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Intervistando...

DANIELE SCALISE

Intervista esclusiva al giornalista gay Daniele Scalise 'cacciato' dall'Espresso dopo l'arrivo della 'direttora' Hamaui (allergica ai finocchi). Ora la rubrica 'a tema' è su "Il Foglio" dell'onnivoro (e furbo) Ferrara

"Froci di tutto il mondo, unitevi! La comunicazione vi salverà"

Elogi per i media impegnati: "La GayTv via satellite, una rubrica su "Il Foglio", un'altra su un mensile della provincia di Roma. Ognuno dà il suo piccolo ma fondamentale contributo"
Critiche alla sinistra sulla legge per le coppie di fatto:"Perché la propone solo ora dopo cinque anni in cui è restata al Governo? Sono di sinistra ma non mi riconosco in questa coalizione"

di  Daniele Priori
 
Roma - Daniele Scalise, fino a due anni fa era un ottimo professionista. Stimato studioso, giornalista Rai, autore di un libro scandalo su papa Pio IX. Poi, un anno e mezzo fa, si è ' trasformato' ufficialmente e definitivamente: è diventato "il giornalista frocio', autore di una rubrica raimbow su "L'Espresso", intitolata GayWatch. Ora, come molti sanno, questa rubrica su "L'Espresso" non esiste più. Lo ha deciso la nuova 'direttora', Daniela Hamaui. Volevamo parlare di questo con Daniele nell'intervista che molto gentilmente ci ha rilasciato. Invece ci siamo trovati a festeggiare con lui, brindando, proprio nel giorno dell'intervista, la prima uscita di una rubrica nuova, sempre a tema, sempre del "giornalista frocio", Scalise. Su "Il Foglio". Una rubrica che, senza infingimenti, lo ha deciso l'ottimo (onnivoro e furbo) Giulianone Ferrara, si chiamerà Froci che, si sappia, così contestualizzato non offende nessuno, anzi, ricalca meglio la realtà del mondo gay ( o froscio, detto alla romana) come spiegava Scalise proprio nel numero inaugurale del suo spazio sul giornale dell'Elefantino.
Ci siamo incontrati per parlare di una rubrica gay tagliata da un settimanale di sinistra e invece ci ritroviamo brindando a "Froci", l'ultima ideaccia geniale del solito Ferrara. Una rubrica gay sul giornale più chic della destra...
Che dire? Sono cambiate un po' di cose. Dall'accoglienza immediata che ebbi da parte dell'ex direttore dell'Espresso, Giulio Anselmi sono passato a un rifiuto, legittimissimo, della nuova direttora Hamaui. Una sua scelta che, come direttore, può fare senza problemi. Ne ho preso atto e ho trovato un'altra casa, quella de "Il Foglio" di Giuliano Ferrara che subito mi ha accolto dopo che, peraltro, già precedentremente aveva avanzato offerte. Uno spazio addirittura di dimensioni superiori a quelle che avevo all'Espresso. Sarà una rubrica settimanale, si chiamerà "Froci" proprio da un'idea di Giuliano che mi ha subito convinto. Una parola che riluceva piena di significati e senza infingimenti.
Non ha paura di essere associato alla destra il che, si sa, nell'ambiente gay significa finire su un libro nero?
Il problema non è mio, semmai, di chi identifica. Io per storia personale e tradizione sono di sinistra. Non mi riconosco assolutamente, però, in questa sinistra che trovo squallida, povera e misera. Sono contentissimo di stare su un giornale come "Il Foglio" che, tra l'altro, difficilmente si può etichettare come di destra pura, anzi, il suo pregio è proprio l'impurità. Basti pensare che la maggioranza della redazione è di sinistra ma anche se così non fosse non mi interesserebbe nulla. Ho molti amici di destra per i quali provo affetto e stima, ne cito uno: Pietrangelo Buttafuoco. Se qualcuno storce il naso il problema è suo.
L'onorevole Grillini (Ds) nel giorno del 'matrimonio gay' all'ambasciata di Francia che grande risalto ha avuto sui media ha presentato una proposta di legge per l'istituzione del "Pacs" (Patto civile di solidarietà) per le coppie di fatto anche in Italia. Questo mentre nei Pride si parla sempre più di articolo 18 e antifascismo di ritorno piuttosto che di tematiche gay. Cosa pensa in proposito?
Credo che le persone omosessuali non debbano essere sempre rivoluzionarie "ipso facto". Conosco omosessuali conservatori, omosessuali rivoluzionari, di destra, di sinistra e di centro. Il punto è un altro. Le associazioni gay dovrebbero occuparsi della difesa dei diritti delle persone omosessuali. Anche io trovo disdicevole che ai Pride si inalberino striscioni o si gridino slogan che nulla hanno a che vedere con la manifestazione specifica del Pride. Il Pride serve per ricordare alla società che vi sono milioni di persone i cui diritti sono quotidianamente lesi. Questo è il punto. Che le persone omosessuali sono stanche di tali soprusi. Poi su tutto il resto, articolo 18, antifascismo e altri temi ognuno esprime i propri giudizi ma non in quanto omosessuale, bensì in quanto cittadino.
Lei ha curato per Mondadori una raccolta di racconti gay che si intitola "Men on men" e apre la prefazione con una domanda: esiste una letteratura omosessuale?
Sì. Secondo me esiste anche se è assolutamente legittimo, da parte di alcuni autori, come Aldo Busi, non volerne appartenere. Si sta configurando sempre di più e a questo punta l'antologia di racconti al punto che l'antologia avrà anche un seguito, a giugno uscirà "Men on men 2". Una proposta della Mondadori, non mia, tanto per contraddire tutti coloro i quali vivono nella rigidità del "politically correct". Sono talmente convinti di questa scelta che, come le ho detto, hanno deciso di farne un secondo numero e stanno pensando anche a un florilegio di racconti lesbici. Ce n'è abbastanza per dire che la società civile nel nostro Paese sta crescendo ad una velocità incredibile, mentre la società omosessuale è in ritardo in quanto è talmente convinta di essere ancora confinata in un Medioevo tutto suo da non tener conto della grandissima evoluzione sociale che c'è stata negli ultimi trent'anni. Chi è più indietro di tutti è il mondo politico dal quale non sono giunte risposte. Suona un po' strano, oggi, e perfino fastidioso che la sinistra si batta o dice di battersi con tanto ardore per l'istituzione del Pacs. Una legge che avrebbe potuto approvare tranquillamente nei cinque anni in cui è stata al governo.
Lanciamo un messaggio alla società gay nascosta. C'è una speranza che va oltre...il Maurizio Costanzo Show?
Il problema degli omosessuali che temono e si nascondono è serio perché compete la psicologia e la storia individuale di ognuno. Per questo non mi permetto mai di criticare o deridere. Sicuramente la persona che tace la sua condizione ha dei buoni motivi. Mi piacerebbe aiutarla a uscire da quello che a me sembra un incubo. Credo che la cosa migliore sia proprio quella che tutti stiamo facendo: dare un contributo, ognuno con i propri mezzi, per rendere il tutto più esplicito: con la GayTv via satellite, con una rubrica su "Il Foglio", con uno spazio mensile su una rivista della provincia di Roma come 'Punto a capo", l'onorevole con la proposta di legge ecc..Ognuno di noi dà il proprio contributo in termini di azioni e di idee.
La comunicazione libererà gli omosessuali?
Io sono convinto di sì.

Novembre 2002


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