pagina web di Daniele Priori

Attività politica

 

Congresso Forza Italia Marino 2007, relazione

 

Signore Delegate;

Signori Delegati;

Amiche e Amici simpatizzanti;

 

 

 

            “Vi sono momenti, nella Vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre”.

Così Oriana Fallaci, a pochi giorni dall’attentato alle Torri Gemelle di New York  di quel maledetto quanto epocale 11 settembre del 2001, motivava il manifesto-grido con il quale dava l’avvio a una nuova stagione di impegno politico-culturale-sociale a livello planetario che vedeva come protagonista di primo piano l’Occidente.

Improvvisamente e come nessun altro discorso teorico era riuscito a fare sino ad allora, quei grattacieli tagliati come burro e in pochi minuti sbriciolatisi come pasta frolla hanno scosso il mondo intero. Tutto assieme.

Da quei tremendi quanto fatidici giorni di un settembre ormai lontano sei anni, la finestra di casa Fallaci a New York e i monitor delle tv e dei computer accesi in tutto il mondo su una stessa immagine ci hanno spiegato che la Pòlis non è più soltanto Atene o l’Urbe Roma. La città di ciascuno di noi è il mondo e parallelamente il mondo è in casa nostra.

E’ a partire da queste immagini, dunque, solo logisticamente distanti che dobbiamo tornare a cogliere il senso di un agire politico che, proprio dal 2001, si è totalmente modificato.

Il mondo cambia, cari Amici, e noi non possiamo tirarci indietro. Il mondo corre e noi non possiamo rallentare. Dobbiamo continuare a pensare e riflettere, necessità suprema, correndo al passo di chi ci sta vicino e, rispettandone gli spazi di libertà, coinvolgerlo con le nostre idee ancor più veloci delle sue gambe. Solo così avremo messo in pratica quel grido e avremmo dimostrato di esserci destati di fronte alle mille nuove forme di modernità, ai mille nuovi segnali di emergenza, alle mille nuove necessità che la società e ogni individuo al proprio interno ci pongono di fronte allo sguardo.

Apro questa relazione guardando lontano, cari amici, perché le nuove tecnologie affascinanti e realmente democratiche, fortunatamente, hanno ammaliato anche Marino, molti marinesi e tra questi certamente gli elettori di centrodestra più attenti a quello che è il vero progresso, l’apertura delle menti verso nuovi orizzonti di dialogo e politica.

Forza Italia di Marino nello specifico e, di più, tutte quelle realtà che assieme a noi vorranno aderire al nuovo soggetto politico in fase di costituzione, il Popolo della Libertà, restano, dunque, affacciate sul mondo. Ne sono prova l’attiva partecipazione alle discussioni sul forum del sito del sindaco di MarIno, Adriano Palozzi, lealmente sostenuto da tutti noi, così come l’informatissimo blog del nostro partito aperto da alcuni amici che per questo vanno lodati e ringraziati.

E’ tempo, dunque, amici cari, di ripartire da dove c’eravamo lasciati.

Per Forza Italia Marino lo è, permettetemi, una volta di più: necessario quanto urgente.

Forza Italia, infatti, ha avuto da sempre e nello stesso tempo una virtù e un limite palesemente riconosciuti. Da un lato la gioia e la vitalità di un presidente, fondatore e leader carismatico quale è Silvio Berlusconi, dall’altro la mancanza purtroppo cronica di un personale politico autorevole nei propri quadri.

Il nostro gruppo locale in tutti questi anni non si è discostato da questo paradigma.

Attraverso il simbolo che onoriamo e continueremo a portare lontano nella formula europea e allargata di Popolo della Libertà al passo con le modulazioni che i tempi e la politica ci imporranno, portiamo infatti avanti il nome, il volto, la firma e il carisma del presidente Silvio Berlusconi con il pacchetto di consensi legati al fenomeno dalla medesima figura originato.

Quello, insomma, che i giornali per i partiti di sinistra chiamano il voto di bandiera e per noi declinano al pari di una baracconata come “berlusconismo”. Parole a parte, ci sono però i numeri che Forza Italia, oggettivamente, continua a tenere in larga e quasi esclusiva parte grazie a Berlusconi. Conferme a tale teoria sono giunte da più parti, anche da realtà locali prossime alla nostra, che hanno vissuto passaggi decisamente critici ma che, nello stesso tempo, hanno registrato una tenuta dell’elettorato pienamente autonoma rispetto alle varie beghe di potentati paesani o pseudocorrenti di emanazione provinciale o regionale.

Dall’altro lato ritengo pertanto, e credo conveniate con me, sia proprio giunto il momento di dare una classe dirigente vera al partito, di più nella nuova formula che vedrà una maggiore apertura alle associazioni e ai rappresentanti della società civile. Questa occasione di confronto congressuale può essere, in questo senso, la chiave di volta. E’ tempo, dunque, di iniziare a fare politica davvero. A viverla confortati dalla passione, moderati e spinti dall’intelligenza che occorre per trattare la nobile arte ateniese anche a Marino.

C’è bisogno di ripartire da dove c’eravamo lasciati, dicevo. Già. Perché assieme ai tanti petali di rosa, magari di rosa azzurra, non possono non essere messe sul piatto le spine. Quelle spine che, prima di questo congresso, hanno portato il partito a una lunga fase di commissariamento e purtroppo mai a una fase di reale unità politica interna.

Non sarò io, cari delegati, sia chiaro, a lanciare anatemi contro un dibattito franco e deciso tra le numerose componenti culturali che dentro Forza Italia e ancor di più nel Popolo della Libertà hanno trovato e troveranno ospitalità. Ne sarò, anzi, assieme a tutti gli amici del direttivo, il massimo garante e, se le condizioni lo permetteranno, lo stimolatore di ogni fiammella di impegno che possa giungere da ogni dove ad accrescere il confronto e il livello di libertà intellettuale, politica, amministrativa per mezzo di Forza Italia e del Popolo della Libertà.

Il fatto, del resto, che sia qui a relazionarvi su idee e strategie che auspico possano divenire patrimonio comune, non nasconde e io per primo pretendo non nasconda, le origini profonde di chi vi parla.

Chiedendo scusa a tutti voi per il passaggio autoreferenziale, non posso non tributare in questa illustre sede tutto il mio affetto e la mia riconoscenza al virtuoso e vivace sottobosco dal quale provengo e dove ho frequentato la mia palestra politica: il mondo variegato e raro nel centrodestra ma pure esistente dell’associazionismo in difesa dei diritti civili di tutti i cittadini, lo spassoso e colorato mondo dei blog e della cosiddetta “politica on line” cui poc’anzi facevo cenno, il piccolo grande pianeta radicale, liberale, liberista, libertario che ha visto me e altri amici portare negli ultimi due anni, il pensiero e l’agire riformatori organicamente nella Casa delle Libertà in ambito nazionale così come a Marino.

E’ per tutti questi motivi, dunque, per l’affascinante bagaglio di idee e potenzialità che Forza Italia ha nella propria essenza profonda che dobbiamo ripartire.

Ripartiamo dal 1994, da quel nuovo miracolo italiano. Da quel flash di modernità che è stata l’esperienza del primo Governo Berlusconi, ripercorsa e compiuta poi in Spagna dalla doppia legislatura del popolare Aznar.

Ripensiamo al fervore del risveglio di una politica e di un arco liberaldemocratico, socialista, cattolico, repubblicano che era stato violentato dalla rivoluzione giudiziaria fino a rimanere senza espressione alcuna.

Ripensiamo al cielo azzurro spuntato dal nulla alla fine del 1993 sui teleschermi delle nostre tv, a quell’idea di partito liberale di massa che potesse essere di tutte le donne e gli uomini liberi che vogliono restare liberi, di tutti i laici non intolleranti e laicisti, di tutti i cattolici popolari, eredi della più bella tradizione passata da Sturzo a De Gasperi che, senza cadere nel confessionalismo clericale, è riuscita a trasmettere alla quotidianità della politica i valori del cristianesimo misti a quelli di una democrazia al passo con i tempi. Forza Italia è e ancor di più il Popolo della Libertà dovrà essere la casa di tutti quei riformisti che hanno creduto nel tempo in formazioni storicamente vicine alla sinistra per il progresso e l’unità nazionale, rimaste però poi schiacciate dall’internazionalismo marchiato a tinte forti dall’ideologia comunista, quindi distrutte a loro volta, come dicevo poc’anzi, dalle inchieste giudiziarie e rimaste di fatto senza rappresentanza.

In questo clima di ritrovato spirito e rinnovato entusiasmo politico maturò l’avvenieristica stagione dei club e delle convention all’americana.

Un’esperienza, quella dei club, che potrebbe essere ripetuta, in barba ai correntismi e ai gruppi di potere messi in piedi da moderni nani e ballerine, la cui credibilità lascia il tempo che trova oltre a non intercettare minimamente l’interesse degli elettori. A mutuarla dopo anni potrebbe essere proprio la nostra città, nei più vari ambiti: dal quartiere alla circoscrizione fino al nuovo mezzo telematico. Il coordinamento e il direttivo cittadino del partito si impegneranno ad incontrare periodicamente tutti i rappresentanti dei club territoriali. Quelli che sarebbero una vera spinta all’entusiasmo e alla rinnovata partecipazione della città alla vita politica del nostro partito e dell’Amministrazione, capitolo al quale accennerò a breve. 

Questa, del resto, è l’Italia che Silvio Berlusconi è andato ad intercettare allora ed è tornato con più successo a convincere nel 2001 e ora nella già storica domenica novembrina al gazebo di Piazza San Babila a Milano.

I cinque anni di governo nazionale, che a Marino per il centrodestra d’inizio millennio sono stati soltanto due, hanno poi fatto la loro parte.

Sufficiente o poco più a livello nazionale, del tutto disastrosa in ambito locale.

Per ripartire, dopo anni di lacerante autocritica, gettiamo l’ultimo sguardo a quel periodo marinese per capire come il Popolo della Libertà non dovrà mai più ridursi. Non dovremo mai più abbassarci al ruolo di analfabeti e balbuzienti sottoscrittori di una politica non nostra.

No. E’ giusto dire no. Ed è giusto che a dirlo sia una persona e una classe dirigente nuova.

E’ giusto più che mai ora, in questa fase storico-politica convulsa e confusa. In questo trionfare dell’antipolitica e, per la prima volta, dei movimenti anche nel centrodestra. Movimenti virtuosi, di popolo, gente vera, che segnano, quelli sì, la prima reale maturazione dell’area liberaldemocratica.

Dovremo fare la nostra parte, senza dubbi e senza animi cupi. Anzi. Dovremo farla con tutta la passione e la buona volontà necessarie.

A livello nazionale, come è già, e come indubitabilmente dovrà essere sempre più anche a Marino, dovremo confermare la leadership di centrodestra nell’area liberale trasversale. Le elezioni provinciali della prossima primavera sono il primo appello, nella speranza che pure le Politiche non siano troppo lontane.

Da parte nostra, noi venticinquenni con la nostra aria pulita, nuova, preparata e a tutti i livelli presentabile dovremo riuscire a coinvolgere attivamente sotto la bandiera del Popolo della Libertà anzitutto quei cattolici che hanno detto no al Partito Democratico, così come quei laici, radicali e socialisti scontenti delle prospettive politiche offerte loro dalla confusa politica pannelliana o dalla costituente socialista di Boselli, De Michelis & Co. che si dice unitaria ma è in realtà ugualmente parziale e contigua all’operazione Partito Democratico.

Ci serviranno preparazione e studio, settori di interesse.

Il nostro consiglio direttivo, in questo senso, con le proposte che maturerà dovrà essere la linfa vitale del gruppo consiliare e degli amministratori azzurri presenti in giunta.

Tutte le componenti e auspicabilmente i nuovi club del territorio dovranno a loro volta fornire idee che il direttivo farà sue e porterà avanti.

Il confronto tra il direttivo e i club del territorio ma anche con tutte le realtà associative, anzitutto, dell’area moderata, liberaldemocratica, cattolico popolare, laico-riformatrice e riformista così come con gli altri partiti del centrodestra dovrà essere costante.

Le lezioni che possono giungere da donne come Stefania Craxi e Michela Vittoria Brambilla ma anche da uomini come Antonio Martino e Giancarlo Pagliarini, dal giovane genio di Alberto Mingardi, Ferdinando Adornato, Carlo Pelanda, Daniele Capezzone, Benedetto Della Vedova, Marco Taradash, Paolo Guzzanti, Leonardo Facco, Andrea Mancia e altri sono talmente impagabili e raggiungibili da divenire per tutti noi irrinunciabile ispirazione.

Dovremo, pertanto, dar vita a contatti utilissimi con i gruppi e le associazioni rappresentate da queste donne e questi uomini: la Fondazione Craxi e il movimento Giovane Italia che hanno già aderito al Popolo della Libertà, il Circolo della Libertà, il Circolo Giovani, la Fondazione Liberal, già attivi sul nostro territorio, il pregevole Istituto Bruno Leoni e i Circoli del Buon Governo, i Riformatori Liberali, con i quali mi onoro di condividere programmi e battaglie, Decidere.net, il Movimento Libertario fino alla città virtuale di Tocqueville con la sua rete di blog liberali.

Questa spinta decisa nella direzione dell’attesa e mai realizzata “Rivoluzione Liberale” non implicherà, anzi, farà in modo di accrescere la consapevolezza e la maturità nel rapporto franco e sereno che già lega Forza Italia ai numerosi gruppi cattolici e alle parrocchie presenti sul territorio. Il direttivo e il coordinatore di Forza Italia, nel pieno delle loro facoltà e della loro totale autonomia e responsabilità intellettuale, conforme allo Statuto, dovrà discutere con tutti i rappresentanti di queste associazioni, a ogni livello, traendone idee e mettendole a disposizione dell’Amministrazione della quale siamo parte così come della cittadinanza tutta. Sarà nostra cura, infatti, una volta intavolati i rapporti con tutti loro, individuare i personaggi di maggiori interesse e organizzare forum azzurri con la loro presenza in città.

Non ci dimenticheremo, poi, anzi, dovremo decisamente incrementare la presenza di donne in politica. Ho appena citato, non a caso, Stefania Craxi e Michela Vittoria Brambilla. La sfida di Forza Italia Marino sarà quella di trovare la sua piccola grande Margaret Tatcher. Si preparino, dunque, le audaci rappresentanti di Azzurro Donna. Contatteremo anche loro e troveremo le donne azzurre marinesi capaci di stupirci e volare alto.

Per volare alto, però, serve cultura. Anche una buona cultura politica. Per questo ci faremo aiutare. I nostri club, di tanto in tanto, si trasformeranno in aule universitarie con professori di storia e scienza della politica che ci faranno scoprire le idee dei grandi pensatori, economisti, politici della migliore tradizione liberale italiana e internazionale alla quale Forza Italia si ispira.

Tutto questo, cari Amici, ed arrivo alla conclusione parlando, come annunciato, della nostra Amministrazione marinese, proprio per evitare cattive figure in un contesto nel quale, invece, gli elettori e le idee di Forza Italia e del Popolo della Libertà assieme alla figura di Silvio Berlusconi richiedono la massima tutela e cura a tutti i livelli.          

Parlando di Amministrazione, quindi, va detto anzitutto che il verbo liberale è assolutamente rivoluzionario. Lo è e deve esserlo giocoforza di più laddove l’imput liberale è mancato pressoché del tutto come a Marino. In tal caso la soluzione che il Popolo della Libertà deve proporre può divenire persino uno shock d’impatto ma necessario.

Tutto ciò sino ad oggi a Marino non è accaduto. Forza Italia, in ambito amministrativo, ha preso posizioni di rilievo alle quali, però, è mancata la spinta delle idee e dei programmi.

Siamo stati troppo accondiscendenti con le vecchie logiche e con i vecchi gruppi di potere ahimé vivacissimi nella nostra città.

Abbiamo accusato troppi colpi, assecondando troppe mediazioni rispetto a quello che deve essere l’imprinting politico liberale che Forza Italia deve e dovrà dare con più decisione alla coalizione.

Ripeto il concetto cardine di questa modesta ma onesta relazione. D’ora in avanti Forza Italia nel Popolo della Libertà dovrà fare realmente la differenza.

Dovremo essere i primi in politica, spendendo sul campo tutte le forze e le possibilità poc’anzi elencate.

Dovremo essere i primi in ambito amministrativo.

Dovremo fugare definitivamente l’idea sbagliata ma diffusa che Forza Italia rappresenti di fatto a Marino gli interessi di qualche casta di affaristi legati a doppio filo alla politica e al palazzo.

Forza Italia rappresenta il ceto medio. Il nostro elettorato sul quale dovremo puntare e che non dovremo deludere ma anzi del quale dovremo intercettare sempre più le esigenze, è quel ceto medio produttivo, quella “maggioranza silenziosa” di montanelliana memoria che, grazie a noi, dovrà trovare voce.

Occorrerà coraggio. Anche, se del caso, creando qualche piccolo strappo che poi, con la forza e il carisma di una leadership politica di coalizione, dovremo saper ricucire.

I temi sono molti. Faccio un elenco veloce perché non è questa la sede eppur tuttavia mi pare necessario, prima di finire, esemplificare i concetti scendendo un minimo nello specifico.

L’economia. Non è pensabile ricondurre tutto alla cara vecchia logica statalista di una società multiservizi di fatto municipalizzata. Dov’è l’indotto economico? Dov’è la sussidiarietà tra pubblico e privato per la quale Forza Italia, grazie a lezioni come quella del professor Antonio Martino, si è sempre battuta con decisione? Quale circolo virtuoso di risorse produttive e capacità professionali c’è se si continua a foraggiare una società per azioni finta che è di fatto un blocco stantìo? Ce lo siamo chiesti? Siamo pronti a lottare anche, se servirà, con una campagna aperta e se sarà il caso pubblica che metta in luce questo dislivello gestionale tra il programma che dovrebbe essere liberale della nostra Amministrazione e la triste quotidianità appena messa in luce?

E il rapporto con chi il motore dell’economia può agevolarlo? Parlo ovviamente dei numerosi istituti di credito presenti sul nostro territorio.

Una forza liberale quale è Forza Italia e quale sarà ancor di più il Popolo della Libertà non dovrebbe, nell’organizzazione degli eventi culturali per esempio così come in molte altre attività, anziché chiedere sponsorizzazioni che significano soldi regalati alle casse comunali, favorire partnership organizzative, coinvolgendo, quindi, proprio le banche o i grandi gruppi nella discussione sui vari cartelloni di eventi  così come nella programmazione amministrativa del calendario culturale annuale? Non avremo mica paura di far perdere prestigio al Comune. Anzi, se permettete, diverremmo un piccolo portento italiano.

Laddove, infatti, in piena legalità, questo pluralismo di energie, che è poi una forma bella ed esemplare di democrazia applicata, ha preso piede, più all’estero che in Italia in verità, i risultati sono stati semplicemente ottimi.

Dovremo fare in modo che tale processo inizi anche a Marino. Pure se è difficile.

Il metodo ottimale, va detto anche questo, l’ha individuato un amministratore di Forza Italia, l’amico Massimo Prinzi.

Il suo assessorato alla Cultura ci ha dato una bella lezione, partendo dai piani più nobili, quelli delle arti visive. Ha convocato gli stati generali. Dal nulla, grazie alla collaborazione pulita e senza chissà quali pretese dei nostri bravi artisti marinesi, è stata data vita alla “Vetrina Castrimeniense”, indubbiamente la novità più bella di tutta la Sagra dell’Uva 2007.

Apriamo, dunque, le porte: a tutti gli sportivi, a tutti gli operai, ai piccoli e medi imprenditori pronti a investire sul territorio, ai negozianti, a tutti i ristoratori e ai gestori di bar e discoteche, ai pochi albergatori che speriamo crescano di numero. Apriamo senza paura, mostriamo la massima volontà di collaborazione così da poter essere più liberi di amministrare e di dire la nostra.

Ho notizie in merito al fatto che, ancora il pluridelegato assessore Prinzi, ha messo mano a un piano di programmazione per lo sviluppo del turismo.

E’ su questo settore, senza retorica, che passa il riscatto del centro storico cittadino.

Lo stesso marchio di qualità “Marino” al quale si sta lavorando non dovrà diventare il mezzuccio per guadagnare cinquanta centesimi in più oggi ma dovrà essere lo stimolo decisivo a guardare all’Europa di domani.

Marino, una volta raggiunti determinati standard soprattutto in materia di commercio e turismo, dovrà, infatti, poter guardare come reali possibilità di sviluppo e di vetrina ad un appuntamento come la Borsa Internazionale del Turismo o a realtà come BicLazio (business innovation centre) che sta collaborando con Comuni addirittura più piccoli del nostro e con cui è partita da pochissimo una interessante collaborazione a beneficio, finalmente, anche delle imprese del nostro territorio.   

Chi non avrà risposto o si sarà tirato indietro assestandosi su posizioni di rottura o, al solito, di egoista e disarticolato pseudolobbysmo, se ne prenderà tutta la responsabilità di fronte ai cittadini e, c’è da giurarci, se saremo in tanti a remare dalla stessa parte, potrà fare ben poco.

Questa è la democrazia. Questo è il liberalismo. Ascoltare tutti e prendere la decisione più saggia e rappresentativa della volontà comune.

Lasciarsi condizionare, invece, dai singoli egoismi non è altro che il seme della cattiva amministrazione, della confusione, della politica da bar e da gioco delle tre carte che fino ad oggi ha generato soltanto le ben note e continue crisi nelle quali i fannulloni da sempre, specie a Marino, si beano.

Proseguendo nell’excursus, va detto che in materia di piccoli lavori pubblici è molto buona la strategia delle soluzioni minimali e costanti, vicine ai cittadini e alle loro esigenze del giorno, vedi marciapiedi rotti o strada non asfaltata.

Molto buono è il lavoro certosino che sta portando avanti il presidente della I Circoscrizione, l’azzurro Giorgio Moretti, a contatto diretto con le persone residenti nel centro storico.

La nostra forza, del resto, lo ripeto, sarà anche quella di essere un gruppo popolare nel senso più alto del termine ma anche in quello più semplice e pratico. La gente vuole parlare con il politico tutto l’anno e non una volta ogni due-tre anni quando le elezioni si avvicinano. Ed è questo l’unico modo per non perdere i contatti e i consensi acquisiti.

Altresì, e Forza Italia ha il dovere e la delega per essere anche lì, dovremo mettere il cappello e comunicarlo al meglio delle possibilità, sui grandi lavori pubblici di cui il Comune abbisogna.

E’ passato un anno e mezzo, è ora che si comincino a dare risposte visibili anche in quest’ambito. La conclusione in anticipo dei lavori sul tratto marinese della rete fognaria circumlacuale può essere un buon esempio iniziale. Continuiamo così.

Quello che, però, ad oggi preme di più al partito sono i prossimi impegni elettorali. Dovremo impegnarci, cari Amici, allo spasimo delle possibilità affinché anche in Provincia e il prima possibile al Governo del Paese torni a brillare l’azzurro di Forza Italia assieme ai valori e alle idee del Popolo della Libertà.

Dovremo farlo anche per dare un seguito al nostro programma marinese.

Per poter presentare progetti seri e ascoltati anche nelle grandi opere. Per avere una strada politica continua che, come era già capitato senza che in realtà si sia riusciti a valorizzarlo, ricolleghi Palazzo Colonna a Palazzo Valentini e a Palazzo Chigi, il Comune di Marino alla Provincia di Roma e all’Esecutivo nazionale.

Così sarà tutto molto più facile e possibile. Così potremo davvero sperare di dare un seguito a uno dei punti per i quali, permettetemelo, personalmente mi sono impegnato nella campagna elettorale per l’elezione di Adriano Palozzi sindaco di Marino: portare una sede liceale a Marino. Un distaccamento, magari, di un liceo classico o di uno scientifico che cominci a risollevare il livello qualitativo delle presenze in città.

Anche questa, cari Amici, è urbanistica. Non è altro. Il Popolo della Libertà dovrà farsi carico dell’impresa, ancora non riuscita, di riconsegnare un volto umano all’argomento che a Marino è diventato il diabolus in politica e che, in tal modo, o viene tenuto lontano per paura oppure viene ammansito solo da chi intende continuare a gestire la belva a proprio piacimento per continuare ad edificare in maniera scriteriata.

A Marino non serve più la politica del mattone grezzo ma quella del mattone di qualità.

Urbanistica significa, appunto, anche scuola, servizi, lavoro per le famiglie, sviluppo sostenibile, coesione sociale.

Urbanistica è anche dignità. E’ anche favorire un ritorno delle famiglie marinesi fuggite dal centro storico rimasto in mano ad albanesi e rumeni che spesso pur di abitare scendono sotto il livello di dignità consentita oltre a delinquere sino a livelli non più sopportabili checché ne dicano le sinistre sirene e le fiaccole del buonismo locale e nazionale.

Uno sviluppo urbanistico di qualità, in tal senso, lo si ottiene attuando una capillare politica per la sicurezza sul territorio. Ci si arriva mettendo i vigili alle calcagna dei piccoli delinquenti che si ubriacano e violentano ogni notte il centro storico con urla e sporcizie ma anche tenendo il piglio deciso contro quei delinquenti italiani e pienamente lucidi che affittano cantine e grottini a cinquecento euro al mese talora a famiglie di disgraziati, a volte neppure soltanto stranieri.

Nella mia giovane carriera di redattore, infatti, mi è capitato di raccontare storie di famiglie italiane che, anche a Marino, vivevano (e non so se ancora vivano) in cantine prive di abitabilità affittate da note agenzie immobiliari di fama  e diffusione nazionali.

Questa è la città che non vogliamo più vedere. Questa è la privazione violenta della libertà, della dignità, del decoro umano e civile che deriva dall’avere o dal non avere una casa, contro la quale il Popolo della Libertà, partito liberale di massa, dovrà lottare. Altrimenti mi chiedo cosa sia e a cosa serva la politica.

Poche battute fa, ricordavo la campagna elettorale per le Amministrative dello scorso anno e il vigore giovanile che in quell’avventura siamo riusciti a sprigionare fino a portare dalla nostra tutti, altri giovani, mamme e persino nonne e vecchie zie.

La società, cari Amici, guarda al futuro. Vi ho detto all’inizio e non smetterò mai di ringraziare e tenere conto dell’eventuale consenso che questa illustre assemblea di delegati vorrà tributare alla relazione che mi fregio ora di offrire come mozione, mi auguro unitaria, al prossimo coordinatore che si andrà ad eleggere.

Ho venticinque anni, una militanza viva e attiva alle spalle. Credo nei valori di Forza Italia e nella prospettiva affascinante, divenuta realtà grazie all’impulso fulmineo del presidente Berlusconi, di dare vita a un grande partito del Popolo della Libertà.

I giovani, il sottoscritto in prima fila, e tutto il nuovo direttivo avranno però bisogno di sostegno. Di chi, camminando fianco a fianco, consigli con serenità e onestà intellettuale la strada migliore per tutti.

Al tempo stesso, però, questa nuova “generazione x” o “generazione sms” come la si voglia chiamare è detentrice anche  di idee in formato “sms”, ovvero che “sono molto solide”.

Torno a ripeterlo per l’ennesima volta: guardiamo avanti. Tutti assieme. Facciamolo attraverso le lenti di una buona scuola e di un’ottima accademia, attraverso la cultura, attraverso il sano sviluppo economico e l’incontro di popoli, territorio e tradizioni diverse, ognuna nel rispetto dell’identità propria. Facciamolo pensando a una società, a uno Stato fatto di individui e di sentimenti non soltanto di contribuenti e soldi. Facciamo in modo che la politica, la buona politica di Forza Italia e dell’ormai presente e vivo Popolo della Libertà che questa generazione contribuirà a fondare, sia capace di una rinascita etica, di quella rivoluzione antropocentrica che metta al primo posto l’uomo, le sue capacità, i suoi bisogni e così difenda e miri a una società e a uno Stato realmente liberi. Facciamolo da oggi. Facciamolo insieme. Non c’è più tempo.

 

                                                                                   Daniele Priori

Marino, 16 dicembre 2007


attività politica

pagina web di Daniele Priori