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Anemone Purpurea

 

(www.anemonepurpurea.it)

 

presenta

 

DANTE E L'OMOSESSUALITA'

 

(L'amore oltre le fronde)

 

Si tratta di un serrato, ma fruibilissimo quanto corsaro studio dal quale origina una rigorosa analisi del pensiero di Dante sugli omosessuali. Onorati esamina, in modo particolareggiato, i canti XV e XVI dell’Inferno (l’incontro coi sodomiti), attraverso una tecnica comparativa con altri punti scottanti della Divina Commedia.

In questo saggio Onorati affronta la spinosa questione degli omosessuali condannati all’Inferno, scoprendo che Dante opera una fondamentale distinzione fra questi peccatori,mettendo in primo piano le qualità umane e intellettuali, il retto agire del singolo dannato di contro alla pena generale per sodomia.

A coronamento dell'opera vi è una intervista al professor Walter Mauro che verte sui rapporti di amicizia che il Sommo Poeta ebbe con Carlo Martello.

 

BREVE BIOGRAFIA DEL PROFESSOR ALDO ONORATI

Aldo Onorati si è laureato in Lettere all’ Università di Roma con Giorgio Petrocchi. Fin dal 1965, VII centenario della nascita di Dante, tiene conferenze in Italia e all’estero sulla Divina Commedia.

Ha insegnato Lettere nelle scuole medie superiori e Metrica Italiana.

Giornalista (ha scritto su L’Osservatore Romano, Avvenire, Il Popolo, Giornale d’Italia etc.), direttore editoriale, ha collaborato alla Rai-Tv, Dipartimento Scuola-Educazione.

Come saggista ha pubblicato, fra gli altri: "Spunti critici" – "La crisi culturale del Novecento" – "Il crepuscolo del Novecento" – "Dante,Petrarca, Boccaccio Boiardo e Ariosto"- "Virginio Cesarini, Galileo, i Lincei e la Roma di Urbano VIII". È tradotto in molte lingue.

 

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Tratto dalla prefazione all’opera

 

Dante, gli omosessuali e l’anima laica del “ghibellin fuggiasco”.

 

Così è cresciuta la grande intuizione di Aldo Onorati ragionata in pubblico e motivata in un saggio critico

 

L’AMORE CHE OSA DIRE IL SUO NOME

 

di DANIELE PRIORI

 

 

(…) Una lectura Dantis impensabile ai più, dunque, questa di Onorati. Soprattutto, va detto, per l’ imperante peso avuto nei secoli dalla critica cattolica che, una volta riabilitata dalle sentenze oscurantiste del Sant’Uffizio, quasi per diritto divino (non ci pare un’eresia visto l’argomento tra il mondano e l’oltremondano) ne ha detenuto il monopolio, talora stravolgendone il significato vero.

Ora, tuttavia, secondo il professor Aldo Onorati, il cattolico fervente ed edonista convinto, il narratore contadino degli ominidi e il raffinato intellettuale, appassionato nel colloquiare con Pasolini, Carlo Levi, Dario Bellezza, Alberto Moravia e Domenico Rea ha inteso, evidentemente, con la sensibilità di letterato e uomo di mondo che gli appartiene, in quanto testimone e attento osservatore dei mutamenti della società, che la stagione è matura per spingere sull’acceleratore e affermare, addirittura direttamente dalle colonne del gay magazine Babilonia, che Dante, senza se e senza ma, è stato amico dei gay.

Tutto cominciò così, infatti. Con un affondo che, ai più, potrà essere sembrato spericolato e una passione per le lettere, per Dante ma, di più, per ciò che deve essere detto una volta per tutte.

Protagonisti dell’intuizione Dante e il suo maestro di morale, bada bene, mi faceva notare Aldo, di mo-ra-le: Brunetto Latini, del quale l’Alighieri conosceva l’orientamento sessuale.

 “Fa molto scalpore – dichiarava così il professor Onorati alla rivista “Babilonia” nel marzo 2007 -  l’incontro tra maestro (Brunetto) e allievo (Dante), nel girone dei Violenti contro natura fra i quali rientrano i sodomiti. Dante si meraviglia di trovare una tale autorità morale e culturale in quella pena, nella quale, d’altronde, si trovano chierci e litterati grandi e di gran fama. Il Poeta esclama alla vista del suo Maestro: Siete voi qui, ser Brunetto? Si nota un turbamento, un doloroso affetto, un contrasto del sentimento umano di Dante con il castigo divino a quel peccato. Siamo un po’ nell’atmosfera di Paolo e Francesca, condannati a girare rapiti dalla bufera infernale per la loro lussuria ma tanto vicini alla pietà dell’uomo Dante, peccatore e conscio della debolezza umana che lo lega ai due cognati”.

Ecco, dunque, il primo spontaneo e coraggioso confronto tra amori, senza troppa distinzione nelle parole di Onorati così come, parrebbe, nei sentimenti di Dante. Quello adultero e appassionatamente eterosessuale dei due cognati Paolo e Francesca non dissimile dagli amori gay che all’epoca venivano marchiati secondo l’immagine più carnale attraverso cui si potesse rappresentare l’omosessualità, ovvero la sodomia.

Onorati, insomma, senza faziosità né tema di smentita, sottolinea semplicemente quello che Dante aveva scritto chiaramente sette secoli fa: il suo maestro di morale fu un sodomita e Dante non se ne vergognò affatto, anzi, non ritenne quel peccato, per cui pure il giudizio divino collocava nella città dolente, tanto grave di per sé da essere motivo di disonore e disprezzo da parte sua, uomo messaggero di Dio tra gli uomini, e del maestro guida Virgilio che, per inciso, pare fosse a sua volta omosessuale, un particolare però ulteriormente trascurabile se si considera l’epoca classica durante la quale il grande Mantovano visse, allorquando l’omofilia era la prassi, in specie tra filosofi e poeti.

Ma continuiamo a leggere l’anticipazione targata Onorati, grazie alla quale a breve potrete leggere l’intero trattato.

Giunti di fronte a tali considerazioni, dunque, Aldo Onorati non può non annotare che il colloquio riportato tra Dante e Brunetto Latini denota Un’immensa apertura mentale di Dante. Ai suoi tempi, la sodomia era considerata un peccato mortale. Dante non può andare contro la Chiesa né contro la gerarchia delle pene canoniche, d’altronde da lui stesso assunte a parametri assoluti di riferimento. Però, il discepolo, subito dopo l’esclamazione di stupore, passa alle lodi del Maestro, il quale chiama il Poeta figliolo e Dante sottolinea il ruolo di immagine paterna di ser Brunetto. C’è, nel canto, un’infinita ammirazione per il personaggio abbrustolito dalla pioggia di fuoco dell’inferno”.

Dante, dunque, pur non potendo andare contro i dettami, fin troppo chiari al riguardo di Santa Romana Chiesa “esprime tanto amore – proseguiva Onorati su Babilonia -  e tanta venerazione per il Maestro, da porre in secondo piano, in ombra addirittura, il motivo del suo peccato.  Dante dà prova di riconoscenza, oltre che di affetto, verso l’uomo di cui era stato discepolo. Esaminiamo questi versi centrali: ‘Ché ‘n la mente m’è fitta, e or m’accora,/ la cara e buona immagine paterna/ di voi quando nel mondo ad ora ad ora/ m’insegnavate come l’uom s’etterna’. Immagine paterna, quindi riferimento e guida; non solo: buona e cara perché il padre può essere anche dispotico e severo.  Brunetto è un uomo meraviglioso, maestro di vita. Dante gli dà del voi, come a Farinata, Cavalcanti, Beatrice e al trisavolo Cacciaguida. Agli altri dà del tu”.

Dichiarazioni talmente interessanti, quelle di Onorati, che riescono a svestirci del ruolo di studenti in congedo illimitato, antipatizzanti per la versione scolastica e abbrunata di Dante, e ci mettiamo, carte alla mano, a rivedere il canto XV dell’Inferno. Le scoperte, o meglio, le possibili intuizioni che Dante ebbe attorno al mondo omosessuale di allora sono davvero più sorprendenti di quanto si potesse in alcun modo immaginare. (…)


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