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GIORDANO BRUNO GUERRI A ‘PAGINE DI VITE’: IO, ROMPISCATOLE DI PROFESSIONE, LAICO RISPETTOSO MA CONTRO I TABU E LE FORZATURE"

 

Un pubblico interessato e numeroso, giunto da tutti i Castelli Romani e dalla capitale ha fatto da corona a "Gli eroici furori", terza data della rassegna "Pagine di Vite", realizzata dall’associazione NuMus in collaborazione con la Città di Marino, Strada dei Vini dei Castelli Romani, Ampia Bottiglia e con il patrocinio della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

L’ospite dello scorso sabato al Museo Civico di Marino, lo storico e giornalista Giordano Bruno Guerri non ha deluso le attese. Il percorso alla scoperta dell’Italia laica è partito, come annunciato, dal grande filosofo Giordano Bruno, omonimo di Guerri.

"I nomi condizionano molto" ha esordito Guerri. "Anche se il mio nome è nato dall’invenzione di un sogno narrata da mio nonno anticlericale. Dall’età di sei anni poi ha proseguito ho preso a interessarmi su chi fosse Giordano Bruno, apprezzando in seguito il pensiero di un grande rivoluzionario e grande intellettuale di cui la Chiesa purtroppo ci ha privati."

Guerri ha quindi ripercorso la sua storia di laico, distante dalla Chiesa fino all’incontro con Maria Goretti, sulla quale Guerri ha scritto il libro a lui più caro "Povera Santa, povero assassino".

"Studiando gli atti del processo per l’omicidio della piccola Maria Goretti ha detto Guerri ho trovato delle forzature. Così nel libro ho raccontato i falsi del processo canonico raccontati dalla Chiesa, a suo modo di vedere, a fin di bene. Per dare un segnale al mondo che usciva dalla guerra completamente trasformato. Successe un pandemonio, prima ancora che il libro uscisse, il cardinale Palazzini, prefetto della Congregazione per la causa dei Santi, convocò una conferenza stampa nella quale esordì dicendo che Giordano Bruno Guerri era uno strumento nelle mani del demonio".

"Per un periodo, poi, sono stato presidente, per forza di cose, dell’associazione ‘Giordano Bruno’. Mi sono dimesso quando, andando a visitare una sede a Genova, li ho trovati impegnati in una gara di bestemmie, vinceva chi la sparava più grossa. Quello non è assolutamente il modo di reagire all’invadenza e agli errori della Chiesa. Bisogna farlo con civiltà, accettando la loro presenza che è inestirpabile dal territorio italiano con grandi meriti ma anche la responsabilità di aver bloccato il pensiero laico per secoli e secoli, anzitutto con l’indice dei libri proibiti".

"Tutto quello che fa la Chiesa ha insistito Guerri - non riguarda solo i cattolici ma incide su tutta la società, è quindi dovere anche dei non credenti occuparsi di quello che fa la Chiesa".

Da ciò si è passati ai temi attualissimi toccati dai cosiddetti atei devoti:

dalle radici cristiane dell’Europa "innegabili secondo Guerri anzi da riconoscere formalmente come scudo contro la religione islamica ben più aggressiva", fino ai temi ancor più attuali di aborto e fecondazione assistita.

"Non bisogna mai dimenticare che la legge sull’aborto non favorisce gli aborti ma evita quelli clandestini che erano infinitamente di più e che tornerebbero in auge se la legge sull’aborto venisse sradicata. La 194 va dunque tenuta, migliorata, con incentivi alle famiglie, alle ragazze madri.

Va incentivato l’uso di anticoncezionali ma eliminare l’aborto tout court da un giorno all’altro ci farebbe solo tornare alla realtà selvaggia di prima, per cui niente applausi a Giuliano Ferrara".

Il dialogo con Guerri si è quindi orientato verso un’analisi genetica della destra, da quella fascista sulla quale lo storico ha scritto di più.

E’appena uscito, in tal senso, per i tipi della Mondandori il libro ‘D’Annunzio. L’amante guerriero’, "l’ultimo su quel periodo ha detto Guerri - perché ormai quella sul tabù del fascismo è una battaglia vinta".

Ora c’è da lavorare sulla destra attuale. "La cosa che faccio più volentieri è rompere le scatole alla destra che ha tanto bisogno di essere stimolata, meno conservatrice, meno bacchettona, meno chiesastica. Bisogna aiutarla a farla crescere affinché si dia la sua vera natura di liberare i cittadini dallo Stato".

Il prossimo appuntamento con "Pagine di Vite" sarà doppio. Giovedì 28 febbraio arriverà al Museo Civico di Marino, il grande attore e doppiatore Gianni Musy che parlerà della sua silloge "Addio a Rosina". Il 1 marzo, poi, si tornerà nel 1600 con il professor Aldo Onorati che parlerà di Virginio Cesarini, tra Galileo e i lincei nella Roma di Urbano VIII.

 

L'Ufficio Stampa Marino, 18 Febbraio 2008


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