenere conto dell’eventuale consenso che
questa illustre assemblea di delegati vorrà
tributare alla relazione che mi fregio ora
di offrire come mozione, mi auguro unitaria,
al prossimo coordinatore che si andrà ad
eleggere.
Ho
venticinque anni, una militanza viva e
attiva alle spalle. Credo nei valori di
Forza Italia e nella prospettiva
affascinante, divenuta realtà grazie
all’impulso fulmineo del presidente
Berlusconi, di dare vita a un grande partito
del Popolo della Libertà.
I giovani, il
sottoscritto in prima fila, e tutto il nuovo
direttivo avranno però bisogno di sostegno.
Di chi, camminando fianco a fianco, consigli
con serenità e onestà intellettuale la
strada migliore per tutti.
Al tempo
stesso, però, questa nuova “generazione x” o
“generazione sms” come la si voglia chiamare
è detentrice anche di idee in formato
“sms”, ovvero che “sono molto solide”.
Torno a
ripeterlo per l’ennesima volta: guardiamo
avanti. Tutti assieme. Facciamolo attraverso
le lenti di una buona scuola e di un’ottima
accademia, attraverso la cultura, attraverso
il sano sviluppo economico e l’incontro di
popoli, territorio e tradizioni diverse,
ognuna nel rispetto dell’identità propria.
Facciamolo pensando a una società, a uno
Stato fatto di individui e di sentimenti non
soltanto di contribuenti e soldi. Facciamo
in modo che la politica, la buona politica
di Forza Italia e dell’ormai presente e vivo
Popolo della Libertà che questa generazione
contribuirà a fondare, sia capace di una
rinascita etica, di quella rivoluzione
antropocentrica che metta al primo posto
l’uomo, le sue capacità, i suoi bisogni e
così difenda e miri a una società e a uno
Stato realmente liberi. Facciamolo da oggi.
Facciamolo insieme. Non c’è più tempo.
Daniele Priori
Marino, 16
dicembre 2007 |